Tratto da:

Rosalba's BLOG

Bretagna 2006

Storyboard semiserio tra pettegolezzi,
riflessioni, fatti strani e altro...

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Carnac, 16 Agosto 2006

L'inizio di un viaggio è sempre un momento speciale. Comincia l'avventura, e ci si predispone agli eventi. Chi con rassegnazione, chi con la voglia di buttarvisi a capofitto, a seconda del carattere. Tra noi del LabGraal ci sono tutte e due le categorie. Io appartengo decisamene alla seconda. Faccio parte di quella schiera di persone che non tornerebbero mai a casa, e quando tornano restano incazzate per una settimana. Altri del Lab, non faccio nomi, quando partono si portano dietro una mattonella di casa loro per ricordo. Non ho mai capito quelli che non vedono l'ora di tornare a casa. Non fosse altro che per l'associazione "ritorno a casa=lavori da sbrigare e centinaia di problemi da risolvere". Come dire: ti sei divertito? e adesso soffri, bastardo.
Non parto mai a cuor leggero. La mia variegata famiglia si premura sempre di lasciarmi qualche cordino emotivo che non mi faccia perdere l'attenzione verso chi lascio temporaneamente. Michelle ad esempio, che di solito si fa gli stracavolacci suoi, non mi ha mollato per due giorni di fila e quando l'ho salutata mi ha guardato con uno sguardo talmente colmo di rimprovero che mi sono sentita una disgraziata.
Partire per la Bretagna, per giunta con la consapevolezza di essere gli attesi ospiti di un Fest-Noz, è a dir poco esaltante.
Negli anni il legame con i nostri amici Bretoni si è fatto sempre più forte. Condividiamo gli stessi intenti, abbiamo lo stesso cuore nativo e lottiamo insieme per la difesa del loro luogo sacro: il sito megalitico di Carnac. Un posto che noi amiamo profondamente e che è stato testimone di tanti nostri momenti particolari e significativi.
Quest'anno, com'era già successo nel 2004, noi del LabGraal saremo gli ospiti principali di un Fest-Noz, un grande onore per noi perché sappiamo che di solito ai Fest-Noz partecipano solo musicisti rigorosamente bretoni.
Suoneremo tra i Menhirs del Kermario e dedicheremo il concerto alla liberazione del sito, recintato dal 1990 per via di un contestatissimo provvedimento governativo.
Un viaggio in Bretagna è sempre un evento che segna e tocca corde sottili. Sono molto legata a questa terra perché ha scandito delle tappe salienti della mia vita e del mio percorso alla ricerca del Graal. Ora succede addirittura l'impensabile: a questo magico itinerario si unisce anche un percorso musicale. Scopriamo con gioia e sorpresa che la Bretagna ama il LabGraal, così come il LabGraal ama la Bretagna. Che cosa si può volere di più?
Le nostre casette bretoni di ardesia, dietro Avenue Des Druides, sono un amore. Il tempo è molto "bretone", il sole e il vento si sono alternati per tutto il giorno a improvvisi scrosci di pioggia che battevano romanticamente sui lucernari delle nostre mansarde. Ora dagli stessi lucernari si intravede un magnifico cielo stellato.
Il "nostro" Fest-Noz di sabato prossimo è pubblicizzato dappertutto, con il nome del LabGraal in primo piano. "Nos Amis Italiens reviennent pour un concert exceptionel !!!" hanno scritto.
C'è aria di attesa. C'è chi si prepara. Sappiamo che il vasto movimento del "LabGraal Fans Club" si sta organizzando e sabato arriveranno da tutte le parti.
"Dans la vallée de Dana on peut entendre les échos... Dans la vallée de Dana des chants de guerre près des tombeau..."

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Carnac, 18 Agosto 2006

"Chez Mary" è la crépérie dove fanno le crépes più buone del mondo. Ieri sera a Carnac, proprio vicino a "Chez Mary", c'era un mercatino notturno di prodotti bretoni, e alcuni suonatori con organetto e bombarda hanno improvvisato un concerto sotto un portico (pioveva a dirotto), con le loro musiche struggenti, mentre i passanti sotto la pioggia li seguivano con una laridé (una danza tradizionale collettiva). Tutto ciò è molto bretone e ci fa sentire a casa.
Oggi il tempo, dopo le piogge dei giorni scorsi, sembra cominciare a prepararsi per noi (ma per carità non diciamo niente per scaramanzia!).
Anche noi ci prepariamo: stasera cenetta a casa dei Boys e poi prova generale.
I giornali locali parlano tutti quanti del "concert exceptionel du LabGraal". Su Ouest France, grande foto a colori del Lab. A questo punto dovremo essere davvero exceptionels per rispondere alle aspettative ed evitare che ci tirino dietro qualche menhir... si sa che i bretoni hanno un caratterino piuttosto pepato.

Carnac è un posto molto particolare. Potrei venirci per mille anni senza stancarmi. Per me e Giancarlo è una tappa ricorrente nel nostro peregrinare tra i luoghi e le tradizioni dei Popoli naturali. Un posto dove sostare, ritemprarsi, fare il pieno di cultura nativo-europea, scambiare esperienze con altri Nativi europei che hanno la consapevolezza di non volersi mescolare con la cultura della società maggioritaria.
Per la verità siamo stati parecchi anni senza tornarci, dopo che il governo francese aveva deciso di recintare i menhirs per un progetto scellerato di sfruttamento economico del sito. Ci faceva tristezza vedere imprigionato quel luogo sacro millenario e assistere all'umiliazione dei Nativi di Bretagna che non potevano più accedere al loro massimo luogo spirituale.
Poi un richiamo irresistibile ci ha indotti a ritornare, a non rassegnarci e a tentare di fare qualcosa per non rimanere passivi davanti ad un sopruso.
Siamo tornati a Carnac nel 2002, abbiamo preso contatto con Céline Mary, presidente di Menhirs Libres, l'organizzazione che ha condotto per tutti questi anni la protesta contro il provvedimento, e da allora è stato un crescendo di esperienze a contatto con i nostri fratelli Bretoni.
Non poteva essere diversamente. Era destino che ci intendessimo: parliamo la stessa lingua, viviamo gli stessi problemi, lo stesso disagio verso una società disegnata dalle grandi religioni che tende ad annientare le culture dei popoli autoctoni, anche noi come loro ci sentiamo "différents".
Non so se per vie politiche o per vie sottili, sta di fatto che la nostra liaison ha prodotto un cambiamento radicale di situazione. In coincidenza con la discesa in campo della Ecospirituality Foundation nella lotta per i Menhirs, qualcosa di fondamentale è successo: dopo 12 anni di lotta finalmente il governo francese nel dicembre 2002 ha annullato il progetto tanto discusso.
Ma i Menhirs sono tuttora in gabbia, ed è per questo che la nostra lotta al fianco dei Bretoni continua. "Ce n'est qu'un debut, continue le combat".

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Carnac, 20 Agosto 2006

Quello che è successo ieri rimarrà per sempre impresso indelebilmente nella memoria storica del LabGraal e nella mia memoria personale.
Potremmo anche andare a suonare al Madison Square Garden, ma niente sarà comparabile in fatto di emozione con quello che abbiamo vissuto ieri sera.
Non ci saremmo mai e poi mai aspettati di trovarci a suonare qui in Bretagna davanti ad un pubblico di parecchie migliaia di persone, completamente in delirio per noi!
E non ad un Fest-Noz qualunque, ma al Fest-Noz organizzato dalla Comunità tradizionale Menhirs Libres, in una grande radura in mezzo ad uno dei più importanti siti megalitici della Bretagna, una manifestazione dedicata alla difesa del luogo sacro dei Bretoni.
Ma è successo di più. E' scoppiato un grande amore tra il Lab e i Bretoni. Sapevamo già che ci amavano, ma non pensavamo COSI' tanto.
Nel pezzo di cornamusa finale, quando ho visto tutte le migliaia di persone (la maggior parte Bretoni ma non solo: provenivano da ogni parte d'Europa) in piedi a scandire il tempo con le mani all'unisono, che ci fissavano con sguardo fiero e appassionato, confesso che mi sono commossa e ho dovuto ricacciare indietro le lacrime.
E quando ho concluso gridando "Menhirs libres!" e tutti si sono messi a urlare a squarciagola, per un attimo ho creduto che sarebbero tutti corsi ad abbattere le griglie che ingabbiano i menhirs, tanto erano carichi di esaltazione.
In realtà la pelle d'oca mi è venuta da subito, quando abbiamo visto che sul palco sventolava la nostra bandiera delle terre celtiche del Piemonte, insieme a quella bretone. Siamo saliti sul palco ed abbiamo iniziato con gli ultimi raggi di sole che illuminavano i Menhir e il cielo miracolosamente sereno, con le nuvole di Bretagna che si rincorrevano.
Forse per altri gruppi di musica celtica suonare in Bretagna può sembrare una cosa normale. Per noi no, non è normale. Rappresenta il risultato di lungo percorso di ricerca, iniziato proprio qui; simbolicamente è il glorioso epilogo di un viaggio iniziato tanti anni fa.
La Bretagna, e Carnac in particolare, è stata testimone dei momenti salienti del nostro gruppo e dei passi storici della Ecospirituality Foundation. Questa terra ci ha visti crescere, ci ha ispirato intuizioni musicali e poetiche.
Io e Giancarlo qui in Bretagna, a contatto con le tradizioni locali, abbiamo vissuto eperienze particolari e fondamentali per il nostro cammino.
Fare un concerto qui, e non un normale concerto ma una manifestazione ideologica in favore dei Nativi europei, è stato il coronamento di un sogno.
La giornata era iniziata sotto i peggiori auspici. Mi ha svegliato la pioggia a dirotto che batteva sul lucernario e questa volta non lo trovavo per nulla romantico. Mi ha svegliato del tutto Andrea che batteva furiosamente alla porta per annunciarmi con aria funebre che Antonio (il sound engineer) aveva perso l'aereo. Al ché ho capito che il giorno era iniziato male e sarebbe proseguito tutto in salita.
Per un po' abbiamo cercato di lottare contro la sfiga. Attaccati a due computer e tre cellulari abbiamo cercato aerei che non c'erano e TGV a orari impossibili. Poi ci siamo arresi. Ci siamo detti: sarà quel che sarà, ready fo the storm. E da lì tutto è cambiato. Ha smesso di piovere e contrariamente a tutte le catastrofiche previsioni metereologiche è uscito un sole magnifico; Céline ci ha trovato un ottimo fonico; le nostre extrasistole si sono calmate.
Quando la bagpipe di Luca ha dato il via al concerto ho capito che tutto sarebbe andato nel migliore dei modi: la magia era iniziata.
Non mi sarei però aspettata quello che è successo dopo. Non solo abbiamo avuto l'onore di aprire un Fest-Noz, ma abbiamo condotto la serata in qualità di ospiti principali, con un concerto diviso in due performances di un'ora ciascuna.
Quando abbiamo iniziato la seconda parte con Tri Martolod non potevamo credere ai nostri occhi vedendo i Bretoni in grandi cerchi che danzavano i loro balli tradizionali al suono della nostra musica. Il gruppo Triskel, che ci seguiva anche questa volta, si è inserito naturalmente insieme ai danzatori Bretoni ed ha guidato le danze. Non siamo Bretoni ma ci hanno accettato naturalmente come parte della loro gente, membri della loro comunità.
Al punto che anche la poesia Dreaming, letta da Giancarlo in francese, è stata capita, apprezzata ed applauditissima, nonostante il clima festaiolo del Fest-Noz che solitamente non prevede momenti intimisti.
Anche con i Bretoni, come già con gli aborigeni, si è verificato un gemellaggio spirituale: ci siamo riconosciuti nella stessa esperienza.
E quando, alla fine del concerto, Céline ci ha ringraziati pubblicamente dicendo: "Ringraziamo i nostri amici italiani-Celti" tutti sono scoppiati in grida di esultazione. Avevano capito che eravamo la stessa cosa.
Ieri sera è successo qualcosa che ha coinvolto tutti, sia noi che il pubblico. Qualcosa che probabilmente deve essere ancora capito, ma che ha lasciato in tutti un segno profondo nell'anima.
Dopo il concerto abbiamo scaricato l'adrenalina ballando come pazzi fino all'ultimo, insieme ai nostri amici Bretoni e ai nostri amici, fans e sostenitori arrivati dall'Italia. I nostri clan si sono mescolati naturalmente. Ci siamo calati in un catartico bagno di folla in cui ci siamo sentiti amati e coccolati. Molti hanno sentito l'impulso di dirci semplicemente "Merci".
Mi porterò per sempre nel cuore l'affetto sincero che ci è stato manifestato, un calore vero, un rapporto genuino, semplice, schietto e speciale, così come sono i Bretoni. Così come sono i veri Nativi europei e tutti i Nativi del mondo. Semplici, veri e per questo speciali.

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Carnac, 21 Agosto 2006

The Day After. Il concerto è passato ma siamo ancora sotto l'effetto psichedelico della sostanza stupefacente endogena che si è scatenata nella nostra testa in quella magica serata.
Noi Labs stiamo ancora galleggiando su una piacevole nuvoletta da cui possiamo vedere il mondo dall'alto, ma devo dire che non siamo i soli: tanto per cominciare, i nostri amici e fans venuti qui apposta per assistere al concerto, il giorno dopo sembravano esaltati e flippati quanto noi.
Ma non solo loro: ci capita di girare per le strade di Carnac e dei vari paesini qui intorno, e di essere fermati da persone con lo sguardo sognante, desiderose di comunicarci la gioia che la nostra musica ha suscitato in loro. Ho come la sensazione che chi ha assistito al nostro concerto sia rimasto in qualche modo scioccato.
Oggi il nostro solito baruccio di Carnac sembrava una succursale del LabGraal Fans Club: grosso manifesto del Lab alla parete, tutti ci volevano offrire da bere. L'eco del concerto si è diffuso rapidamente ed è diventato l'evento dell'estate. Non mi stupisce: non si era mai vista tanta gente ad un Fest-Noz, considerando oltretutto che siamo alla fine della stagione. Un gentile signore bretone, che si è rivelato un giornalista di Ouest France, ci ha fatto dichiarazioni d'amore imbarazzanti e ci ha comunicato che gli avevamo regalato "almeno due anni di felicità".
Ma anche se ci godiamo finalmente un po' di relax appagandoci di questa atmosfera nordica, non ci dimentichiamo dei tanti progetti che abbiamo in testa in cui questa terra - e questo viaggio - hanno un ruolo importante.
Il film, ad esempio. Stefano, il nostro regista, ci ha affidato degli incarichi ben precisi. Con quel suo modo di fare mite ci ha fatto capire di non azzardarci a tornare a casa senza alcune riprese fondamentali. Ci sono i menhirs, ci sono i Bretoni, c'è il Lab, abbiamo la telecamera... quale occasione migliore per produrre materiale utile per il nostro film? E così Luca è già all'opera. Lo vediamo fare cose stranissime: correre come un pazzo tra i menhirs con la telecamera accesa, saltellare sulla bici imbracciando la telecamera in preda ad un'improvvisa ispirazione, buttarsi per terra per riprendere qualcosa solo a lui noto.
Nell'intimità di questo mio diario voglio lamentarmi per la fatica che io e Luca dobbiamo fare ogni volta che si tratta di far delle riprese fotografiche o video al LabGraal. Se dobbiamo trovarci per fare qualsiasi cavolata non c'è nessun problema, ma un set video-fotografico è una tragedia. La prima impresa è l'abbigliamento: se non si sta attenti c'è sempre qualcuno a cui scappano la maglietta alla marinara o le scarpe gialle o i calzini spaiati. Risposta alle mie urla di sdegno: "ma chi vuoi che guardi i calzini?". Poi è il momento di radunarci: altra impresa impossibile. Tutti che scappano da tutte le parti. E siamo solo in cinque! Guai se fossimo la Filarmonica di Vienna... Per il precedente servizio fotografico all'aperto li ho attirati con un vassoio colmo di tramezzini, altrimenti non sarei riuscita a radunarli. Ultimo scoglio: la posa. Sembra che fare le corna o le boccacce sia una tentazione irresistibile. Ingaggiamo seri professionisti per farci fotografare mentre ci facciamo le corna l'un l'altro. Mentre ero lì con aria ieratica a farmi riprendere tra i menhir dovevo concentrarmi sul pensiero di tutti i parenti morti per evitare di scoppiare a ridere mentre i miei compagni si esibivano nei numeri più comici alle spalle del nostro fotografo. C'è anche chi (non faccio nomi) davanti a una macchina fotografica sente prepotente il bisogno di esibirsi nella performance dell'imitazione del coniglio.
E' successo anche domenica, e c'è voluta tutta la pazienza di Giuseppe (che ci riprendeva con la sua super-accessoriata fotocamera digitale Canon EOS 30D) per sopportarci.

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Carnac, 23 agosto 2006

Gli echi del concerto continuano. I giornali parlano di noi: "Trionfo del LabGraal", "Il LabGraal scalda la scena", "L'incontestabile trionfo del LabGraal".
Noi ci godiamo questo momento di gloria ma siamo già proiettati sulla realizzazione delle riprese per il film, altro obiettivo di questo viaggio. Il "girato" che stiamo preparando per Stefano, il nostro regista, riflette il nostro modo di viverci la Bretagna. Questo posto induce a lasciarsi andare ad una piacevole mollezza e a godersi semplicemente l'atmosfera, senza far nulla di particolare. Del resto, ad ogni angolo un richiamo fortissimo induce a fermarsi e ad assaporare la magia del luogo.
In una maniera molto diversa, anche qui, come in Australia, la storia è scritta sulle pietre, sulla terra e sull'acqua... basta fermarsi ad ascoltare... e può capitare di vivere una Visione.
Céline ci ha messi al corrente degli ultimissimi sviluppi ed abbiamo appreso con nostra grande gioia che la battaglia per i Menhirs sta finalmente ottenendo dei risultati. Dopo la prima vittoria del 2002, quando il governo aveva annullato il famigerato progetto, ora le autorità hanno dichiarato pubblicamente di voler accettare tutte le richieste di Menhirs Libres: innanzi tutto la liberazione dei Menhirs, quindi l'iscrizione del sito all'UNESCO in quanto patrimonio dell'umanità, e tutta una serie di altri punti come la costruzione di camminamenti pedonali etc. "Tutte le richieste che voi ci avete suggerito", ha detto Céline. Lei è convinta (e un po' lo siamo anche noi) che il nostro aiuto sia stato determinante: l'aver portato il caso ad una visibilità internazionale ha dato una svolta alla situazione. Finchè rimaneva una questione regionale, le chances di vittoria erano pochissime.
Ma Céline è anche convinta che occorra essere "très vigilants" per non cadere in qualche tranello. Il loro movimento ne ha già visti troppi di tranelli. Hanno passato momenti duri, in cui hanno visto persone che si sono lasciate corrompere, e altre schifezze come ne vediamo succedere in tutte le battaglie che sosteniamo, da quella degli Apache per la loro montagna sacra alle lotte degli aborigeni per i loro diritti spirituali.
Girando per Carnac e parlando con gli abitanti, ho avuto la netta sensazione che davvero stia finalmente cambiando qualcosa. Ora anche i più tiepidi sono convinti che siamo ad un passo dal successo totale. Tutti si sentono parte di questa lotta e come sempre succede in questi casi, ora che le prospettive di vittoria si fanno più concrete, tutti se ne prendono i meriti. Va benissimo così. Céline e i suoi volevano proprio questo: una insurrezione generale contro un provvedimento ingiusto, non importa a chi vada il merito.
L'esaltazione delle migliaia di persone al nostro concerto non era dovuta solo alla musica, anche se già questa poteva bastare. Era per la battaglia che stiamo conducendo insieme, e che noi con il concerto catalizzavamo. E' stato un raduno per tutti coloro che lottano per i loro diritti spirituali e per il loro luogo sacro, un momento speciale in cui si celebrava l'identità di appartenenza. Quello che può essere esaltante per noi è che sia stato scelto proprio il nostro concerto per la loro massima celebrazione dell'anno: infatti quello che si dice a Carnac in questi giorni è che non si è mai vista così tanta gente ad un Fest-Noz, soprattutto gente del posto, più che turisti.
Sarà un'impressione, ma è come se molti avessero ritrovato forza per la propria identità. Lo si respira nell'aria, nelle danze e nella musica che nascono spontanee ad ogni occasione in qualsiasi angolo del paese. Ballare le danze bretoni per mostrare la propria identità e il proprio senso di appartenenza.
A posteriori, sentendo i commenti di Céline e degli abitanti, viene da pensare che il nostro concerto sia stato colto come un catalizzatore della battaglia, e che tutti abbiano sentito il forte richiamo a celebrare l'evento. Un elemento in più per dare forza al movimento di liberazione dei Menhir e alla lotta per i diritti spirituali dei Nativi europei.

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Carnac, 24 agosto 2006

Céline è una donna eccezionale. Riservata, semplice, timida, eppure è l'anima e il perno di tutto il movimento che da 15 anni sta lottando per la difesa del luogo sacro dei Bretoni. Ci racconta che i Menhirs sono sacri e tutto il luogo è magico per la sua gente.
Ci parla della sua tradizione, della necessità di conservare per le generazioni future le conoscenze ricevute dagli Antenati.
Visto con gli occhi della cultura maggioritaria può sembrare incredibile che questa tranquilla signora bretone spenda tutta la sua vita per difendere delle inutili pietre. E che sia seguita da centinaia di persone, intere famiglie di bretoni, dai ragazzi ai membri anziani, con il suo stesso accanimento. E' stata in prigione per questo, ha avuto pesanti sanzioni dallo stato. Due anni fa ha subito il colpo più duro quando è morto Guy Mary, suo marito e conduttore principale della protesta. Lei sostiene che la sua morte è stata causata dallo stress di tutti questi anni. Eppure neanche allora si è persa d'animo. Ha preso su di sé tutto l'impegno e ha fatto in modo che tutto continuasse come se Guy fosse sempre presente. C'è un modo particolare di affrontare queste perdite, che ho visto solo tra i Popoli naturali. Senza piangersi addosso. Senza la morale di dover esibire il proprio dolore. Ma facendosi forza nella comune identità e con la risata e l'allegria. Con le comuni imprese.
Eugène Riguidel, vice presidente di Menhirs Libres, è un navigatore bretone molto noto in Francia per le sue competizioni sportive ma soprattutto per le sue battaglie. La più recente l'ha condotta a fianco di Greenpeace: ha sbarrato la strada ad una nave americana carica di plutonio nelle acque francesi, e per questo gli hanno sequestrato la barca ed è stato emesso un procedimento contro di lui. Eugène si è ritirato dalle gare nautiche perché sostiene di voler essere libero, di non essere interessato al denaro e soprattutto di non sopportare i media.
Ci ha raccontato la storia dei siti megalitici vista dalla sua tradizione. Una storia antica, molto precedente ai Celti gallo-romani, in cui i megaliti venivano usati per terapeutica, come riferimento spirituale e per celebrazioni collettive. Ancora oggi vengono usati in questo modo dai popoli indigeni del posto. Eugène ci ha raccontato i suoi metodi terapeutici e ci ha confidato che i megaliti "si prendono cura di lui". Sono stati eretti in luoghi particolari, siti dove le grandi pietre possono amplificare le forze telluriche e magnetiche della Terra.
E' evidente il legame che esiste tra le tradizioni dei Nativi europei di tutto il continente con quelle dei Nativi di tutto il mondo. E'inevitabile il feeling che si crea, immediato, spontaneo. Come naufraghi sullo stesso pianeta ostile.
Eugène e Céline si sono entusiasmati per il progetto del film sui Popoli naturali ed hanno accettato di partecipare. L'intervista è stata appassionante, pur se con la pioggia a dirotto. Ma essere lì con loro tra i Menhirs al tramonto, sotto la pioggia di Bretagna, sentire le loro storie, storie di Nativi che lottano per la sopravvivenza della loro identità, è stato a dir poco magico.
Dopo l'intervista ci siamo riparati dalla pioggia a casa di Céline dove ci ha foraggiati con le sue favolose crèpes e con uno spettacolare "Champagne de Bretagne", ovvero il cidro. Abbiamo cenato insieme nella sua casetta bretone con vista sui Menhirs, parlando dei progetti comuni ed ascoltando i racconti e gli aneddoti della sua lotta. Un momento senza tempo, in un posto senza tempo.
Viandanti del Graal che si rinfrancavano nella compagnia reciproca, a contatto con un posto magico, al riparo nella loro fortezza, prima di ripartire per la prosecuzione del cammino.

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Carnac, 26 agosto 2006

Luca sta prendendo molto sul serio il lavoro che Stefano gli ha commissionato per la realizzazione del film.
Per le riprese ci fa fare le cose più strane. Ci fa arrampicare sulle rocce e stare in bilico su scogli protesi sul mare, allestisce set cinematografici nei luoghi più impervi, ci fa camminare avanti e indietro correndoci intorno con la telecamera. Noi lo guardiamo come si guarda un pazzo e tacitamente decidiamo che è più prudente non contraddir
lo. Continuia
mo a farci riprendere in tutti gli anfratti possibili con il sottofondo degli sbuffi di Giancarlo.
Nel mitico scenario della Cote Sauvage, un mix di Nuova Zelanda, Scozia e Irlanda, Giancarlo ha improvvisato un concerto al flauto per le riprese del film. E' stato un momento magico: il vento portava le note lontano e la gente si fermava ad ascoltare incantata.
Ma anche se la nostra attenzione in questi giorni va alle riprese, non si riesce a fare a meno di avvertire la Terra sotto di noi che manda i suoi messaggi. In certi luoghi, come questo, è più facile avvertire il richiamo di Gaia, e quando questo avviene, è sconvolgente. Non mi stupisce che molte persone decidano di prendere qui la residenza: è un luogo speciale, si fa amare, dà un senso di benessere.
Secondo la tradizione dei Nativi europei, i templi megalitici sono stati eretti in luoghi particolari, su centri energetici del pianeta. Dove la Terra sprigiona quelli che i Nativi americani chiamano Vortex, vortici di energia. I Menirs fungerebbero da catalizzatori di tale energia, pronta per essere usata e indirizzata a scopi terapeutici dai conoscitori della tradizione.
E' quello che fanno coloro che hanno conservato queste conoscenze antiche, come i nostri amici Bretoni e tutte quelle culture autoctone che non si sono lasciate assimilare dalle grandi religioni.
In questi territori c'è un basso tasso di malattie e di mortalità, così come succede in altri luoghi magici del pianeta, a contatto con la cultura megalitica. Sarà un caso?
Anche in Piemonte abbiamo luoghi con le stesse caratteri
stiche, ma c'è ancora un grosso lavoro da fare per dare un giusto risalto alle tradizioni celtiche del Nord Italia, anche se non hanno niente da invidiare a quelle scozzesi, irlandesi, bretoni.
Ma ci stiamo lavorando.
Intanto, visto che i percorsi del nostro viaggio perpetuo, della nostra eterna ricerca, ci hanno portato ancora una volta qui, ci godiamo il contatto con questa terra magica e dialoghiamo con essa.

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Carnac, 27 agosto 2006

I Tri Yann sono uno dei miei gruppi bretoni preferiti. In scena da circa 25 anni, portano avanti la bandiera della tradizione musicale e dell'identità bretone. Hanno inciso "La decouverte ou l'ignorance", una canzone toccante e emblematica che dice: "Non conosco la lingua bretone, eppure mi sento Bretone. Di razza pura. Ma che cosa vuol dire essere Bretone? Separatista? Autonomista? Regionalista? Si e no. Diverso"
I Tri Yann si esibivano in concerto l'altra sera nel parco di La Trinité, un paesino qui vicino, e noi non potevamo mancare. Abbiamo così assistito una volta di più alla coesione del popolo bretone che non perde occasione per affermare la sua identità. Il pubblico presente era formato da gente di ogni generazione, e tutti quanti erano uniti dal comune sentire, dalle canzoni tradizionali che tutti conoscevano alla perfezione, dalle bandiere bretoni che sventolavano. Una manifestazione dell'identità di un Popolo che non esiste. Di una Terra che non c'è.
Una volta ancora, la dimostrazione lampante dell'esistenza dei Nativi europei.
I Bretoni usano la musica e la danza come una bandiera. Molti Popoli naturali, privati delle loro tradizioni e dei loro luoghi sacri, hanno conservato attraverso la musica e la danza la loro identità. I Bretoni usano le loro tradizioni musicali come manifestazione di appartenenza ad un popolo.
I Fest-Noz sono i loro ritrovi, aperti a tutti per via della naturale ospitalità bretone, ma essenzialmente organizzati per loro. Ogni sabato e domenica, nel corso di tutto l'anno, i Fest-Noz si rincorrono da un paesino all'altro e gli abitanti del posto si radunano per tacito accordo e con il tam tam naturale di chi è abituato a comunicare attraverso la collettività.
L'ultimo Fest-Noz era organizzato in una buissima radura nel cuore del Morbihan: dopo un percorso tortuoso e deserto, in mezzo alla più completa oscurità e sotto un incredibile cielo stellato, improvvisamente compariva una grande radura illuminata, con diverse centinaia di persone che ballavano in grandi cerchi concentrici. L'allegria pulita, sana, di quelle persone di ogni generazione che ballavano insieme all'unisono, in Italia l'ho vista, molto immodestamente, solo in occasione delle feste organizzate da noi.
Ma i Fest-Noz non sono l'unica occasione di ascoltare eccellente musica bretone: può capitare per strada, o nelle Brasserie, come è successo a noi per caso, dove in una Crépérie di Quiberon abbiamo avuto la fortuna di essere allietati da un duo che con strumenti antichi ha eseguito magistralmente alcune famose canzoni tradizionali del repertorio bretone.

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Carnac, 28 agosto 2006

I Boys sono partiti. Io e il mio fidanzato storico ci siamo presi ancora qualche giorno di vacanza. Ma sappiamo già che gli impegni ci seguiranno fino all'ultimo: ogni giorno nascono nuove idee e occasioni di incontro.
I nostri amici ci allettano con le galettes per incontrarci e sfruttare il tempo che ci rimane da stare qui. Oggi abbiamo avuto un incontro-fiume con i membri dello staff di Menhirs Libres, in cui abbiamo messo a punto la continuazione della strategia di lotta. Ormai la nostra intesa trascende la lotta per i Menirs liberi e si parla chiaramente della difesa delle tradizioni dei Popoli naturali.
Il nostro libro, "I Popoli naturali e l'Ecopiritualità", con l'aggiunta del nuovo capitolo sul caso dei Menhir di Carnac, è stato preso da Menhirs Libres come base di lavoro comune per le prospettive future. Ci siamo intesi sulla necessittà di creare una liaison tra Popoli indigeni che noi sosteniamo, tutti quanti legati dalla comune necessità di difendere le loro tradizioni e i propri luoghi sacri.
Céline e i suoi sono entusiasti all'idea di operare insieme con gli altri Popoli naturali per i comuni obiettivi. Eugène ha addirittura proposto di disegnare sulla vela della sua barca i simboli dei cinque casi che la Ecospirituality Foundation rappresenta, per poterli esibire nei suoi viaggi.
Jean-Claude, segretario di Menhirs Libres, in una mail che ci ha scritto dopo esserci incontrati, ha così sintetizzato l'incontro: "Siamo contenti e esultanti per questo incontro di Popoli naturali. Grazie per l'occasione che ci date. Parteciperemo attivamente alla costruzione di questo progetto, sotto l'egida della Ecospirituality Foundation."
Come sempre succede in questi incontri, gli aneddoti, i confronti e i racconti si mescolano al lavoro. Ci hanno raccontato, con la tipica mimica esilarante dei bretoni, dei loro recenti incontri-scontri con le autorità e con i media di regime. Ci hanno dato un quadro dei retroscena esistenti dietro alle dichiarazioni degli enti locali e governativi. Inevitabilmente ci siamo ritrovati a confrontarci sul significato dei nostri reciproci luoghi sacri, sul loro utilizzo terapeutico e spirituale. Ci siamo confrontati sulla terapeutica tradizionale dei Popoli naturali e sui simboli comuni. Con mia grande gioia (ma è stata solo una conferma) ci siamo trovati dalla stessa parte della barricata e con la stessa passione riguardo al problema della tutela degli animali. Quando ho toccato questo tema è stato come rompere una diga, e ora con Jean-Claude ci scambiamo via mail le foto dei nostri amatissimi gatti. Ringrazio Jean-Claude anche per questa bella immagine in movimento.
Non è stata una sorpresa, basta vedere come sono liberi e rilassati tutti i cani e i gatti che incontriamo qui.
Christian ci ha infine raccontato il grande eco che è seguito al nostro concerto. I nostri CD vanno a ruba, compreso Dreaming, quello meno "celtico". Ormai la nostra musica la incontriamo dappertutto: è il sottofondo fisso della boutique celtica di Céline, una delle più fornite e frequentate di Bretagna. E' ora anche il sottofondo continuo del nostro baruccio di Carnac, diventato un LabGraal Fans Club.
Inevitabilmente, anche se un po' timidamente, i nostri amici di Menhirs Libres ci chiedono altre performances musicali, in date di nostra scelta. Vedremo. Di certo torneremo, questo è già scritto nel nostro futuro.

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Carnac, 29 Agosto 2006

Carnac non finisce mai di sorprenderci. Quando pensiamo di conoscerne ogni anfratto, dopo tanti anni che frequentiamo il luogo, ecco che scopriamo qualche posto nuovo e magico, lì a portata di mano, che attendeva solo di essere scoperto.
A fianco degli itinerari turistici esistono posti non pubblicizzati e per fortuna non molto frequentati, che hanno una forza e un impatto pazzeschi. Tumulus antichissimi, di natura e provenienza ignota. File di menhirs e dolmen di cui nessuno ne conosce le origini, i costruttori e le tecniche usate, contrariamente a quanto vogliono farci credere gli impiegati statali del posto con la loro scandalosa opera di disinformazione che con accanimento stanno conducendo capillarmente.
Distribuiscono volantini e depliants in cui spiegano tutto, organizzano tour guidati in cui rivelano tutti i segreti del megalitismo. Patetici. Intere generazioni verranno informate con dati fasulli e riempite di conoscenze assolutamente inventate.
Ho incontrato mamme che spiegavano in buona fede ai loro figli le tecniche con cui sono stati eretti i megaliti e la necessità delle griglie per preservarli. Ogni volta ho dato loro i dati di cui ero in possesso. Ma è una lotta impari: i ragazzini nati dopo il 1992 non hanno mai visto i Menhirs liberi, e questo è triste e ingiusto; ma è ancora più grave la disinformazione a cui vengono sottopposti.
Al di là delle spiegazioni dei funzionari di regime, che tendono a banalizzare il luogo, il fascino dei Menhir e dei megaliti di Carnac rimane nonostante tutto intatto. Ci sono posti incantati che sembrano porte dimensionali.
Céline ci ha indicato posti poco frequentati dai turisti, ma di certo frequentati dai "locali", visto che in uno di questi posti incantati abbiamo trovato tracce dei resti di un grande falò.
Con l'atteggiamento adatto, nel silenzio, possono succedere cose sorprendenti. Come l'esperienza che mi è successa con un Menhir che si trova proprio davanti ad un tumulus, il più antico (risale a più di 7.000 anni fa) e meglio conservato dell'intera regione. Tutta la zona è particolare, perfino la piccola crèperie nascosta in mezzo al bosco. E' un luogo che sembra abitato da creature dell'aldilà, frequentato forse dai druidi del posto. Che sia frequentato da qualche comunità locale lo fanno pensare la grande pulizia (non c'è ombra di cartacce o spazzatura come invece purtroppo accade in molti altri luoghi lì intorno) e i "pegni" che troviamo sul cammino: foulards e oggetti personali lasciati in pegno a qualche divinità del posto, usanza comune nei paesi celtici.
Istintivamente ho appoggiato le mani sul Menhir e ho rivolto un pensiero ad una creatura assistita da SOS Gaia, in difficoltà. Avevo gli occhi aperti, guardavo il Menhir. Dopo poco la vista si è sfocata naturalmente ed ho guardato attraverso il Menhir come se fosse un quadro 3D. E' a quel punto che è successo "qualcosa" di stranissimo. Il Menhir sembrava una porta di passaggio verso un'altra dimensione, una serie di volti non umani si sono affacciati curiosi a guardarmi. Non so quanto sia rimasta lì in quella situazione, ma quello che mi porto dentro di quell'esperienza è un senso di pace infinita.
Forse ho solo sognato, ma come dice il nostro amico Eugène Riguidel, i Menhirs inducono ad essere toccati, vogliono comunicarci qualcosa. Provate a mettere le mani su un Menhir, e ad ascoltare quello che ha da dirvi. Potreste rimanere sorpresi.

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Carnac, 1 Settembre 2006

Quando sono in viaggio, dopo qualche tempo che manco da casa iniziano ad arrivarmi messaggi di richiamo dai miei gatti, o attraverso i sogni o tramite qualche loro collega locale.
Questa volta il richiamo è massiccio: si sono alleati con i gatti bretoni per fare in modo che non mi dimentichi di loro.
Oltre alla visita quotidiana del gattone nero che abita di fronte a me, e che mi racconta un sacco di cose in bretone, ho potuto fare una vera full-immersion nella vita e nelle abitudini dei gatti locali. I gatti bretoni mi ricordano un po' quelli delle Highlands scozzesi: pelo fittissimo per contrastare il freddo inverno, stazza robusta da gente di mare. E non se la passano proprio niente male, almeno non quelli che ho conosciuto.
Jean-Claude ha placato un po' la mia astinenza da quadrupedi facendomi conoscere la sua famiglia, formata da due umani e SEDICI gatti di ogni colore e dimensione. Simpaticissimi. Tutti, gatti e umani.
I gattoni che abitano lì, in una casetta bretone quasi da fiaba, e in quel delizioso giardino, fanno una vita da pascià: curati, amati, accuditi e soprattutto, rispettati.
Con tutti i progetti che bollono in pentola avevamo molte cose da dirci, a casa di Jean-Claude. Ma come è facile immaginare, molto spazio della nostra conversazione è stato dedicato agli aneddoti sui rispettivi amici con cui coabitiamo. Con storie veramente esilaranti, che solo chi è entrato in sintonia con la psicologia e l'ironia dei gatti può apprezzare. Come ad esempio quella del conoscente di Jean-Claude che non ama i gatti, venuto in visita a casa sua insieme ad altri amici, e quando si è congedato, infilandosi il ky-way si è fatto una doccia perché i simpatici gattoni avevano usato il suo cappuccio come WC, individuandolo tra gli altri giacconi. Oppure il fatto che in casa di Jean-Claude tutti i soprammobili, ma proprio tutti, lampade comprese, sono stati saldamente incollati alle superfici, perché quei farabutti non sopportavano che i soprammobili stessero "sopra" i mobili.
I gattoni di Jean-Claude mi hanno studiata approfonditamente e quando hanno deciso che ero ok, o forse che ero proprio la persona che stavano aspettando, mi hanno accordato la loro fiducia e solo allora mi hanno "passato" i messaggi dei miei gatti in quel modo particolare che solo loro conoscono e che non è possibile tradurre in parole.
Ma in questo viaggio sta succedendo un fatto nuovo: non sono solo i gatti a mandarmi i messaggi nei sogni, ora ci si mettono pure gli uccelli. Ho sempre creduto di avere una sorta di dialogo aperto con loro, ma da un po' di tempo il mio rapporto con il mondo alato si è fatto più intenso. Esattamente dal 9 maggio 2005. (vedere blog).
A volte ho l'impressione di riuscire a dialogare con loro e di riuscire a capirli. E' successo più volte ad esempio che io abbia intercettato una loro richiesta di aiuto e sia riuscita a salvare alcuni piccoli di passerotto dalle grinfie di qualche gatto assassino. Ogni volta che questo accadeva, successivamente i passeri adulti venivano vicino a me, come a ringraziarmi.
Questa volta mi è accaduto di sognare un uccellino in difficoltà, che mi chiedeva aiuto. Era in fin di vita, sembrava avvelenato. Ho subito telefonato a casa per uno strano presentimento. In effetti dopo poco è stato trovato, davanti alla porta di casa, un passerotto purtroppo ormai morto, per via di una grossa zecca che lo aveva evidentemente avvelenato. Nonostante il mio presentimento, non siamo riusciti ad aiutarlo!
In ogni caso, è una coincidenza davvero incredibile. Gli scettici mi prendano pure per pazza. Questo non cambierà di certo i fatti, che si sono svolti così come li ho raccontati.
In Bretagna però, come si suol dire, "non è tutto oro quello che luccica".
Purtroppo anche qui capita di assistere a scene di vita agonizzante a causa di gente insensibile. Ci è capitato di vedere una pianta in fiamme per un atto vandalico di turisti ubriachi, che per fortuna è stata salvata in extremis perchè ha avuto la fortuna di incontrare noi di SOS Gaia che passavamo di lì al momento giusto.
Purtroppo anche qui, come in tutti i Paesi del mondo, c'è la convinzione che i pesci siano materia inanimata, e si assiste ad ogni angolo al terrificante spettacolo dell'agonia delle aragoste, dei granchi, dei gamberi, di tutti quei poveri pesci il cui destino è unicamente quello di fare una fine allucinante per soddisfare i palati di gente insensibile.
Come in un girone dantesco proviamo a sfuggire ogni sera da questo macabro spettacolo ma la stessa scena è lì che ci aspetta ad ogni passo, e non solo nessuno sembra farci caso, ma anzi, tutti guardano soddifatti quella sofferenza in mostra, come fosse esempio di vita sana e civile.
So che non serve comprare tutte le aragoste agonizzanti e liberarle in mare. L'abbiamo già fatto, ma non risolve il problema. Occorre un salto di mentalità. Un progetto su vasta scala.
A parte le nicchie di persone evolute e civilizzate, che hanno maturato una consapevolezza e hanno preso coscienza del problema, la maggior parte della gente del mondo sembra non accorgersi di questa sofferenza. Esistono molte brave persone, sempre pronte ad aiutare il prossimo, che per via di una criminale ipnosi collettiva accettano come normale questo stato di cose.
Leggo su Le Monde: "Noi adoriamo i nostri cani e i nostri gatti domestici, ma il nostro atteggiamento verso gli animali in generale dimostra la nostra insensibilità e la nostra complicità passiva davanti alla loro immensa sofferenza". Un articolo di Science Vie porta un titolo categorico: "Gli uccelli hanno un'intelligenza superiore".
Sono certa che ci sarà un tempo in cui non si mangeranno più animali. E in cui non dovremo più assistere quotidianamente a scene macabre e allucinanti. Purtroppo oggi siamo in piena barbarie, e il lavoro da fare è immenso.

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Carnac, 3 Settembre 2006

In questi ultimi giorni di permanenza in Bretagna gli impegni si moltiplicano e spesso dobbiamo dividerci per riuscire a mantener fede alle promesse.
E' incredibile come questi paesini, in apparenza tranquilli e sonnecchiosi, che a volte sembrano perfino deserti, in realtà nascondano un fermento sociale e culturale che non si ferma mai.
Nell'incontro di oggi siamo venuti a contatto con la realtà dei Cercles Celtiques. Un amico di Carnac, appartenente ad un Cercle Celtique, ci ha invitati ad una festa bretone in un paese del Morbihan e ci ha fatto conoscere il suo gruppo.
I Cercles Celtiques sono gruppi di musica e danza tradizionale, nati anticamente per mantenere viva la tradizione musicale bretone. In pratica, come si conviene nelle tradizioni celtiche, nei momenti bui della tradizione i Druidi e i Bardi locali hanno istituito delle consorterie per mantenere viva, attraverso la musica e la danza, la conoscenza tradizionale.
I nostri amici ci raccontavano la loro grande fatica per mantenere vivi i Cercles Celtiques. Molti di questi sono stati infiltrati da persone che si sono insediate con apparenti intenzioni collaborative, ma sono riuscite a scalzare via i membri anziani e a distruggere i Cerchi. Sempre la stessa storia. Ovunque andiamo incontriamo sempre le stesse forze contrapposte, evoluzione e involuzione. C'è chi lavora per costruire e chi per distruggere.
Ci hanno raccontato che molte persone animate da interessi personali hanno depredato le conoscenze degli anziani per scopi di lucro. I Bretoni sono notoriamente persone generose, gentili, disponibili e ospitali, non trattengono nulla per se stessi. Molti ne hanno approfittato, con il risultato che molti Cerchi tradiziona
li ora non esistono più; altri sono basati unicamente sullo spettacolo a pagamento, ma hanno perso l'anima.
I Cercles Celtiques che resistono sono formati da persone giovani e anziane, senza differenze generazionali. Tra di loro ci sono anche portatori di handicap (persone "diversamente abili", secondo l'attuale definizione politically correct), che si esibiscono insieme agli altri in maniera del tutto naturale, come si usa tra i Popoli nativi. Alla pari. Non si nascondono e non diventano un "caso" sociale, come invece succede nella cultura della società maggioritaria.
Abbiamo così potuto accedere ad un altro interessantissimo pezzettino di storia locale, un altro tassello da aggiungere al mosaico. Ci hanno raccontato la storia dei loro costumi tradizionali, in cui ogni tipo di stoffa e colore ha un preciso significato simbolico. Così come per le danze, anche i costumi contengono un messaggio riferito all'identità della comunità, si potrebbe dire alla loro "bretonità" di cui vanno giustamente fieri.
I nostri amici hanno però tenuto a fare una distinzione: non tutti i Cerchi sono uguali. Ovvero: ci sono i Cerchi tradizionali e quelli che hanno altri scopi, di solito il potere e il denaro.
Dove c'è l'ambizione, il potere e il denaro, non c'è più posto per il "cuore", ci hanno detto. E il "cuore", per loro, è la Tradizione.

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Carnac, 4 Settembre 2006

Quando stiamo per lasciare un posto che ci è particolarmente caro, gli ultimi momenti sono tutta una celebrazione. L'amato baruccio, il ristorantino preferito, la nostra casetta bretone, perfino la bici, compagna di tante escursioni. Salutiamo tutti e tutto, anche le pietre, e mai come in questo caso il termine è stato più appropriato. Dopo aver visto il rapporto che Eugène ha con i Menhirs non mi sento scema ad abbracciarli.
Stamane Carnac mi ha fatto l'ultimo regalo: un concerto per pianoforte tutto per me eseguito magistralmente da un pianista sconosciuto, veramente eccezionale. Qui può accadere per caso di ascoltare musicisti fuoriclasse che suonano da soli, per se stessi. Sono stata richiamata dalla musica, sono entrata in un bar deserto dove un uomo al piano eseguiva la Sonata in Si bemolle minore di Chopin. Suonava il pianoforte in maniera sublime, da brivido. Sorpreso per la mia attenzione, mi ha raccontato che è un autodidatta e che ha sempre suonato solo per sé, ogni volta che gli è capitato di incontrare un pianoforte.
Ma altri regali sono arrivati dai nostri cari amici-fratelli bretoni. Tra questi, un flauto per Giancarlo, un regalo davvero prezioso perché antico, nato da una canna naturale raccolta nel cuore della Bretagna, costruito a mano, con una storia tutta particolare, depositario di chissà quali segreti.
Il tempo sembra prepararsi alla nostra partenza, e mai la Bretagna è stata così magica come oggi, con una insolita nebbia che avvolge i Menhirs e fa sentire in anticipo l'aria di Samain.
Abbiamo salutato i luoghi delle nostre contemplazioni e il Menhir che tanto mi ha aiutato.
Non siamo i soli ad avere i lucicconi agli occhi. Quest'anno abbiamo lasciato un segno particolare, a giudicare dai regali, dai pensierini, dal nostro baruccio che stasera era aperto solo per noi e dalla mousse au chocolat che Odile ha fatto apposta per me.
Il pomeriggio passato con Céline e i suoi alla Pétite Métairie, la grande cascina sede della comunità, è volato tra progetti, racconti, lavori comuni, con Idefix e Merlin, i suoi cani, che ci tenevano d'occhio sospettosi. Christian ci ha dato preziose e interessanti informazioni sulle sue ricerche inerenti ai siti megalitici bretoni con la promessa di una collaborazione alla nostra rivista.
Abbiamo continuato a lavorare intorno al progetto comune in cui convergeranno gli interessi dei Popoli nativi che la Ecospirituality Foundation sostiene, e che ad ogni incontro diviene sempre più concreto.
Questo nuovo viaggio in Bretagna ha segnato un'altra tappa nel nostro lavoro. I regali che questa terra ci ha lasciato sono depositati dentro di noi e matureranno nel tempo. Le grandi pietre ci hanno rivelato un altro pezzettino della loro storia e dei loro segreti.
Anche questa volta torniamo a casa con il paniere pieno di eperienze, progetti, idee, intuizioni. Il nostro lavoro per la difesa delle tradizioni e dei luoghi sacri dei Popoli naturali si accresce di nuovi strumenti.
Qualcuno, nei commenti a questo blog, ha scritto che la rivoluzione vera di questo secolo sarà quella dei Popoli naturali. Lo penso anch'io. Siamo di fronte ad una nuova presa di coscienza, ad un risveglio di consapevolezza dell'identità di quei Popoli che non si riconoscono nelle grandi religioni.
Céline e i suoi ormai parlano chiaramente di Popoli naturali identificandosi in essi, con la chiarezza di chi si colloca in un'area ben precisa. I linguaggi diventano gli stessi.
I nostri amici e fratelli del Camerun, i Nativi del Popolo Bassa, ci scrivono: "Il vostro libro sui Popoli naturali traccia la storia della spiritualità universale e scrive a lettere d'oro l'avvenire delle nostre credenze. Dopo averlo letto è come se avessimo vissuto con i Nativi del mondo intero."
In mezzo ai Menhirs immersi nella nebbia, mentre ero con Céline e gli altri, pensavo che non ci sono più confini tra le terre dei Popoli naturali. Il travaso è ormai continuo, il processo è iniziato e andrà avanti in maniera inesorabile. Potrei essere in Australia o in Arizona, o nell'antica Terra della Rosa. La mia terra è la tua terra, la mia casa è la tua casa, fratello.
Céline e Eugéne me lo hanno detto da sempre: i Menhir appartengono a tutti. Gli aborigeni dicono che la terra non la si possiede perché non appartiene a nessuno. E' lo stesso concetto. Quando i nostri fratelli si incontreranno nella nostra terra arrivando da tutti i continenti, diremo loro la stessa cosa: questa Terra è vostra, e di tutti i Popoli naturali.
Il proprietario della Pétite Métairie, nonché fondatore di Menhirs Libres, sembrava essere lì con noi, la sua presenza aleggiava e ci osservava soddisfatto. Alla fine, il tempo gli ha dato ragione ed è riuscito nel suo intento. Le vecchie cascine non saranno espropriate, i Menhirs, è solo questione di tempo, verranno liberati.
Con l'ironia che solo i Bretoni e gli altri Popoli naturali possiedono, una targa in pietra è stata murata sulla casa di Céline con la scritta: "Ve l'avevo detto che non sarei mai andato via di qui..." Firmato Guy Mary. Morto il 18 settembre 2004 e seppellito tra i Menhirs.

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Foto di:

Giuseppe Marletta
Mirella Zamboni
Luca Colarelli
Gianluca Roggero
Giancarlo Barbadoro
Rosalba Nattero