Rosalba's BLOG
Settembre - Ottobre 2008
Storyboard semiserio tra pettegolezzi, riflessioni, fatti strani e altro...
Un particolare ringraziamento al webmaster Giancarlo (detto anche l'"Espertone") che tormento ogni giorno e senza il quale non potreste leggere questo Blog!
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NIGREDO
Il viaggio è iniziato
La terra nera è pronta per essere fecondata
Tutto ciò che vive, muore
Tutto ciò che muore, vive.
Giù nel profondo c'è la speranza
Di una nuova vita
Ma occorre andare giù nel profondo
Con coraggio.
Morire
Per rinascere
Distruggersi per trasformarsi
E diventare puri.
Senza paura
Ma fino in fondo
Fino a non essere più niente
Fino ad incontrare Dio.
rn, 9 - 2008
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Bretagna, settembre/ottobre 2008
GORSEDD
Una riunione di Druidi nella foresta di Broceliande, convenuti qui dai quattro angoli d'Europa per discutere sul futuro della tradizione celtica.
Come la si immagina? Alla Asterix, con pozioni magiche e falcetti d'oro? O, secondo l'immaginario esoterico-new age, con cerimonie pompose e grandi vesti bianche?
Oui et non. L'aspetto predominante è la confusione. Tutti hanno qualcosa da proporre, ognuno ha una urgenza da anteporre nelle discussioni. Nel grande caos di questi dinamici incontri tuttavia c'è qualcosa che sta prendendo forma quasi autonomamente: una identità comune e una consapevolezza che si sta radicando sempre più. La consapevolezza di rappresentare le radici dell'Europa e la speranza di un nuovo risorgimento spirituale.
In fondo la confusione è un modo di studiarsi, di prendere tempo, di verificare se si è davvero sulla stessa lunghezza d'onda. Tanti sono stati i tranelli a cui le consorterie druidiche sono state sottoposte, è più che normale essere cauti.
Ma è nelle discussioni metafisiche che ci si conosce maggiormente. Al di là della spontanea simpatia reciproca, molto palpabile fin dal primo momento, è poi nelle discussioni di fondo che ci si mette a nudo.
La fisica quantistica, il fenomeno dell'entanglement, il problema della coscienza, sono il pane quotidiano di queste giornate, insieme alla musica, alle danze, alle crèpes au chocolat, al sidro e all'esistenza di dio.
Tutto si mescola in un piacevole e armonico caos, dove le miserie umane del quotidiano, gli egocentrismi, le menzogne e le sopraffazioni non trovano posto.
L'incontro è stato organizzato nei giorni tra il plenilunio di settembre e l'equinozio di autunno. I convenuti provengono da Bretagna, Danimarca, Scozia, Irlanda, Inghilterra, Nord Italia.
Mi sento a casa. Aliena tra alieni. Con la testa tra le nuvole di Bretagna e i piedi nella terra sacra di Broceliande.
Alieni con tanta voglia di fare sì che la speranza di un mondo migliore non muoia con essi. Alieni che non si sentono vinti dal mondo maggioritario, ma al contrario sanno di avere molte chances, ora più che mai, di contribuire a una rinascita spirituale.
Siamo arrivati qui ognuno con il suo bagaglio di esperienze, fatto di piccole e grandi cose. Con indosso la "bulla" che contiene quello che noi oggi siamo, con le esperienze che ci hanno portato qui. Ognuno di noi è segnato da piccole e grandi battaglie, da vittorie e sconfitte, da dolorose perdite e da entusiasmanti conquiste.
Ci siamo lasciati alle spalle gli intoppi che volevano fermarci sul cammino, abbiamo portato con noi nella nostra sacca le esperienze utili. E le abbiamo messe in comune.
Gl incontri a cui io e Giancarlo partecipiamo avvengono in un luogo a noi molto caro e denso di significati personali. E' proprio qui, nella foresta di Broceliande, che molti anni fa è iniziato il nostro percorso musicale e artistico, poi sfociato nel LabGraal. Alcuni nostri cari amici delle valli piemontesi, nonché compagni di avventura, ci avevano messo in contatto con un gruppo di druidi molto anziani che abitavano nel cuore della foresta di Broceliande. Con loro Giancarlo ha appreso l'arte e il simbolismo del flauto, io il potere della voce e del canto. Ma non solo quello. E' stato un vero e proprio stage di arte druidica. Momenti formativi che hanno segnato la nostra vita artistica e interiore.
Trovarci qui quest'anno con questi altri compagni di viaggio è un po' come unire il filo degli eventi e collegare tutte le cose successe in questi anni ad una unica esperienza iniziata proprio qui tanti anni fa.
Una magia che non è mai cessata e che non sappiamo dove ci porterà, ma che continua ad essere una fantastica avventura.
COTE D'ARMOR
Gli incontri si susseguono e gli eventi sembrano seguire un copione già scritto, come spesso accade in esperienze di questo genere.
Così ci capita di entrare nel cuore della Bretagna più vera, quella dei Nativi europei che portano avanti una tradizione più che mai viva, al di là delle mode e del folklore.
Ci capita di essere testimoni di momenti unici, preziosi e indimenticabili. Raccontiamo le nostre storie, ascoltiamo quelle degli altri, e ci rendiamo conto di far parte di un'esperienza invisibile e fuori dell'ordinario.
I nostri amici ci portano a visitare luoghi megalitici nascosti, conosciuti da pochi, dove si svolgono cerimonie druidiche private. Sono siti spettacolari, come quelli della Cote d'Armor.
Grandi allineamenti di menhir fatti di quarzo, grandi menhir singoli con incisioni simboliche. Boschi incantati dove sorgono cerchi di pietre. Sembra di essere dentro un sogno.
Siamo dentro una realtà sommersa, ma incredibilmente reale. Un mondo invisibile che si mostra a chi lo sa comprendere con la giusta chiave.
La Bretagna ha molte anime. Un'anima turistica che diventa sempre più invasiva, un'anima rurale molto radicata, un'anima folkloristica fatta di moda celtica, usanze, costumi. E poi c'è l'anima nascosta, quella della vera Bretagna.
Quella dei druidi. Molti, anche qui in Bretagna, sostengono che i druidi non esistono. In effetti non esistono se ci si rapporta al mondo maggioritario. Così come in Australia apparentemente non esistono gli aborigeni australiani. Una realtà invisibile che si mostra solo con la chiave adatta.
In passato ci era capitato di incontrare in Bretagna persone che si dichiaravano "druidi", con tanto di biglietto da visita. Succede anche in Italia.
I druidi (e le druide) che abbiamo incontrato quest'anno non hanno bisogno di un biglietto da visita per qualificarsi. Esprimono la loro anima in ogni cosa che fanno, o meglio, la esprimono quando sanno di poterlo fare.
Spesso i nostri incontri avvengono nella foresta al tramonto, in una dimensione incantata.
Alla sera nella grande casa antica nel cuore della foresta, oppure nelle case dell'uno o dell'altro, si fa musica. Canti antichi, repertori comuni. Ci si scambia esperienze, si gioca insieme.
Capita che mi mettano in braccio una chitarra e mi dicano: canta!
Capita di assistere a concerti esclusivi, inediti e improvvisati di arpa celtica da parte di veri maestri dell'arpa, che suonano solo per noi.
Capita di sentire voci femminili che paiono provenire da un'altra dimensione. O il suono di un flauto magico.
E' tutto così irreale eppure così vero...
SALVIAMO BROCELIANDE
Anche la foresta di Broceliande è a rischio. La cultura maggioritaria sembra accanirsi in maniera capillare su tutti quei luoghi che rivestono un significato sacro per le culture dei Nativi. In questo caso si tratta di un riferimento spirituale dei Nativi europei.
La foresta di Broceliande è un luogo che risiede nel mito, un "posto che non c'è", ma che tutti i bretoni da sempre tacitamente identificano con la foresta di Paimpont. E' una convinzione che deriva dalla tradizione druidica e non viene messa in discussione.
In questa foresta regna un'aria onirica e incantata. Il tempo sembra fermarsi. Il mito del Graal, la leggenda di Merlino e
di Artù sono ricordati in ogni angolo di questa foresta, non come una moda new age ma come una realtà vissuta.
Secondo la leggenda, Merlino in questa foresta avrebbe compiuto i suoi studi sciamanici.
I druidi di ogni tempo hanno custodito il luogo, hanno celebrato riti, hanno eretti templi pagani dedicati a culti antichi, pur se mescolati con la religione dominante. E' il caso della chiesa di Trehorenteuc, un vero e proprio tempio del Graal, dove non esiste nessun simbolo cristiano ma solo simboli celtici.
Ebbene, questo luogo oggi è a rischio. Il governo ha dato l'autorizzazione per fare nientemeno che una discarica. Con conseguente deforestazione. Che dire... oltre al danno inestimabile per un luogo fino ad oggi incontaminato c'è pure l'umiliazione per i Nativi del posto di vedere trasformato il proprio luogo sacro in un deposito di immondizia.
Les Sorcieres de Broceliande, un'associazione che sta lottando contro il progetto, ci ha spiegato il loro problema e naturalmente la Ecospirituality Foundation prenderà posizione attiva per aiutare a fermare questo scempio assurdo.
Faremo conoscere il caso, daremo visibilità il più possibile.
Ci è stato chiesto di partecipare al Festival di Broceliande dell'estate prossima, un evento punk-bretone dedicato a questa lotta, con un concerto del LabGraal e noi sicuramente non ci tireremo indietro.
EQUINOX
Una serata incantata, una notte stellata da togliere il fiato. Il sentiero è stretto tanto da far passare uno solo alla volta, ai lati alberi altissimi che fanno appena intravedere le stelle. Poi il sentiero sfocia in una grande radura. Il cielo sopra di noi sembra vicinissimo.
Dodici grandi pietre sono poste in cerchio, al centro un dolmen ospita il celebrante.
E' la sera dell'equinozio d'Autunno. Ci riuniamo in cerchio, non si distinguono più i volti. Donne, uomini, anziani e giovani, siamo tutti uguali, senza identità e allo stesso tempo con un senso di appartenenza ad una unione di popoli.
E' un momento fuori dal tempo. Siamo uniti spiritualmente ad altri che ci hanno preceduto e ad altri ancora che seguiranno lo stesso cammino. Il mio pensiero va a coloro che non sono più tra di noi e che in questo stesso luogo, tanti anni prima, ci avevano accolto allo stesso modo.
Le antiche tradizioni non muoiono mai, sono in grado di sopravvivere ai momenti bui e alle sopraffazioni. Sono in grado di tutelarsi e chiudersi nella discrezione e nel silenzio aspettando il momento adatto per manifestarsi.
Il silenzio di questa notte così speciale è interrotto solo dalle poche parole gaeliche del celebrante. Anche i grilli sono ammutoliti, come per rispetto verso la cerimonia.
Poi, quando tutto è finito, torniamo sui nostri passi e ripercorriamo in senso inverso il sentiero, in fila indiana. Torniamo alla "realtà" e ci lasciamo andare a grida di giubilo.
Sarà stato un sogno?
MENHIRS LIBRES!
I menhir sono sempre lì. A migliaia. Immobili, silenziosi testimoni delle tradizioni che non vogliono morire, nonostante gli
sforzi di quegli uomini piccoli che si ergono a rappresentanti delle miserie umane. I menhir sono ancora in gabbia. Da decenni. Nonostante le proteste della popolazione, nonostante nessuno voglia quelle griglie.
Ricordo con nostalgia i momenti in cui venivamo qui a passeggiare tra i menhir a qualsiasi ora del giorno e della notte, così come hanno fatto prima di noi tutte le precedenti generazioni che da millenni hanno usato questo posto per ritrovo, per celebrazioni, per riti religiosi.
Ricordo le musiche nate di notte tra i menhir, il flauto di Giancarlo, le poesie che nascevano spontanee tra le grandi pietre. Un posto che ha ispirato artisti di ogni tempo.
Oggi tutto questo non esiste più. Il luogo non è più accessibile: con il dubbio pretesto di preservare i menhir l'intero sito è sato recintato. Si può entrare solo mediante visita a pagamento, ma ascoltare le baggianate che raccontano le guide è una cosa insopportabile.
Mi fa un certo effetto pensare che i ragazzi nati dopo il 1990 non possano conservare nella memoria il ricordo di una passeggiata tra i menhir. E' una esperienza di cui le nuove generazioni saranno private, non farà più parte della loro storia.
La novità di quest'anno è che l'amministrazione locale, per dare un segno di buona volontà di fronte alle proteste, ha provveduto a sostituire interamente la recinzione con un'altra più bassa di circa 20 cm. Un investimento notevole, che tuttavia non risolve nulla.
I nostri amici di Menhirs Libres ci raccontano tutti gli aneddoti di questo ultimo anno. La situazione è talmente assurda che è diventata ridicola. Da più di un anno c'è uno stallo: le amministrazioni locali non sanno più che posizione pigliare, sono intimorite per la visibilità che la Ecospirituality Foundation ha dato al caso, e non prendono decisioni, salvo quella di abbassare le griglie!
I nostri amici ormai la prendono sul ridere: "Forse il sindaco di Carnac pensa di risolvere il problema abbassando le griglie di 20 cm. all'anno senza dare nell'occhio! Suvvia, ancora 50 cm. e il problema è risolto!"
Con Céline e gli amici di Menhirs Libres stiamo confrontandoci sulle strategie future. Ogni volta mi conforta vedere lo spirito allegro e al tempo stesso ribelle dei nostri amici. L'ironia, l'arguzia, il non piangersi addosso, fa parte della loro natura e li accomuna a tutti i Nativi che abbiamo conosciuto nel nostro peregrinare.
Idefix e Rose, i cagnoni che fanno parte del gruppo, partecipano a tutte le riunioni senza perdere una parola di ciò che viene detto. Sembravano soddisfatti quando abbiamo progettato il Fest Noz del prossimo agosto dedicato al LabGraal, nonché la presentazione del film Shan a Carnac.
MYRDHIN
I nostri incontri sono iniziati con la luna piena e terminati con l'equinozio di Autunno.
Ma al di là delle riunioni ufficiali si sono scatenati una serie di incontri spontanei con inviti a raffica che non ci hanno fatto fermare un istante.
Sono giorni talmente intensi che mi sembra di vivere qui da sempre, perfettamente calata nella realtà bretone. Incontriamo persone speciali con cui ci intendiamo all'istante. L'incontro con Myrdhin è stato uno di questi.
Myrdhin è un arpista bretone di fama internazionale. Ha lavorato con Peter Gabriel e gli AfroCelt, con Dulce Pontes e Sinnead O'Connor, ha ottenuto nominations per il Grammy Award. La sua attività artistica si interseca con il suo impegno nel difendere e dare continuità alla tradizione druidica. Siamo stati a lungo con lui, momenti magici fuori dal tempo. Ci ha
mostrato i suoi luoghi preferiti, cerchi di pietre e allineamenti di menhir che pur se imponenti sembrano invisibili per la maggior parte della gente, boschi appartati dove si svolgono cerimonie druidiche private. Ci ha ospitati nell'atmosfera incantata della sua casa bretone in Cote d'Armor.
Ci siamo raccontati le nostre reciproche storie confrontandoci su ciò che avevamo di più caro. Myrdhin ci ha messo a parte
dell'incredibile percorso che ha guidato la sua vita. Abbiamo scoperto storie e itinerari comuni. Ci ha mostrato gli strumenti che lo hanno accompagnato nella sua carriera e nella sua vita: il piano e naturalmente le sue arpe.
Il regalo più prezioso è stato il concerto d'arpa improvvisato ed eseguito solo per noi, unico pubblico presente.
Il suono dell'arpa di Myrdhin ha creato un incantesimo. Era come se improvvisamente si fosse aperta una porta su un'altra dimensione, una bolla fuori dallo spazio e dal tempo. Più che dalle sue dita, le corde dell'arpa sembravano mosse dal suo cuore. Quando ha terminato siamo rimasti ancora lì in silenzio ad assaporare l'eco della musica che era rimasta nell'aria.
Ci siamo lasciati con molte prospettive comuni. Myrdhin ha aderito alla Ecospirituality Foundation per la salvaguardia dei luoghi sacri e ora fa parte dello staff.
Ci siamo salutati con la promessa di mettere in atto le idee scaturite, e con la certezza che ci rivedremo presto.
EPILOGO
Mentre gli ultimi giorni qui in Bretagna scorrono pigri (finalmente, dice Giancarlo!), ancora una volta mi trovo a riflettere su uno strano viaggio.
Siamo arrivati qui sapendo che avremmo partecipato ad eventi particolari a contatto con mondi invisibili. Ma come spesso accade, la realtà supera la fantasia, e anche questa volta ci troviamo di fronte ad una nuova svolta che con molte probabilità inciderà sul nostro futuro sia creativo e artistico che personale.
Mi rendo conto che sul blog in questa occasione non ho fornito molti particolari di questo strano viaggio: ho promesso discrezione sulle esperienza vissute e manterrò la promessa.
In questi ultimi giorni scorrazzo con la mia bicicletta a noleggio e la telecamera da un luogo megalitico all'altro, in mezzo al vento e sotto un cielo pieno di nuvole, verso la mia stagione preferita, a contatto con una delle mie terre preferite.
In questo strano viaggio la musica e la poesia hanno fatto da sottofondo. Praticamente ogni persona che abbiamo incontrato si è rivelato un artista: poeta o musicista, ognuno esprime con la sua arte uno stato interiore che poi riversa nelle azioni quotidiane e nelle battaglie. Persone con ideali di fratellanza e di libertà, che impegnano la loro vita per costruire un mondo migliore per se stessi e per gli altri.
Ci è capitato spesso di trovarci avviluppati in discussioni sull'entanglement quantistico. Un argomento quanto mai affascinante. Ebbene, la Bretagna è un vero e proprio entanglement. Una mescolanza bizzarra di tradizioni, musica antica e moderna, riti pagani e cristiani. Tutto indissolubilmente e inesorabilmente entangled.
Siamo stati a contatto con le tradizioni druidiche pure e con quelle mescolate alla religione imperante. Abbiamo potuto vedere con i nostri occhi con quanta naturalezza i preti cattolici (sempre che lo siano veramente) pratichino antichi riti celtici.
E durante tutto il viaggio, la musica mi ha accompagnato.
Ai Fest Noz partecipano dai giovanissimi agli anziani, tutti uniti da un comune denominatore: stare insieme, danzare in gruppo e divertirsi senza suddivisioni in classi e generazioni. I concerti dei gruppi bretoni tradizionali si legano armonicamente ai gruppi punk-bretoni, senza le solite noiosissime divisioni per generi e età a cui purtroppo siamo abituati in Italia.
I nostri incontri sono sfociati spesso in performances improvvisate.
Mi è successo di trovarmi a suonare e cantare insieme con musicisti del posto. O di esibirmi, improvvisando, in luoghi megalitici...
Ricorderò sempre l'incanto di un incontro poetico tra i menhir dove Giancarlo e Nicole hanno letto le loro poesie. I menhir, quei pochi ancora liberi, erano lo scenario perfetto per quei versi.
Mai come questa volta il viaggio è stato scandito (probabilmente non a caso) dai tanti incontri con i bretoni a quattro
zampe. Mi fermano per strada, mi vengono incontro festosi (sia cani che gatti), mi parlano in bretone, mi mostrano le loro casette, felici di incontrarmi. Probabilmente sono connessi con gli altri miei amici pelosi rimasti a casa, quelli che quotidianamente mi mandano messaggi telepatici e mi chiedono "ma quando caspita torni"?
Ho legato molto con Minette, una bella gattina che mi accompagna nelle mie passeggiate tra i menhir e che nell'atteggiamento mi ricorda Michelle. Ho osservato divertita le manovre complicate di Minette nel farmi incontrare "casualmente" i suoi coinquilini umani: voleva evidentemente farmi partecipe della sua vita, della sua casa e i suoi cari.
O forse questi amici bretoni a 4 zampe sono al corrente dell'attività di SOS Gaia svolta anche da qui. Insieme agli operatori abbiamo gestito una rete di collaborazioni e di assistenze che è ormai diventata mondiale e che non ci molla un istante, ovunque si vada.
Forse per la prima volta nella mia vita, non mi dispiacerà lasciare questa terra per tornare nella mia: troppe cose
importanti mi attendono, ho voglia e fretta di mettere a frutto quello che è maturato qui. Il tempo stringe, ci sono molte cose da fare, il patto che abbiamo suggellato nella foresta di Broceliande attende di essere onorato.
Mi spiacerà lasciare Minette, questo sì. Prima di partire, tra i menhir, mantre lei mi guardava con gli occhioni spalancati, le ho cantato una strofa di una canzone bretone. Me l'hanno insegnata nella foresta di Broceliande e da allora non mi ha più abbandonato:
"Kaset e vin diouzh e alan - Pell gant ar red, hervez 'deus c'hoant - Hervez 'deus c'hoant pell eus ar bed - Etre ar mor hag ar stereo"
Ritornerà il vento verde - e mi trasporterà lontano - lontano da questo mondo - Dentro il mare, dentro le stelle.
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7 Settembre 2008
Le ricerche sulla mitica città di Rama mi hanno nuovamente portato in giro per monti e valli insieme ai compagni di viaggio che si uniscono al cammino.
Le sorprese sono sempre tante. Chi immaginava, ad esempio, che a pochi chilometri da casa, oltrepassata la frontiera francese, ci si trovasse immersi in posti da favola, stile Signore degli Anelli? Non c'è bisogno di andare in Nuova Zelanda per trovarsi dentro una saga celtica. Abbiamo già tutto qui, vicino a noi.
La Valle Durance è una terra celtica e lo si percepisce nell'aria, anche se le occupazioni romane e le persecuzioni cristiane hanno fatto tabula rasa della civiltà precedente. Tuttavia le tracce ci sono e ad uno sguardo non superficiale ci si accorge che la tradizione celtica è quasi connaturata all'ambiente.
I Caturigi erano l'etnia che abitava questa valle. Molte persone del posto si considerano ancora oggi come parte di
quell'etnia e se ne fanno un vanto.
I Templari hanno lasciato tracce nelle chiese e nei monumenti, sono ricordati nei nomi dei ristoranti, nei quartieri, nell'arte. Una moda o un legame con il passato?
E poi Rama, la mitica città celtica che oggi sembra destinata all'invisibilità ma che tuttavia incontriamo sempre nelle nostre ricerche. Qui è ricordata nella toponomastica, nei nomi dati a certe rocce come la Roche de Rame, un roccione
particolare ammantato di leggende e di misteri, che ha dato il nome anche al paese che lo ospita. Alla sommità del quale non manca la solita croce cristiana. Ormai sappiamo bene che è un segnale che indica la presenza di un antico culto pagano.
Troviamo Rama anche nel nome delle vie dei paesi, proprio come succede in Val di Susa, dall'altra parte della frontiera.
Rama, via Città di Rama, Ramat... nomi che oggi non sembrano avere alcun significato eppure qualcuno li tiene vivi nella
memoria oltre che nelle insegne di molti negozi. A Chiomonte, nei pressi della frazione Ramat, esiste un esteso sito megalitico, antico insediamento di un popolo celtico che 5.000 anni fa abitava la zona e ha lasciato profonde e vistose tracce: grotte, incisioni, tombe.
Passare qualche giorno in Valle Durance ha l'effetto, su di me e sui miei compagni, di un salto dimensionale. Il tempo si dilata, sembra di essere lontanissimi da casa anche se siamo a qualche ora di macchina. Anche qui ho avuto l'impressione di "vedere" il posto come poteva essere qualche migliaio di anni fa, quando era abitato da popoli che vivevano in simbiosi con la natura, in armonia e nel rispetto reciproco.
Una medesima sensazione mi assale ogni volta che mi metto in cammino seguendo la pista dell'antica Rama. Insieme con i miei compagni del LabGraal sono andata ancora una volta alla ricerca delle tracce megalitiche del Piemonte e come sempre sono rimasta sorpresa ed incantata.
Esistono reperti preziosissimi, ma nascosti e pressochè invisibili, a meno che qualcuno non ti conduca sul posto.
E' successo a Loranzè. Il "masso coppellato", di cui avevo sentito parlare, è straordinario. Più di 90 coppelle attorno ad una coppella centrale di dimensioni più estese. Canaletti, simboli, un masso antichissimo che una cultura misteriosa ha inciso accuratamente per cerimonie sacre.
E' uno dei massi con il maggior numero di coppelle. Si trova in un vigneto privato, in un boschetto che sembra incantato, posizionato in una radura che domina la valle sottostante.
Abbiamo avuto la fortuna di essere accompagnati sul posto dal sindaco e dalla polizia municipale, un'accoglienza davvero squisita. Anche in questo caso persone sensibili alla nostra ricerca ci hanno aiutato fornendoci preziosi tasselli per il nostro mosaico.
Le nostre perlustrazioni sono proseguite sulle tracce dei menhir che segnano tutto il Canavese. Un popolo misterioso, più di 5.000 anni prima della nostra era, ha eretto delle steli altissime, dai quattro ai cinque metri e oltre, ha cercato dei punti particolari sulla terra in questa parte di pianeta e si è messo in contatto con Gaia attraverso i suoi centri energetici.
Probabilmente questo popolo ha scelto accuratamente i posti dove erigere i suoi templi, sulla base di conoscenze antichissime oggi sconosciute alla scienza della società maggioritaria. Il legame con Gaia può costituire un prezioso
strumento di conoscenza, con risorse illimitate. Gaia, la nostra madre Terra, la nostra vera madre, ci ha partoriti e fatti crescere, e se non spezziamo (o non ci dimentichiamo) questo prezioso legame, possiamo trovare in esso tutto quello che ci può servire per crescere ed evolvere. Possiamo trovare i veri noi stessi e le nostre potenzialità. Questo, secondo tutti i Popoli naturali del pianeta.
Andare a caccia di megaliti non è solo un hobby da collezionisti: è un modo per entrare in sintonia con Gaia e con le culture che hanno, nel tempo, mantenuto un legame con essa.
Ogni volta che ci troviamo a contatto con uno di questi siti si crea una sorta di magia, un silenzio che ci trasporta in un'altra dimensione, dove sembra che tutto possa succedere, anche incontrare persone comparse dal nulla che ci indicano la strada e poi svaniscono.
Oppure intuizioni che ci portano a scoprire dolmen e menhir nascosti, o a scorgere quello che è sotto gli occhi di tutti pur essendo invisibile.
A Cavaglià siamo rimasti attoniti nel vedere un grande cerchio di pietre erette, un cromlech, con grandi menhir alti anche tre metri, simili a quelli di Carnac. Molti di essi sono incisi con coppelle e simboli antichi di alcune migliaia di anni.
Alla sorpresa è seguita la tristezza nel vedere che questo cromlech è stato recintato (proprio come a Carnac) senza nessuna possibilità di visitarlo, ed è lasciato al completo degrado. Un altro patrimonio non valorizzato, un'altra importante traccia del nostro passato lasciata all'incuria e all'indifferenza generale.
Ma noi continueremo nelle nostre ricerche, tracceremo mappe, porteremo alla visibilità la enorme vastità di questi reperti invisibili. Respireremo la magia dei posti che visiteremo
e cercheremo di dare un po' di dignità ai simboli tracciati da
qualcuno che voleva lasciare un segno dell'esistenza della sua tradizione quando questa sarebbe stata soppiantata.
Probabilmente sperando che, nelle epoche buie che intuiva stessero per sopraggiungere, qualcuno ne capisse il messaggio.
Ora un'altra tappa importante ci aspetta, nella terra di Artù e Merlino. La cerca del Graal ci chiama ad una nuova fase. L'appuntamento è nella foresta di Broceliande, i druidi si sono già messi in cammino dalle quattro direzioni della Terra. Il Nemeton è pronto, il cielo di Bretagna si sta preparando all'incontro e il vento sta già compiendo il suo lavoro, spazzando via illusioni e sogni inutili.
"Dans la vallé de Dana j'ai pu entendre les echos... Dans la vallé de Dana des chants de guerres prés des tombeaux..."
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