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Rosalba's BLOG

Aprile - Maggio 2008 Storyboard semiserio tra pettegolezzi,
riflessioni, fatti strani e altro...

Un particolare ringraziamento al webmaster Giancarlo (detto anche l'"Espertone")
che tormento ogni giorno e senza il quale non potreste leggere questo Blog!

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New York - Torino, 7 Maggio 2008

Goodbye New York! Questa volta mi hai proprio sorpreso.
Siamo partiti circa tre settimane fa (millenni fa?) con l'idea di portare ancora una volta i nostri appelli per le Comunità indigene che rappresentiamo. Non pensavamo di riuscire ad intervenire pubblicamente, vista l'altissima affluenza al Forum: i risultati ufficiali parlano di ben 3.300 presenze! Un record assoluto per le Nazioni Unite. Ci poteva bastare anche solo depositare le Declarations agli atti.
Era già un grande risultato essere invitati ad un evento così importante, il massimo evento mondiale per gli Indigenous Peoples! E in più, siamo partiti anche con l'idea di giocare d'azzardo presentando il nostro film all'ONU. Ci dicevamo: non verrà nessuno, i delegati sono persone super-impegnate e avranno mille altre cose da fare, non possiamo aspettarci nulla, ma almeno ci avremo provato.
Non avevamo aspettative e non volevamo farcene. Ma tutto quello che è successo in queste settimane frenetiche è stato a dir poco sorprendente.
Sono nuovamente sull'aereo a scrivere il blog e non posso fare a meno di rivedere nella mente gli episodi che hanno fatto parte di un vortice che ci ha travolti in una magica danza di cui neppure più ci chiedevamo il significato: danzavamo e basta.
Abbiamo vissuto la frenesia della presentazione del film come un evento eccezionale, evento che ha riconfermato la potenza del messaggio di Shan e della musica del Lab anche presso coloro che erano i principali protagonisti, e quindi i critici più autorevoli, cioè i Popoli naturali. Eppure ora l'evento sembra già lontano.
Abbiamo incontrato persone che abbiamo scoperto fratelli, di ogni parte del pianeta, dalla Nuova Caledonia all'India passando per l'Irlanda, con i quali è nata un'intesa immediata come se ci conoscessimo da sempre, con la stessa voglia di combattere per i comuni ideali.
Abbiamo attivato una connection Nativo-Europea con prospettive nuove e rivoluzionarie.
Abbiamo depositato non una ma ben tre Declarations, due delle quali contengono importanti Recommendations. E a sorpresa, siamo stati chiamati a parlare all'assemblea del Forum, non una ma ben due volte, nonostante centinaia di interventi fossero stati cancellati.
Le Recommendations rappresentano un nuovo importante strumento di lavoro, una nuova tappa che eleva il tono ufficiale dei nostri interventi. Il contributo di Vincent è stato davvero prezioso.
Nel comunicato stampa del Department of Public Information dell'ONU (l'organismo incaricato dei comunicati ufficiali) i nostri interventi sono stati citati con una sintesi delle nostre Declarations, a conferma del fatto che le nostre richieste sono state messe agli atti del Forum e saranno presentate all'Ecosoc (Economic and Social Council), il più alto organismo decisionale dopo l'Assemblea Generale.
Abbiamo attivato contatti ufficiali con il Vaticano per conto degli Apache, cosa mai stata possibile prima, per trovare un accordo che renda giustizia al popolo Apache. Dalla nostra postazione dell'hotel, ironicamente a pochi passi dalla sede dell'Opus Dei, abbiamo costantemente tenuto informati Ola e Mike, che proprio in questi giorni si trovavano nel mitico Fort Apache con tutti gli Apache del Nord Ovest per mettere a punto nuove strategie per la difesa di Mount Graham. E c'è ancora chi ha il coraggio di affermare che la protesta è gestita solo da un minuscolo gruppetto di indiani!
Sentendo le nostre news, Ola e Mike non sapevano più come dimostrarci la loro gratitudine per il nostro lavoro.
Non solo abbiamo realizzato tutti gli obiettivi: ne abbiamo realizzati di più!
La cosa che forse mi ha colpito maggiormente è stata la fiducia riposta in noi e il riconoscimento unanime del valore del nostro lavoro, sia da parte dei funzionari dell'ONU che da parte delle organizzazioni indigene. I tanti popoli naturali che ci hanno chiesto aiuto dimostrano che ci viene riconosciuta serietà e coerenza. Noi da parte nostra faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per dare l'aiuto che ci è stato chiesto, come abbiamo sempre fatto.
Ma il nostro lavoro non è cessato con la chiusura del Forum: lunedì eravamo nuovamente al Palazzo di Vetro per concordare con la libreria dell'ONU una prassi di vendita per i nostri CD e per il libro "I Popoli naturali e l'Ecospiritualità". Il libro, in tre lingue, e alcuni CD del LabGraal erano già presenti da tempo nel bookshop, ed ora sono presenti anche il DVD del film Shan e la soundtrack.
Il responsabile del bookshop, che sembrava essere rimasto colpito dal film pur senza averlo visto, ha precisato che intende pubblicare Shan anche sul sito web, come già aveva fatto con gli altri nostri prodotti, e in più ha intenzione di lanciare il film a mezzo del loro network interno, proiettandone alcuni spezzoni in maniera continuativa.
Qualcosa sembrava non volerci lasciare andare via dal palazzo: abbiamo incontrato altri rappresentanti indigeni tra cui una Nativa americana del sud-est che timidamente ci ha chiesto aiuto per la protezione di un loro luogo sacro. Lori Johnston è la rappresentante degli indiani Yamasi, tribù della Georgia, una ragazza che difende appassionatamente la sua terra e che aveva tentato più volte un contatto con noi senza riuscirci, forse a causa degli impegni del Forum.
Questa volta non si tratta di una montagna ma di un fiume. I fiumi per questa tribù sono sacri, in essi ripongono i loro riferimenti spirituali, ma l'inquinamento causato dagli scarichi delle fabbriche li profana e ne minaccia l'integrità e le proprietà magiche e terapeutiche.
Inutile dire che non ci siamo tirati indietro e anche con lei abbiamo attivato una forma di collaborazione per dare visibilità al suo caso.
Nel poco tempo rimasto ho fatto la turista, o forse sarebbe più appropriato dire la maratoneta: Manhattan on foot. Ponte di Brooklin, Brodway, Rockefeller Center, un salto da Macy's e da B&H, Central Park, Ground Zero. Il tutto nello spazio di poche ore.
Simboli massonici ovunque, ne è pieno alche il Rockefeller Center dove accanto a simboli esoterici campeggia una grande scritta con i tre principi su cui è stata fondata la costituzione americana: Life, Liberty, Happiness.
Nonostante la corsa, anche questa volta sono rimasta stupita dalla quiete di Central Park, proprio nel cuore di Manhattan. Entrando nel parco sembra di varcare una porta dimensionale: tutto si acquieta, le persone si muovono più lentamente, gli scoiattoli e gli uccelli interagiscono con i visitatori. Sarà l'effetto delle grandi rocce millenarie che affiorano qua e là per tutto il parco, considerate sacre dagli indiani, le stesse rocce su cui è stata costruita Manhattan.
In quanto a Ground Zero, in realtà non ci volevo andare, ma il caso ci ha fatti passare da lì senza volere.
La sensazione è stata molto diversa da quello provato durante l'ultima visita, due anni fa. Un tipo di angoscia diversa.
Il grande cratere, proprio nel cuore della Manhattan più frenetica, dove una volta sorgevano le Twin Towers, è già di per sé una vista chocchante.
La prima volta che visitai Ground Zero mi sentii male e feci fatica a non cadere a terra. Ho vissuto un'empatia con il luogo e mi è sembrato di percepire, quasi fisicamente, migliaia di creature che vagavano e non capivano che cosa fosse successo. Una sensazione tremenda.
Questa volta invece ho avvertito un grande vuoto. Non c'era più nulla. Deserto. Un vuoto che si avvertiva al di là della incessante processione di visitatori di ogni parte del mondo.
Se mai c'è qualcosa dopo la morte, mi piace pensare che tutte quelle persone che si sono trovate tutte insieme di colpo in un'altra dimensione, si siano aiutate reciprocamente e abbiano trovato un prosieguo alla loro esperienza, una via d'uscita dal tunnel in cui erano finite loro malgrado.
Anche i newyorkesi erano diversi, questa volta. Sembravano aver metabolizzato, elaborato in qualche modo la tragedia che aveva sconquassato il loro mondo tranquillo e sicuro.
Forse la proverbiale superficialità degli americani è stata loro d'aiuto? In ogni caso, New York dopo l'11 settembre 2001 non è mai più stata la stessa, e credo non sarà mai più come prima. Nel profondo collettivo si è sedimentata la paura, l'incertezza verso il futuro. Anche se i newyorkesi sono stati molto veloci e coraggiosi nel voltare pagina, si avverte la depressione latente di una popolazione che si è trovata improvvisamente dentro un incubo. E anche se la maggior parte della gente fa finta di nulla, come se nulla fosse successo, credo ci vorranno parecchie generazioni per trovare una nuova identità.
Penso a tutte queste cose mentre sorvoliamo l'atlantico nella notte e ci spostiamo avanti nel tempo. Siamo sospesi per aria tra la mezzanotte di New York e le sei di Parigi. Non è strano? Dove siamo realmente? Qual è il nostro tempo reale? Quando si è a 11.000 di altezza è facile filosofeggiare.
Penso a tutto il lavoro ancora da fare. Ai nuovi traguardi che si profilano all'orizzonte. Abbiamo sollecitato i Nativi europei a venire allo scoperto, e ora cautamente si stanno affacciando sulla scena mondiale. Per la prima volta era presente al Forum anche il rappresentante dell'Unione Europea, che ha dichiarato il sostegno dell'Europa per il diritto alla spiritualità dei Popoli indigeni. Anche questo un fatto senza precedenti.
Durante l'ultimo giorno dei lavori all'ONU siamo andati a parlare di questo con la Presidente del Forum permanente. Era stupita che anche in Europa esistessero delle organizzazioni indigene, per lei era una novità assoluta. Una volta di più stiamo affrontando una sfida e tracciando nuovi percorsi. Chissà dove ci porterà tutto questo.
L'unica certezza che ho è che occorre continuare. Torniamo arricchiti, con il paniere pieno, nuovi strumenti e nuove frecce al nostro arco. Abbiamo intrapreso una via non facile ma i risultati delle nostre battaglie ci incoraggiano a continuare.
Torno con il cuore colmo di felicità, una nativa che torna dalla sua comunità come tutti gli altri nativi, e che come tutti gli altri delegati nativi avrà tante cose da raccontare.
Torno con la testa piena di canti pellerossa, con la canzone tradizionale che un amico Sami finlandese mi ha cantato alla partenza, e con nel cuore il sogno che ho fatto stanotte: Michelle mi stringeva forte con le sue zampe pelose e mi dava bacetti facendomi solletico con i baffi.
Ok Michelle ho capito: sto arrivando.

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New York, 3 Maggio 2008

Il Forum ha chiuso i suoi lavori in un clima arroventato tra proteste generali.
Addirittura c'è stata una violenta contestazione con l'intervento della polizia. Non era mai successa una cosa del genere. La protesta è iniziata per via di alcune persone che non erano riuscite ad intervenire, a cui subito si sono aggiunti molti altri.
E' intervenuta la polizia ma gli animi non si sono calmati. Alla minaccia delle forze dell'ordine di arrestare i contestatori è seguita una reazione da parte di tutti i delegati che ha spaventato e preoccupato la polizia: si sono messi ad urlare e a battere i pugni sul tavolo tutti insieme. La polizia se n'è andata, ed è tornato l'ordine in aula.
E' un fatto eccezionale che ha rivelato quanto i Nativi stiano maturando una identità comune.
Si percepisce anche la preoccupazione che desta nei governi questa maturazione, e mi chiedo quali saranno le mosse che verranno attuate per fermare questo processo. Far rispettare la Carta dei Diritti non sarà facile.
Anyway, il Forum del 2010 avrà per tema proprio l'identità degli Indigenous Peoples. La decisione di dedicare un Forum a questo tema è probabilmente stata presa per via dei tanti interventi che vertevano su questo argomento. E se non succederà nulla per fermarlo, sarà un altro momento importante per i Popoli naturali del pianeta che finalmente stanno risorgendo dopo secoli bui.
Il Forum in ogni caso è finito come sempre tra abbracci, commozione, scambi frenetici di indirizzi email, promesse e progetti dell'ultimo minuto.
Dopo due settimane passate così eravamo tutti storditi. Ma subito è arrivato da Roberto Borrero, il nostro amico Taìno, un invito a cui non potevamo rinunciare: DRUMS ALONG THE HUDSON. Il titolo già diceva tutto. Era un Pow wow organizzato dai Taìno insieme con altre nazioni indiane, che si svolgeva al Inwood Hill Park, un suggestivo parco di Manhattan sul fiume Hudson.
Abbiamo respirato per un giorno l'atmosfera dei Pow wow dell'Arizona. Non una manifestazione per turisti ma una celebrazione per loro e per i loro amici e sostenitori.
Siamo stati ammessi tra i reporter ufficiali ed abbiamo potuto entrare all'interno del cerchio consacrato. Era un evento davvero spettacolare, ed io, Vincent e Giancarlo abbiamo usato tutto quello che era in nostro possesso per catturare suoni e immagini: fotocamere, telecamere, registratore.
Una volta di più ci è stato confermato quanto sia forte il legame esistente tra i Popoli naturali: stessa libertà, stessa allegria, solidarietà, ospitalità, armonia. Potrei dire le stesse cose di un Fest Noz bretone o di un Ceilidh scozzese o un Cercle Celtique delle nostre terre.
Anche i passi di danza erano comuni.
I nostri amici Taìno ci hanno introdotto in un ambiente che già di per sé era ospitale e suscitava simpatia immediata. Le danze e i canti erano un grido di libertà; i movimenti carismatici e selvaggi. Mentre i danzatori eseguivano la "danza dell'aquila", un'aquila è apparsa nel cielo sopra di noi con il suo volo lento e maestoso, come se prendesse parte all'evento.
I tamburi ricordavano il ritmo dei tamburi degli antichi druidi europei.
Anche il tempo e il paesaggio facilitavano l'immedesimazione: il vento gelido, il fiume, i grandi prati intorno a noi ci hanno trasportato per un giorno nelle lande scozzesi. Potevamo essere ad un Highlands Games, l'atmosfera era identica.
E' significativo che questi popoli Nativo-americani più che mai vivi, vitali e organizzati, promuovano delle proprie manifestazioni tribali nel cuore di Manhattan. I Taìno, così come è stato per i Wamba Wamba dell'Australia, si sono apparentemente integrati ma la loro tradizione non è stata minimamente intaccata dalla società maggioritaria.
La stessa cosa avviene in Europa, tra quei popoli autoctoni che nei momenti bui hanno deciso di chiudersi in un prudente silenzio per far sopravvivere le loro tradizioni.
Il suono dei tamburi mescolati ai canti indiani mi ha accompagnato per tutti il giorno e continua tuttora nella mia testa.
Partecipare a questo evento è stata la degna conclusione di due settimane passate dentro un vortice. Abbiamo raccolto molte immagini e filmati che trasmetteremo sul nostro network di Shan Community (www.shancommunity.org). Giancarlo ha trovato tra le bancarelle dei flauti eccezionali che parevano aspettare solo lui. Questa giornata è stata un regalo insperato e una ultima occasione per salutare dei fratelli, e respirare insieme a loro un momento di gioia e libertà.

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New York, 1 Maggio 2008

La giornata di oggi sarà difficile da dimenticare. Vi chiedete se finalmente siamo riusciti a parlare? Ebbene sì, e non solo una volta ma ben due! Due Declaration, entrambe contenenti delle Recommendations!
Ancora non riesco a crederci.
Stamattina, dopo una settimana di attesa e dopo essermi iscritta senza successo a tutti gli Items dell'Agenda, sono stata chiamata a parlare. Ero piuttosto impreparata perché in teoria nell'item che si stava trattando ero in fondo alla lista. Ma la chairwoman, che ormai con grande disperazione di tutte le segreterie sembrava andare completamente a casaccio, mi ha chiamato a parlare subito prima di interrompere gli interventi per dare la parola al Sotto-segretario delle Nazioni Unite.
Visto che ero lì da una settimana con l'intervento pronto, non ci ho messo molto a riprendermi dalla sorpresa e a parlare. E' andata bene, mi hanno applaudito, molti sono venuti a chiedere copia della Declaration.
Dopo il mio intervento un capo indiano è salito al tavolo della presidenza per accogliere con un canto tradizionale il Sotto-segretario dell'ONU, e al termine ha chiesto ai presenti di eseguire un saluto rituale di benvenuto, con la mano alzata; lo stesso saluto che anticamente presso i druidi aveva il significato di una dimostrazione di amicizia. E' stato un momento toccante e altamente simbolico, un saluto rituale proveniente da un mondo invisibile che arrivava per combinazione proprio subito dopo la mia Declaration.
Al termine del mio intervento eravamo stanchi per lo stress dell'attesa, ma non ci siamo accontentati: nel pomeriggio abbiamo tentato un altro colpo. Vince è andato su mio suggerimento direttamente allo scranno della Presidenza per chiedere di far intervenire il Chair della Ecospirituality Foundation. E qui è successa davvero una cosa strana. Nonostante l'intervento non fosse prenotato né segnato su alcun item, la Presidenza a sorpresa ha concesso che Giancarlo parlasse! E' stata una cosa talmente inattesa, imprevista e fuori dalla logica che nessuno ha avuto il tempo di protestare.
Giancarlo ha fatto un appello, con delle precise Recommendations, sul caso della montagna Ngog Lituba del Camerun, profanata da una croce cristiana e una statua della Madonna. L'intervento è stato messo agli atti. La Declaration di Giancarlo è stata l'ultima, prima dei discorsi di chiusura.
Non so cosa sia successo oggi. In una situazione in cui tutti si lamentavano perché non riuscivano a parlare, in cui addirittura più di 100 interventi sono stati cancellati, noi siamo riusciti a fare ben DUE declarations. In realtà in totale ne abbiamo depositate e distribuite tre: una semplice Declaration (non letta ma messa agli atti) e due Declarations lette da me e Giancarlo, contenenti delle Recommendations.
L'appello di Giancarlo è avvenuto in un'aula silenziosa, attenta, un po' irreale (ma forse è solo suggestione).
Dopo l'intervento Giancarlo è stato contattato da molti delegati rimasti colpiti dalle sue parole. Con uno di questi, delegato della Nouvelle Caledonie, è avvenuta una strana empatia: era come incontrare un fratello. Raphael Mapou è un capo tribù Kawa, e senatore all'ambiente della Nuova Caledonia. Ci ha raccontato i problemi della sua gente e le violazioni spirituali a cui sono sottoposti. La nostra declaration lo ha colpito ed emozionato profondamente: sosteneva che era la prima volta che sentiva simili discorsi in un'aula dell'ONU.
Abbiamo iniziato un rapporto che aprirà sicuramente a progetti comuni e gli abbiamo proposto di entrare nello staff della EF, proposta accettata con entusiasmo e commozione. E' stato davvero un incontro particolare.
Non potevamo festeggiare meglio la Festa di Beltaine, o Shuda Draka secondo il lessico degli antichi druidi. Il Drago oggi si è manifestato in tutta la sua potenza e ha fatto sentire il suo grido liberatorio.
Buona Shuda Draka, fratelli!

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New York, 29 Aprile 2008

Mentre i lavori del Forum proseguono, come sempre è un frenetico scambio di rapporti, informazioni, idee, progetti, nuove conoscenze. Il popolo dei Nativi è effervescente e quando si è insieme sembra proprio che qualsiasi cosa sia possibile.
Abbiamo notato quanto la nostra organizzazione sia cresciuta. Sono in molti a venirci a chiedere aiuto e consulenza, forse per via del fatto che la Ecospirituality Foundation è l'unica NGO che ha per scopo principale la difesa della spiritualità e dei luoghi sacri, problema che tutti gli Indigenous Peoples hanno ma che non viene affrontato come esigenza primaria. Secondo noi invece, se non si affronta per prima cosa il problema dell'identità dei Nativi, l'aiuto che si può dare loro rimarrà sempre una elemosina della società maggioritaria.
Ma questa identità, anno dopo anno, forse grazie anche ai nostri interventi, sta prendendo corpo. Mai come quest'anno ci sono stati tanti appelli proprio sul tema dell'identità spirituale e dei luoghi sacri, cosa che in passato non era mai successa.
Il Forum prosegue con continui colpi di scena. Ogni volta che si avvicina il momento del mio intervento, succede qualcosa per cui l'item viene chiuso o rimandato. Non credo ci faranno parlare, ma intanto noi continuiamo a produrre declarations e depositarle.
Questo intoppo ci ha però favoriti in alcune cose piuttosto importanti. Abbiamo deciso di fare delle "Recommendations", che in linguaggio ONU vuol dire fare delle precise richieste che verranno messe agli atti. E' un passo successivo alla semplice Declaration: le Recommendations vengono discusse dagli organismi competenti e viene messo in moto un meccanismo per rispondere alle richieste.
Le nostre Recommendations chiedono di:
a-Richiedere con urgenza agli Stati che difendano le conoscenze tradizionali e i luoghi sacri degli Indigenous Peoples, nel rispetto dell'Art. 11 della Carta dei Diritti dei Popoli Indigeni;
b-Sollecitare fortemente l'UNESCO di includere Mount Graham, il sito megalitico di Carnac e la montagna Ngog Lituba nel World Heritage Register;
c-Richiedere al World Intellectual Property Organization (WIPO) di salvaguardare I suddetti siti come "cultural heritage";
d-Richiedere con urgenza agli Stati europei di restituire le spoglie degli Antenati, le proprietà spirituali e gli oggetti culturali conservati nei Musei europei ai loro legittimi proprietari della Wamba Wamba Nation (Australia) e del Popolo Bassa (Camerun), nel rispetto dell'Art. 12 della Carta dei Diritti dei Popoli Indigeni.

E' un passo importante per il nostro lavoro, in quanto da questo primo atto depositato le nostre richieste non potranno più venire ignorate.
Le nostre serate e le pause tra una riunione e l'altra sono caratterizzate da forsennate scritture al computer, pacchi e pacchi di fotocopie da Kinko's, discussioni su quali strategie adottare.
L'indeterminatezza della speaker list ci ha portati a frequentare assiduamente il Forum, senza mai mollare un attimo la postazione. Questo ha favorito una serie di contatti che potrebbero rivelarsi importanti per il nostro lavoro, come ad esempio l'attivazione di un rapporto con l'UNESCO.
Quest'anno c'è stato anche un timido affacciarsi di delegazioni di Nativi europei, cosa mai successa prima. Abbiamo preso contatto con la Retrieve Foundation Ireland, una NGO la cui delegazione è composta interamente da simpatiche fanciulle e signore irlandesi. Tra me e la presidente, Margaret Connolly, è nato un rapporto di simpatia immediata. Ci ha tenuto a farmi sapere che era il giorno del suo compleanno, ragion per cui le ho regalato il libro "Natural Peoples and Ecospirituality" scritto da me, Giancarlo e Ola Cassadore. Il libro è stato evidentemente apprezzato, perché dopo poche ore mi sono vista recapitare una lettera di Margaret scritta di suo pugno in cui mi diceva che era il più bel regalo ricevuto. Margaret e la sua delegazione sono presenti per difendere le loro tradizioni spirituali e le loro terre sacre, come la magica Tara Hill, minacciata da un progetto dello Stato che intende trasformarla in un museo. Storie comuni, interessi comuni.
Ci siamo incontrati con loro più volte ed abbiamo avuto scambi non solo culturali ma anche confronti sulle reciproche tradizioni di riferimento. Il rapporto è maturato al punto che abbiamo chiesto alla loro presidente di entrare nello staff della EF, cosa subito accettata con gioia. I progetti di cui abbiamo parlato con loro sono molti e potrebbero rappresentare una nuova svolta per il nostro lavoro, questa volta incentrata sulla salvaguardia delle tradizioni dei Nativi europei.
Un altro incontro importante è avvenuto con il presidente dell'Indian Confederation of Indigenous and Tribal Peoples. Ram Dayal Munda ci ha chiesto aiuto per difendere i loro luoghi sacri e anche con lui è stato subito feeling. Ci ha aperto uno spaccato di mondo che non conoscevamo, mostrandoci che anche in India esistono nativi che non si riconoscono in alcuna religione ma hanno una loro spiritualità basata sul contatto con Madre Terra.
E' stato un incontro particolare, ci siamo subito capiti, non soltanto a parole, tanto che io e Giancarlo abbiamo avuto entrambi l'impulso di chiedere anche a lui una partecipazione morale al nostro staff, cosa subito accettata con gioia.

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New York, 28 Aprile 2008

La mattina dopo la presentazione di Shan, entrando nel palazzo di vetro avevamo l'impressione che qualcosa fosse cambiato. Erano in molti a sorriderci e ad ammiccare nella nostra direzione.
Appena entrata nella sala controlli sono stata fermata da un ufficiale in uniforme. Mi sono chiesta "chissà che cosa ho combinato", invece il motivo era la richiesta di un autografo. Il maggiore era rimasto incantato dal film e voleva presentarmi a tutti quelli che gli stavano accanto.
Dopo l'ebbrezza del successo di Shan all'ONU, neanche il tempo di riprenderci dallo stress ed eccoci qui nella Conference Room 2 a lottare insieme ad altre migliaia di delegati per poter leggere le nostre Declarations.
Il clima è molto diverso da quello respirato a Ginevra negli anni del Working Group on Indigenous Populations. Nel Forum di New York l'atmosfera è molto più caotica. L'ordine del giorno è soggetto a continue modifiche, la speaker list non viene rispettata. Per questo c'è nervosismo e tensione tra i delegati indigeni. La lista dei relatori è lunghissima per ogni punto dell'ordine del giorno e considerato che la precedenza viene data ai rappresentanti dei governi e ai Caucus (organismi che radunano più gruppi), moltissimi rappresentanti indigeni rimarranno esclusi. Noi non ci rassegnamo a questa idea, e per questo non abbandoniamo mai la nostra postazione in sala.
Abbiamo anche escogitato una strategia: visto che da un momento all'altro cambiano l'ordine del giorno chiudendo gli item e aprendone altri, abbiamo deciso di iscriverci a TUTTI gli item. Per ogni item prepareremo una Declaration, adattata all'item interessato, e faremo il nostro appello. Con la presenza del newyorker Vincent, qualsiasi cambiamento di rotta diventa molto facile.
Questa è l'idea, ma non c'è nessuna garanzia che riusciremo a parlare: ho visto decine di interventi cancellati e giorno dopo giorno ci sono sempre più malumori da parte di delegati che hanno investito risorse e aspettative per poi andare via senza aver potuto parlare.
Del resto, il Forum non è mai stato affollato come quest'anno. Fare i nostri interventi sembra proprio un'impresa disperata.
In ogni caso abbiamo depositato la Declaration con l'appello congiunto delle sei Comunità che rappresentiamo in cui chiediamo il rispetto per la spiritualità degli Indigenous Peoples e per i loro luoghi sacri. Essendo stata depositata verrà messa agli atti del Forum e distribuita a tutti i delegati.
Nel mio appello una parte importante è quella dedicata a Mount Graham, la montagna sacra degli Apache, profanata dall'installazione di un osservatorio astronomico gestito dal Vaticano e da altri sponsor. Mentre aspettavo il mio turno sperando di poter intervenire, ho assistito con mia grande sorpresa ad un intervento del rappresentante del Vaticano: la sua Declaration verteva interamente sul caso Mount Graham. Sosteneva che gli Apache hanno il diritto di praticare la loro religione, affermazione in netto contrasto con quanto affermato in passato da Padre Coyne, direttore dell'Osservatorio. Padre Coyne, in varie interviste ai giornali e alle televisioni e anche in un libro da lui firmato aveva affermato che secondo il Vaticano Mount Graham non era un luogo sacro, e che la religiosità degli indiani andava soppressa
Non sono riuscita a trattenermi e sono immediatamente andata dal rappresentante del Vaticano a chiedere spiegazioni. Le risposte sono state evasive ma sono stata quasi subito contattata dal suo superiore, l'Arcivescovo Nunzio Apostolico del Vaticano all'ONU, il quale mi ha assicurato che, al di là di quanto è successo in passato, il Vaticano intende tutelare il diritto degli indiani a praticare le loro credenze e i loro riti, e non ostacolerà in alcun modo la frequentazione di Mount Graham da parte degli Apache.
Ho immediatamente messo al corrente i miei cari fratelli Apache Ola e Mike e ho lasciato a Giancarlo la prosecuzione dei contatti ufficiali con il Vaticano. Credo proprio che questa apertura sia un effetto delle nostre Declaration fatte negli anni precedenti.
Nei colloqui successivi è emerso che la Declaration era stata letta allo scopo di mandare un messaggio al Forum in cui il Vaticano voleva azzerare le prese di posizione finora sostenute. Un atto unilaterale e fine a se stesso poiché in realtà le affermazioni di Padre Coyne a nome del Vaticano non sono state mai smentite e il suo libro e le sue interviste continuano a girare per il mondo.
Durante uno dei colloqui con il rappresentante del Vaticano Giancarlo ha ribadito che è nell'interesse di tutti arrivare ad un accordo, ma deve essere un accordo equo. Non può bastare una Declaration per cancellare una situazione ancora in essere.
In ogni caso l'attivazione di un rapporto ufficiale tra noi e il rappresentante del Vaticano è un punto di partenza che Ola aspettava da tempo e che si spera possa mettere le basi per una risoluzione del problema.

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New York, 24 Aprile 2008

Che dire.. qualsiasi previsione, anche la più rosea, è stata abbondantemente superata dagli eventi.
L'esame lo abbiamo passato, e a giudicare dalle reazioni, con ottimi voti. Forse per chi non respira l'atmosfera delle assemblee dell'ONU i nostri timori potevano sembrare eccessivi. Ma ci trovavamo davanti ad una incognita: non avevamo mai visto, tra i Side Event dei Forum, la proiezione di un film come il nostro, basato su musica e spettacolo. In un ambiente formale come quello dell'ONU una denuncia sotto forma di spettacolo poteva essere un azzardo.
L'ora che ha preceduto la proiezione l'abbiamo passata a controllare che tutto fosse perfetto: audio, immagine, luci in sala, catering, documentazione. Poi abbiamo cominciato a spiare la porta: arriverà qualcuno? Quando abbiamo visto che cominciavano ad arrivare spettatori di tutti i colori (letteralmente) abbiamo con la mente stappato una bottiglia di champagne. Quando poi abbiamo constatato che gli intervenuti declinavano l'invito al catering per assicurarsi un posto a sedere, altro brindisi mentale. Le persone, con nostro grande stupore, continuavano ad arrivare e correvano a sedersi. Nativi americani, Nativi di Taiwan, giapponesi, cinesi, Sami finlandesi, armeni, canadesi, olandesi, addirittura bretoni! Esponenti di tutte le comunità mondiali, ufficiali ONU e quant'altro.
Noi non stavamo più nella pelle dalla gioia. Non è cosa di tutto i giorni presentare un film ad una tribuna così variegata e qualificata. Ora non rimaneva che vederne le reazioni.
E anche questo punto è stato sorprendente. Tutti quanti sono rimasti fermi, immobili, per tutto il tempo. Erano completamente assorbiti dal film. Non si sono mossi neppure alla fine, finchè non si sono accese le luci: a quel punto è scrosciato un grande applauso. Che cosa potevamo desiderare di più?
Subito dopo si sono buttati tutti su di noi e sul materiale pubblicitario. Chiedevano autografi, informazioni, chiedevano di acquistare il film. Eravamo talmente circondati da gente entusiasta che una Nativa di Taiwan si è improvvisata standista e spontaneamente ha distribuito materiale pubblicitario ai presenti. Si è creata un'atmosfera da happening: tutti fotografavano tutti e facevano foto con noi. Era una cosa strana, direi quasi magica.
La musica del Lab ha di nuovo provocato la magia. Qualcosa di indefinibile ha toccato il cuore dei presenti e li ha fatti sentire "dentro" una stessa esperienza.
Dopo il primo momento di euforia sono iniziati i confronti seri. Nessuno sembrava volesse lasciare la sala, nonostante gli impegni del Forum. Kenneth Deer, indiano Mohawk del Canada che compare nel film, sembrava piacevolmente sorpreso e quasi sbigottito dal questo film: non si aspettava nulla del genere.
Molti dei presenti, capi di delegazioni native, ci hanno raccontato le loro storie ed è stato naturale attivare una collaborazione. La delegazione dei Nativi di Taiwan ha manifestato il proposito di far conoscere Shan nel loro Paese e ci ha invitato da loro. Le proposte sono state molte.
Quando noi quattro siamo rimasti soli nella sala, ci siamo accorti che il catering, nonostante fosse invitante, non era stato quasi toccato; al contrario, il materiale pubblicitario era sparito e addirittura i CD e i libri in mostra erano stati tutti venduti dalla delegata di Taiwan la quale ci aveva poi consegnato diligentemente gli incassi.
Non so cosa sia successo esattamente, siamo ancora troppo ebbri per capirlo. Ma sicuramente è stata una magia. Vedere Shan all'ONU, davanti a spettatori di tutte le razze del mondo, vedere l'entusiasmo e la commozione nei loro occhi, sapere che torneranno nelle loro terre ai quattro angoli del pianeta con questo ricordo e con il messaggio che abbiamo lanciato... beh, è da capogiro. Avrei voluto che Stefano, il nostro regista, e i nostri due compagni del Lab, Andrea e Gianluca, fossero qui!
Dopo giorni massacranti di lavoro e tensione, alla sera finalmente ci siamo concessi una meritata cena da "Domenico" e ci siamo rilassati brindando con dell'ottimo vino francese, ancora increduli del successo di Shan.

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New York, 22 Aprile 2008

Sapevo già che il Forum on Indigenous Issues è l'assemblea più vasta delle Nazioni Unite, ma non l'avevo mai visto così affollato. L'effetto della recente approvazione della Dichiarazione dei Diritti è palpabile ad ogni momento. Dopo la battuta d'arresto e l'atmosfera ammosciata degli anni scorsi, quando sembrava che non si sarebbe mai arrivati alla famosa approvazione, ora è una festa continua. Una variopinta e chiassosa assemblea di migliaia di delegati vestiti di penne colorate, alti copricapi, coloratissimi abiti tradizionali e quant'altro, tutti muniti di computer e strumenti tecnologici, si stanno ritrovando in questi giorni per dare corpo ad una serie di principi stilati in 20 anni di riunioni. Tra questi ci sono le basi per la tutela delle tradizioni dei Popoli naturali e delle loro terre sacre, principi per i quali ci siamo battuti fin dall'inizio.
La Ecospirituality Foundation ha una sua unicità: siamo gli unici che si battono per la difesa di qualcosa di apparentemente immateriale, come la spiritualità degli individui e la sacralità dei luoghi. Eppure è proprio questa componente immateriale che può dare identità a un popolo.
La nostra unicità attira l'attenzione delle organizzazioni indigene. Sono in molti a chiederci aiuto e collaborazione. Si sta facendo sempre più strada tra i Nativi l'idea che la tutela delle proprie tradizioni è impellente quanto le conquiste sociali.
I primi giorni sono un continuo scambio di abbracci, saluti, regali, informazioni. Per il periodo del Forum la compassata atmosfera dell'ONU lascia spazio ad una continua festa, con danze e canti ad ogni angolo del palazzo di vetro. Non c'è niente da fare: i Nativi sono l'unica espressione vitale di questa umanità agonizzante. L'unica vera speranza.
In questo momento in cui in Italia stanno avvenendo le solite manfrine della politica-farsa, con i soliti politici imbalsamati che recitano la loro rappresentazione per i "polli" da ammaestrare, vedere dei Popoli che stanno progettando e disegnando il loro futuro in un'atmosfera di goliardia e caos totale è entusiasmante.
Il Forum è iniziato come sempre con una cerimonia, quest'anno aperta dal presidente boliviano Evo Morales e da un discorso del presidente generale dell'ONU Ban Ki-moon. La presenza di Evo Morales era molto significativa e simbolica ed ha suscitato grande entusiasmo in quanto è la prima volta che un Nativo diventa presidente di una Nazione.
E' bello ritrovarsi. Ognuno ha qualcosa da raccontare e da mostrare. Roberto Borrero è fuori di sé dalla gioia per la nuova bimba di pochi giorni che esibisce a tutti. La sua gioia è giustificata dal fatto che i figli dei Nativi non sono piagnoni e rompiballe, sono rilassati e tranquilli! Mai visto bambini così.
Robby Romero è arrivato qui in gran forma con un suo nuovo CD in supporto agli Indigenous Peoples e lo ha presentato stasera con una performance nell'ambito di un evento di musica e danza in cui si sono esibiti molti gruppi Nativi per celebrare l'approvazione della Carta dei Diritti. Les Malezer è anch'egli stranamente sorridente. Kenneth Deer ha sempre quell'aria saggia che infonde relax, ma quest'anno gli brillano particolarmente gli occhi. Eh sì, l'effetto della Declaration si sente eccome.
Ma noi non riusciamo a goderci fino in fondo questo momento: siamo troppo occupati e preoccupati per la presentazione del film. La sala da allestire, il service per l'attrezzatura da affittare, il catering, gli inviti... siamo in quattro e ognuno di noi ha almeno sei incarichi. E non riusciamo a non chiederci: verrà qualcuno? Sono giorni intensi, in cui gli appuntamenti si accavallano e i Side-Event si sovrappongono. Chi troverà il tempo di venire alla presentazione?

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Torino-New York, 19 Aprile 2008

Eccoci in partenza per un'altra avventura. Partire per l'America è sempre un'avventura, a maggior ragione se si affronta il viaggio con in tasca l'invito dell'ONU per la più importante assemblea annuale dedicata agli Indigenous Peoples, accompagnato (tanto per rendere tutto più emozionante - e più difficile) dalla locandina che pubblicizza la presentazione del film Shan all'ONU.
E' passata parecchia acqua sotto i ponti da quando abbiamo fatto i primi passi nella grande famiglia delle Nazioni Unite, ma ogni volta è un'emozione e ogni sessione ci arricchisce di esperienze e ci dà elementi in più per difendere quello che ci sta più a cuore: le tradizioni e i luoghi sacri dei Popoli naturali.
Dal 2000 (anno in cui abbiamo fatto il nostro primo ingresso all'ONU) ad oggi sono passati solo pochi anni eppure sembrano secoli. Inevitabilmente la fermata forzata del lungo viaggio aereo mi porta a riflettere. Da quel primo approccio timido e imbranato è nata una collaborazione allora inimmaginabile, che ha prodotto testi, CD, addirittura un film, tutti lavori che hanno ottenuto l'incoraggiamento delle Nazioni Unite. E soprattutto la nostra organizzazione è stata riconosciuta "in stato consultativo con l'ONU", che equivale ad un riconoscimento in qualità di esperti nella materia dei Popoli indigeni.
Tutto questo può non avere nessun significato per chi non ha rapporti con questo tipo di mondo. Per me e Giancarlo, che da anni ci battiamo affinché i Popoli naturali possano essere tutelati nella loro identità tradizionale, questi riconoscimenti non sono solo gratificazioni: sono strumenti preziosissimi. A seguito del nostro lavoro nell'ambito delle Nazioni Unite abbiamo ricevuto ben sei mandati da parte di altrettante organizzazioni indigene di tutti i continenti (Apache, Aborigeni, Taìno, Bretoni, nativi del Camerun e del Benin) quali rappresentanti ufficiali delle loro Comunità. Una di queste (Camerun) ha aperto una rappresentanza della Ecospirituality Foundation in Africa e un'altra si sta formando nel Benin.
Questi pochi anni hanno significato una importante accelerazione nel processo di riconoscimento dell'identità dei Nativi, tanto che il settembre scorso si è arrivati all'adozione da parte dell'ONU della famosa Carta dei Diritti dei Popoli indigeni, documento su cui si lavorava da moltissimo tempo.
Sono stati anni significativi e importanti per tutti quei popoli che non si riconoscono nelle grandi religioni, ma hanno una loro filosofia spirituale basata sul rapporto con la Natura.
Ma siamo solo all'inizio. La Carta dei Diritti è stata solo approvata, ma non applicata, e so già che molti tranelli sono ancora in agguato da parte di quelle forze che l'hanno sempre ostacolata. Troppi popoli stanno ancora subendo violazioni nei loro diritti spirituali, troppe terre sacre sono ancora violate.
Ora ci attende una nuova importante tappa nel nostro lavoro, anche se non so ancora esattamente che cosa ci aspetterà nei prossimi giorni.
Noi del Lab abbiamo vissuto spesso momenti come questo, e ogni volta è una grande emozione, ogni volta iniziamo l'avventura senza sapere dove e cosa ci porterà.
I nostri attuali compagni di viaggio, Luca e Vince, hanno già condiviso con noi a New York alcune emozioni indelebili, come la convocazione all'ONU per la "promozione", l'ambìto riconoscimento per il nostro lavoro, avvenuta in un inizio di gennaio freddissimo e magico che non dimenticherò più. Non ci chiediamo che cosa ci porterà questa nuova tappa. Ci lasceremo come sempre travolgere dagli eventi.
Di certo non sarà un tranquillo lavoro di routine: presenteremo nientemeno che un film, il "nostro" film! Solo all'idea mi viene un certo nervosismo. Il film Shan ci ha già riservato molte sorprese. Ogni presentazione è da noi Labs vissuta come una prova di esame: spiamo il pubblico per vedere le espressioni del volto, controlliamo se qualcuno esce prima della fine del film, siamo tesi a controllare la resa sonora e la qualità dell'immagine, insomma non ci rilassiamo. Questa volta sarà molto peggio: presenteremo il film davanti ad una tribuna di Nativi. Alcuni di loro ci hanno già confermato la presenza. Il film parla di loro e per loro, ma a "loro"... piacerà?
Tra l'altro, presenteremo in anteprima la English Version, con una nostra introduzione ovviamente in inglese.
Considerando che in questo film ci siamo messi a nudo, che è una sorta di dichiarazione di intenti, che contiene il cuore pulsante della nostra musica, che è un atto d'amore nei confronti delle tradizioni dei Popoli naturali e degli stessi Nativi, insomma esprime quello che noi siamo, dentro e fuori, per tutti questi motivi presentarlo all'ONU è la prova d'esame più difficile.
Ma non abbiamo tempo per pensarci. Appena arrivati siamo già travolti dai preparativi, sia per la partecipazione al Forum (la burocrazia dell'ONU è famosa) che, soprattutto, per l'organizzazione della presentazione. E considerando che siamo solo in quattro, so già che nei primi giorni ci resterà davvero poco tempo per cose marginali come mangiare e dormire.

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