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Rosalba's BLOG

Gennaio - Maggio 2007 Storyboard semiserio tra pettegolezzi,
riflessioni, fatti strani e altro...

Un particolare ringraziamento al webmaster Giancarlo (detto anche l'"Espertone")
che tormento ogni giorno e senza il quale non potreste leggere questo Blog!

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31 maggio 2007

Non so se Stefano sapeva quello che faceva. Non so se fosse pienamente consapevole delle conseguenze. Ma ora nessuno è più al sicuro in casa sua.
Stefano mi ha incuriosito sul sistema Skype, ora sono munita di webcam con microfono incorporato e imperverso nelle case di tutti quelli a cui riesco a carpire l'indirizzo skype.
Complici i miei amici che per il mio compleanno mi hanno regalato una magnifica Logitech QuickCam durante una festa improvvisata, all'insegna della musica, della danza, dei tamburi, dei cori, insomma casino puro.
Sicuramente Skype diventerà presto uno strumento di lavoro come il computer, internet e tutti i suoi derivati. Ma per ora è un bel giocattolone.
A dire il vero la mia vita ha subìto una svolta già da qualche settimana con l'avvento ADSL. E' inimmaginabile quello che si può fare con una linea a banda larga. E' giunta l'era A.A (After Adsl) che è seguita all'era B.A (Before Adsl).
Le possibilità di utilizzo di internet sono improvvisamente esplose in maniera esponenziale: a costi bassissimi si hanno a disposizione dati di ogni genere, immagini, filmati... e soprattutto MUSICA!!! Tanta, tanta musica. Che pacchia.

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30 maggio 2007

Sono ormai più di tre anni che puntualmente (salvo qualche rarissima defaillance) ogni martedì sera mi reco negli studi di Radio Flash per condurre la trasmissione "Nel segno del Graal, voci dal mondo dell'ecospiritualità". Ricordo com'era nata questa avventura: insieme a Maurizio e Giancarlo ho proposto la mia idea a Mauro, il capo, incoraggiata dal caporedattore Gianluca. Mauro incredibilmente mi ha dato fiducia e l'avventura è iniziata. In realtà Mauro ci ha tenuti d'occhio per un bel po' di puntate, e come non capirlo vista la nostra inesperienza; ci ha preso in giro (e continua a farlo) per le tematiche strane e a volte strambe che affrontiamo; ma fin da subito ci ha dato carta bianca: massima libertà di espressione, com'è nello stile dell'emittente.
È iniziato come un gioco e continua tuttora ad esserlo. Ma allo stesso tempo, pur divertendoci come matti, è un impegno che abbiamo preso molto seriamente, cercando di non venire mai meno allo scopo principe della trasmissione, quello di fare informazione nell'era della disinformazione. Una specie di missione.
La trasmissione è stata anche occasione di conoscere tanti personaggi, alcuni molto noti, sia dal mondo dello spettacolo che della pubblica amministrazione, che si sono avvicendati nello studio accettando di buon grado il mio invito. Tutti, salvo eccezioni rarissime, si sono sottoposti con spirito e con disponibilità alle mie interviste poco consuete. Ho così avuto modo di conoscere i lati inediti di persone conosciute sui giornali, al cinema o in TV, alcune delle quale mi hanno lasciato un piacevolissimo ricordo.
Ricordo con molto piacere l'intervista al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che ha rivelato un notevole senso dello humor ma anche molta umanità, disposto senza esitazioni a mettersi in gioco e a parlare di se stesso.
È stato bello conoscere più a fondo le idee di Madaski, o sentire le riflessioni dell'attore Eugenio Allegri, o la profondità dell'eclettica attrice Anna Cuculo. È stato bello conoscere Pietro Giau, regista e attore, una persona che emana istintiva simpatia. È stato coinvolgente sentire le idee e i progetti di un agguerrito sindaco della Valle di Susa, Simona Pognant, la bella sindachessa di Borgone di Susa che l'anno scorso abbiamo più volte visto in TV nelle appassionate arringhe NO TAV.
E ancora: la verve di Steve Della Casa, notissimo personaggio del mondo del cinema, o la dolcezza di Armando Ceste, regista impegnato che ci ha insegnato a comporre poesie Haiku. Le affascinanti tesi dello scrittore e archeologo Daniele Ramella. Sempre dal mondo del cinema, che dire della genialità di Stefano Milla? Un regista sempre pronto a percorrere sentieri inesplorati e a mettersi in gioco con umiltà, dote non comune.
Mi è rimasto particolarmente nel cuore l'attore Renato Liprandi, artista eclettico che passa con disinvoltura dai ruoli drammatici a quelli comici, impegnato nel cinema, nel teatro e in televisione. Divenuto famoso per il ruolo del direttore De Marinis nel serial "Camera Cafè". La sua modestia, la sua semplicità unita alla profondità d'animo mi hanno conquistata.
Sono tanti i personaggi che si sono avvicendati in studio. Ho avuto modo di conoscere dei seri ricercatori come i ragazzi del gruppo "Ricercatori del leggendario", gruppo che nella sua ricerca si è ispirato alla trasmissione: un figlio nostro, insomma. Frequentano spesso il nostro studio e ci portano sempre nuove scoperte nell'ambito del megalitismo nelle Valli di Lanzo.
Ricordo il momento magico creato dai suonatori del gruppo I Sunalié quando hanno suonato e cantato dal vivo in trasmissione: si è fermato il tempo.
Penso alle puntate di approfondimento su temi fuori dall'ordinario con gli esperti della Ecospirituality Foundation.
Ogni volta mi sono arricchita, ho imparato qualcosa ed ho scoperto che sono tante le persone sensibili e profonde. Tra queste gli stessi conduttori che ho avuto modo di conoscere a Radio Flash, i colleghi insomma. Marina, Charlie, Roberto. Persone particolari con cui si è creato un inevitabile feeling.

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29 maggio 2007

Ora il film Shan è anche a Milano.
La "prima" milanese è stata caratterizzata da una pioggia incessante che non ha dato un attimo di tregua. Ma anche dal piacevole incontro con amici che non vedevo da tempo, come Maria Rosa e Maurizio e la nostra amica irlandese, Jennifer, magica voce gaelica del nostro album "Sacred Land".
I Labs erano al completo sulla LabMobile, con Gianluca come sempre alla guida e Andrea eletto per l'occasione al ruolo di Navigatore, visto che sostiene di aver vissuto per anni a Milano. Non l'avessimo mai fatto! Ad un certo punto la situazione era questa: la LabMobile bloccata in mezzo al traffico milanese con le auto intorno a noi che strombazzavano, con Gianluca che cominciava a farsi prendere dall'ansia e gridava "dove vado? Si può sapere dove cavolo devo andare?" e Andrea completamente nel panico che diceva: "vai di là, no no di qua..." tuffato in una cartina che continuava a rigirare per tutti i versi sopra la testa di Luca.
I miei compagni non me lo riconosceranno mai, e quando ho tentato timidamente di farlo notare mi hanno mandata a stendere, ma chi ha risolto il problema? Io! Con un gesto eroico ho preso in mano la situazione e ho fatto fare inversione di marcia a Gianluca, portando brillantemente a termine (e miracolosamente a tempo) la missione. Alle 20.30 spaccate la LabMobile planava sgommando e con brusca frenata davanti al cinema Mexico tra gli applausi dei fans in attesa.
Beh forse ho un po' colorato la situazione... ma più o meno è andata così.
Gino ha condotto come sempre in maniera impeccabile la presentazione e l'intervista ai protagonisti. Sempre lui, il mitico ufficio stampa, è riuscito a trovare per ognuno dei presenti qualcosa da fare, compresi gli spettatori, che sembravano pure contenti: ho visto Maria Rosa uscire dal cinema con un fascio di cartelle stampa e con gli occhi che brillavano. Gino è così: in quattro e quattr'otto distribuisce compiti e incarichi per tutti e se si è distratti ci si ritrova anche a fargli la spesa al supermercato.
All'uscita sono stata avvicinata da un distinto signore che mi ha fatto i complimenti e mi ha raccontato le sue riflessioni personali. Mi sono apprestata ad ascoltarlo con attenzione, è bello sentire che cosa il film susciti nelle persone. Dopo dieci minuti di premessa, la rivelazione: mi ha confidato di essere l'unica persona sulla terra interamente costruita dagli alieni, per la precisione dai "grigi"... ha concluso il suo discorso dicendo tranquillamente che per lui i Popoli naturali sono spazzatura. Dopodiché ha acquistato il cd Sacred Land e si è congedato lasciandomi di sasso.

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25 maggio 2007

Non ho ancora capito se siamo noi a portare in giro il film o se è lui a portare noi.
Il nostro profetico regista ci aveva predetto: un film gira da solo, voi ve ne starete tranquilli mentre la vostra storia andrà in giro per il mondo.
Invece ci ritroviamo a girare come delle trottole tra antichi borghi, teatri storici, luoghi di frontiera e quant'altro. Non che la cosa mi dispiaccia, anzi, è piuttosto divertente. E credo diverta anche il gruppo di fedeli fans che non si perdono nemmeno una tappa.
Per la presentazione al teatro Instabile di Genova abbiamo noleggiato un pulmino e organizzato una spedizione con tanto di sound engineer, ufficio stampa, distributori al seguito, più ovviamente noi Labs e il nostro staff.
L'atmosfera era da gita scolastica, ci fermavamo a tutti gli autogrill e arrivati a destinazione abbiamo pure fatto una passeggiata in comitiva per le vie di Genova, in una zona non propriamente turistica, sotto il sole, accompagnati dal fenomeno ESP ricorrente, la solita "voce" che sento spesso in questi casi, che ripeteva "fanculo!" e alla quale la mia voce rispondeva ogni volta "che palle!" A produrre il fenomeno è Giancarlo, che mal sopporta il sole e le inutili passeggiate. Ma poi la cena ha calmato gli animi e ci ha predisposto nello spirito giusto per adempiere al compito per cui eravamo lì, ovvero la presentazione del film Shan al teatro Instabile di Genova.
Per la presentazione al cinema Verdi di Candelo, in provincia di Biella, abbiamo avuto delle gradite sorprese. Innanzitutto il luogo: un famoso ricetto medievale del XIV secolo, conservato intatto. L'atmosfera era davvero suggestiva. Poi la cena, in un delizioso ristorantino del posto, a base di riso al cagnun e Barbera. Infine, la cosa principale: il pubblico non solo ha mostrato di gradire il film, ma ha commentato, discusso, riflettuto a lungo. E non è cosa consueta. Erano presenti alcuni membri del LabGraal (io, Giancarlo e Luca) e il regista.
Gli spettatori ci hanno sottoposti ad un fuoco di fila di domande per circa mezz'ora, soprattutto sul tema dei Popoli naturali. L'incontro si è concluso con un lungo applauso.
Un lunghissimo applauso ce lo siamo guadagnato anche a Susa, con grande stupore ed emozione del gestore del cinema-teatro Cenisio, Sandro Contin, diventato ben presto un caro amico per il feeling immediato che si è creato tra noi. Non poteva essere altrimenti, vista la comune passione per i minerali oltre che per la musica celtica.
Della nostra tappa di Susa ricorderò con molto piacere gli spettatori che alla fine del film, dopo il lungo applauso spontaneo, sono venuti in massa a complimentarsi con noi e soprattutto a comunicarci le loro emozioni. Alcuni erano visibilmente commossi.
La serata era iniziata con un breve intervento musicale del LabGraal nello splendido scenario del teatro Cenisio, luogo con un'acustica eccezionale e una scenografia azzeccata che il gioco di luci ha reso particolarmente magica.
Dopo tutte queste presentazioni del film la settimana si è conclusa con un "vero" concerto, e ci voleva proprio, dopo i mini-concerti inevitabilmente brevi che precedono la proiezione del film.
Noi Labs in concerto funzioniamo così: prendiamo la rincorsa e poi ci scateniamo travolgendo tutto e tutti. L'epilogo è il gran finale con la cornamusa, momento epico e catarsi collettiva. Quando questo non è possibile per via del tempo limitato ci sentiamo come un atleta che si è preparato per i 100 metri ad ostacoli ma dopo 5 metri viene fermato. Un po' frustratini, insomma.
Domenica sera a Trofarello, invece, ci siamo concessi un vero concerto e ci siamo finalmente sfogati. E con noi si è sfogato il pubblico, che ha danzato con il gruppo Triskel, ha cantato, urlato, applaudito a ritmo. Il nostro pubblico, accorso come sempre numerosissimo, ha apprezzato e ci ha dispensato quel calore che sempre accompagna le nostre performances.
La serata si è conclusa con una bella sfida a calcio balilla, a suggellare un meritato momento di relax.
Questa nostra domenica "normale" ci ha riportati a quando eravamo "solo" degli spensierati musicisti e non anche "attori" con la responsabilità di far vivere un film su cui si incentrano le aspettative di tutti coloro che hanno creduto in questo progetto. Ma quasi ci sentivamo in colpa per la trasgressione... ok signor Shan, ora rientriamo nei ranghi e riprendiamo la promozione.

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14 maggio 2007

In mezzo al turbine delle presentazioni del film capitano anche altre esperienze parallele che si meritano un posticino sul mio blog.
Non capita tutti i giorni di presentare un libro, in veste di autrice, ad un Salone internazionale. La Fiera del Libro di Torino è ormai da tempo consacrata come uno degli eventi editoriali più famosi nel mondo. Per i torinesi forse è ormai un'abitudine scontata, ma nel resto del mondo questa kermesse ha una notevole eco. Sono moltissimi gli autori internazionali che ambiscono a presentare i loro libri in questa prestigiosa cornice, ma l'evento è unico quanto selettivo, ed essere inseriti nel programma è cosa sempre più esclusiva.
Ma i miei editori, Silvio e Eta della Keltia editrice, sono riusciti nell'impresa: io e Giancarlo per l'occasione ci siamo messi il cappellino dello scrittore ed abbiamo presentato il nostro libro "Il mistero delle rune" nella sala "Spazio Autori B" della Fiera del Libro. Eravamo inseriti nel programma Spazio Incontri tra nomi illustri come Bruno Gambarotta, Franco Cardini, il ministro Paolo Ferrero.
Ci ha presentava Silvio Canavese, nostro editore nonché autore della prefazione del libro: la sua appassionata introduzione e le parole di elogio che ha speso per noi ci hanno fatto arrossire.
È stata un'esperienza molto piacevole e soprattutto è stato gratificante notare l'interesse del pubblico, accorso particolarmente numeroso per questa specifica occasione. Vista l'atmosfera caotica del Salone, il frastuono continuo e i molti appuntamenti in contemporanea in cartellone mi aspettavo persone distratte che tutt'al più cogliessero l'occasione di fare una piccola sosta tra le corse agli stand. Invece le persone presenti erano davvero interessate all'argomento, segno evidente dell'esigenza di un contatto con una dimensione filosofica che sfugge alla logica di un quotidiano sempre più frenetico e assillante.
Mi sono sempre piaciuti i contrasti. Un vestito da sera portato con le scarpe da ginnastica. Un pow wow di nativi americani nell'assemblea ingessata dell'ONU. Un concerto metal in chiesa. Oggi, tra le presentazioni di libri sui rifugiati in esilio, su Che Guevara, su emergenza educazione, su malattie rare, il nostro discorso sulla filosofia delle Rune era un bel contrasto con il contesto in cui avveniva. Parlare dell'immaterialità dell'esistenza, del possibile contatto con la dimensione invisibile che ci circonda e di cui siamo parte, dell'ineluttabilità della vita e della morte, mentre tutt'attorno c'era solo frastuono e gente che correva a fare gli ultimi acquisti agli stand, è stato particolarmente poetico.
Si è creata una situazione di fermata che ha avvolto tutti i presenti, a poco a poco non ho più avvertito il frastuono (di cui tra l'altro si è parlato molto in questi giorni sui giornali proprio perché quest'anno era particolarmente violento), e credo di poter dire che anche le altre persone presenti, a giudicare dal loro atteggiamento, non lo avvertivano più.
Parlare di invisibile, di vuoto, di Shan porta a fermarsi dalla folle corsa. E porta ad incontrarsi con altri che stanno cercando le stesse cose. Senza togliere nulla all'importanza che hanno i temi sociali affrontati nelle altre presentazioni, sono convinta che occorra trovare anche lo spazio per il confronto con l'immaterialità dell'esistenza, poiché è da questo confronto che si può crescere interiormente.
Giancarlo ed io, insieme a Silvio, abbiamo messo l'accento sull'importanza di riappropriarci delle nostre radici, delle nostre tradizioni e delle nostre origini per scoprire chi siamo e per poter affrontare non solo il futuro ma soprattutto il presente.

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5 maggio 2007

La mia lunga assenza dal blog e la conseguente carenza di notizie fresche non ha certo scusanti verso chi mi segue fedelmente e visita con frequenza questo quaderno di appunti.
Vi avevo abituati a seguirmi nel mio peregrinare tra musica, viaggi, incontri particolari, personaggi noti e ignoti, fatti strani e strambi, battaglie, incazzature e quant'altro. E ora anche cinema. Fornendo occhi e orecchi a chi aveva voglia di entrare nel mio mondo.
Se vi ho trascurati per più di un mese è stato perché la mia vita, da un po' di tempo a questa parte, ha subìto una strana svolta che mi ha travolto e anche un po' stravolto, come credo sia successo anche ai miei compagni di avventura. Si muore e si rinasce ogni giorno, si volta pagina e... ooop! Tutto cambia.
Shan è entrato prepotentemente nella mia vita come in quella di tutti coloro che hanno partecipato al progetto, e ora nulla è più come prima.
Ovviamente mi riferisco a "Shan, il cuore antico dei popoli naturali", un film tanto progettato quanto atteso, un parto curato nei minimi dettagli, premeditato, preceduto da una gestazione che ha coinvolto, nel suo lievitare, molte persone inaspettate.
Poi è nato. E ora, a distanza di più di un mese dalla sua nascita, possiamo timidamente tentare un primo bilancio.
Perfettamente conscia del fatto che "ogni scarrafone è bello 'a mamma sua", mi trattengo dall'esprimere quello che mi sgorgherebbe spontaneo. Cercherò di attenermi agli aridi fatti.
Tre settimane di programmazione all'Empire di Torino (invece di una settimana come da previsione); una settimana al Politeama di Asti; una settimana all'Instabile di Genova (tuttora in corso); prossime date: Biella, Padova, Susa, Milano, Roma, Bologna. Molte altre sono in via di programmazione. Spettatori ad oggi: circa 5.000.
Questi i dati nudi e crudi. Ma c'è molto di più. Ci sono i commenti, le impressioni, le recensioni. Tutte più che lusinghiere. Le celebrazioni. I tanti personaggi illustri che hanno presentato le "prime". Le manifestazioni di affetto da parte del pubblico, i tanti applausi a conclusione delle proiezioni. Le proposte di collaborazione, le persone che ci hanno cercato per comunicarci la loro identificazione nel film...
Tutto quello che è successo da quel 29 marzo che ora mi sembra già così lontano, il giorno dell'esordio, tanto temuto quanto atteso, è scolpito nella mia memoria e nell'anima. E come sempre, questo blog ha il grande pregio di lasciarmi riflettere, di fermarmi un momento per fare uno dei tanti bilanci della mia vita.
Una sorta di confessione-riflessione che metto in piazza, alla mercè di chiunque. È catartico. Tanto non ho niente da perdere o da difendere.
La notte del 29 marzo, dopo la conferenza stampa, il ricevimento, l'anteprima, e dopo tutto lo stress della preparazione e l'aspettativa, mi sono sentita come svuotata. Sulla testa avevo un grossissimo punto interrogativo. Era stato tutto perfetto, magico; tanti invitati, tanti amici, grande pubblico, personaggi noti, applausi che non finivano più. TV, giornali, interviste. Il ricevimento era impeccabile. Non c'è stata una sola nota stonata. Ma invece di essere euforica come sarebbe stato naturale, ero perplessa e continuavo a chiedermi: e ora? Quale sarà il destino di Shan? Siamo davvero riusciti a trasmettere quello che volevamo? Sarà capito?
Giancarlo ha scorto quel grande punto interrogativo e, come spesso capita, ha pronunciato una frase che ha spazzato via tutte le mie domande. Ha detto: questo film è un film alieno, fatto da alieni per alieni.
Questa frase ermetica, non so perchè, mi ha provocato una ilarità incontenibile. Improvvisamente mi è stato tutto chiaro. Ho capito che non c'era nulla da chiedersi, e sono scoppiata a ridere come una matta. Ridevo di me. Come potevo essere così presuntuosa? Tutto era già stato scritto. Una volta di più, tutto sarebbe andato esattamente come doveva andare.
Ho riflettuto molte volte su come nulla avvenga a caso, come tutte le esperienze della vita siano legate da un filo invisibile che porta da qualche parte, verso un sentiero il cui tracciato si può vedere solo quando si arriva alla meta... ma mi sono anche spesso chiesta se mai esista davvero una meta.
Molte volte mi sono trovata a vivere esperienze particolari, in posti magici e lontani con persone che sembravano uscite da una leggenda, ma anche dietro casa, con gli esseri che popolano le nostre valli o a contatto con il pianeta. Spesso mi è capitato di "cambiare pelle" e iniziare un nuovo ciclo di vita, come chiudere un capitolo di un libro ed iniziarne un altro. Di morire e rinascere.
Dalla nascita di Shan mi sembra che nulla sia più come prima, che ogni cosa abbia trovato un suo nuovo posto. Ho come l'impressione che tutto brilli, dentro e fuori di me. E stranamente, chi si lascia "toccare" da Shan si mette a brillare.
Il regista mi perdoni: sembrano i discorsi di una pazza.
Tante persone hanno partecipato a questa impresa con il cuore e con l'anima. Mi hanno colpito i discorsi di Stefano, il nostro regista, che nelle presentazioni e nelle interviste riusciva con poche e semplici parole a definire il "cuore antico dei popoli naturali". O l'ardore con cui Anna Maria sta ultimando il libro "Shan", ispirato ovviamente al film. O anche la passione con cui Giovanni e Andrea stanno realizzando un fumetto ispirato a Shan.
Io e i miei compagni, e coloro che ci hanno sostenuto in questa impresa, abbiamo vissuto gli ultimi mesi come un film. Il film Shan, appunto. Ora il film è diventato realtà; vive di vita propria e noi ci siamo dentro. In fondo è la cosa più facile del mondo: i personaggi siamo noi che impersoniamo noi stessi. Shan è la realtà vera, vissuta al di là del sogno. I Popoli naturali sono i nostri naturali interlocutori... qual è la differenza tra film e realtà?
Il messaggio che volevamo lanciare con questo film era molto semplice: si può vivere in maniera appagante e libera, basta volerlo. Ci si può riappropriare della vita e viverla da protagonisti, basta volerlo. Ci si può sottrarre al disagio esistenziale nei confronti di un mondo che non ci piace: basta volerlo.
Come? "Solo riconquistando lo Shan tutto tornerà in equilibrio". La risposta è impressa nella pellicola.

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18 marzo 2007

Il countdown inesorabilmente procede e i protagonisti di questa impresa si sentono sospinti in accelerazione progressiva verso il loro destino.
Il film Shan ormai ci possiede tutti, tutte le azioni quotidiane sono dedicate a lui. Anche quelle che apparentemente non c'entrano nulla, sotto sotto sono influenzate da Shan.
Stefano mi ha avvisato di quello che sarebbe successo e mi ha predetto in anticipo tutti i passaggi di questo viaggio dentro un carrello sulle montagne russe.
Per me è come essere dentro una navicella spaziale, insieme a tutti quelli che lavorano intensamente a questo progetto. La navicella va dove deve andare, con tutti noi dentro. Ognuno di noi ha un preciso compito da svolgere, ogni compito si incastra perfettamente nel programma.
C'è chi è barricato in uno studio di registrazione per la post-produzione della parte audio; c'è il regista che ovviamente dedica tutti questi ultimi momenti alle rifiniture finali delle immagini; c'è il gruppo che si trova di notte a montare cartelle stampa; c'è la scrittrice che è ormai "posseduta" da Shan versione libro e si è chiusa in casa a scrivere fino alla fine del romanzo; ci sono i grafici che sfornano locandine, manifesti, cartoline... anche se in posti fisici diversi, siamo tutti legati da un filo invisibile che ci fa sentire come dentro una bolla. È un bel lavoro di gruppo in cui non ci sono conflitti o prevaricazioni: tutto è in equilibrio, tutto si inserisce nello Shan.
Le mail che io e Stefano ci scambiamo, o i discorsi deliranti che scaturiscono nottetempo con Luca e Andrea, potrebbero far pensare che il nostro livello di equilibrio sia piuttosto precario. In realtà ad essere in equilibrio è il nostro stato percettivo: in equilibrio precario tra sogno e realtà, tra stato onirico e stato di veglia. Ma in fondo la vita è solo un sogno, quindi perché preoccuparsi?
Attorno a questo film si muovono forze positive e persone che con il loro entusiasmo ci danno forza.
L'altra sera al Garage di Arte e Cultura, il nostro club, si è verificata una sinergia di elementi che hanno creato una di quelle serate che lasciano il segno. Si è parlato di Torino tra musica, cinema e mistero. Abbiamo mostrato in anteprima il trailer di Shan e abbiamo concluso con un breve concerto del LabGraal.
I relatori erano Guido Barosio, direttore di Torino Magazine, lo psicologo Alessandro Defilippi, i distributori cinematografici Giuseppe D'Amico e Gianpiero Massimelli e infine io e Giancarlo in rappresentanza del LabGraal. Giampiero Leo della Regione Piemonte ha introdotto la serata con parole colme di entusiasmo per il LabGraal di cui si dichiara accanito fan. La mescolanza degli interventi e dei temi, il trailer, la musica finale hanno creato un'atmosfera molto calda a cui il pubblico (numerosissimo) ha aderito con passione.
La serata, veramente piacevole, si è inserita benissimo nell'atmosfera che noi di Shan stiamo vivendo negli ultimi tempi. Si è creato uno spazio per parlare di Shan e del Graal; si è parlato di mistero senza cadere nei luoghi comuni. Era un osservatorio da cui guardare il mondo che gira senza farsi travolgere. E anche un'occasione per incontrare persone sensibili con cui confrontarsi senza schemi o verità aprioristiche.
Intanto il vortice va avanti. Preparazione manifesti, cartelle stampa, inviti, rifiniture all'audio e alle immagini, organizzazione ricevimento, prevendite. E, tanto per non farci mancare nulla, anche la mostra "Mother Earth People" che accompagnerà il film. Tutto incalza, tutto urge. Per fortuna possiamo contare sul LabGraal Fans Club che ci dà una grossissima mano.
Ormai mancano solo due settimane alla "prima". Non so cosa aspettarmi e in fondo non me lo chiedo. Mi piace che Shan esista, mi piace tutto quello che gli si muove intorno, mi piacciono gli incontri e gli intrecci che provoca. Gli argomenti correlati sono tanti, dai Popoli naturali alla musica, dal Graal al mito di Rama, dai Celti agli aborigeni australiani. Ognuno di questi argomenti è un tassello di un disegno globale, ogni elemento è come se volesse un suo tributo. Ho lavorato al film sentendomi profondamente unita a Jida, a Gary, a Ola, a Mike, a Céline, a Eugène. Ci sono anche loro, stanno partecipando al progetto e questo ci unisce ancora di più.
Pur se nessuno ha ancora visto il film, a parte ovviamente il regista, i protagonisti e i distributori, Shan ha già ottenuto molti consensi a scatola chiusa, sulla fiducia. L'incoraggiamento dell'ONU, Alto Commissariato per i Diritti Umani; il sostegno della Film Commission Torino Piemonte; i patrocini della Città di Torino, della Presidenza del Consiglio Comunale di Roma, dell'Istituto Italiano di Cultura di Melbourne. Ne siamo onorati ma è anche una grossa responsabilità. E tuttavia credo che le motivazioni che ci hanno spinto a buttarci a capofitto in questo progetto siano al di là di qualsiasi aspettativa egocentrica.
Uno dei motivi importanti per cui abbiamo fortemente voluto questo film è dare un contributo alla causa dei Popoli naturali che sosteniamo; lo faremo in termini di visibilità e anche in termini di sostegno finanziario: parte del ricavato della prevendita è destinato a loro, ai nativi.
Del resto, Shan è anche il loro film. Shan è Yemurraki, l'elemento che ci unisce e che ci ha permesso di capire che eravamo fratelli.

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31 gennaio 2007

Lo so, avete ragione, è un'indecenza che da più di un mese non abbia più scritto niente sul Blog.
Immagino che non sia una scusante il fatto che sto girando il primo film della mia vita da protagonista. Quando io e i miei compagni improvvisamente ce ne rendiamo conto ci fa un effetto che è tra la crisi di ilarità e il cagarsi sotto.
Ma cerchiamo di tenere un contegno e di essere all'altezza della situazione. Non fosse altro che per non far pentire il regista prima del tempo: cerchiamo almeno di arrivare dignitosamente alla "prima".
L'evento film "Shan" è entrato prepotentemente nelle vite di noi Labs, e anche se apparentemente tutto è come prima, i concerti, la radio, e tutte le nostre "normali" attività, in realtà viviamo in un mondo parallelo che assorbe tutta la nostra attenzione.
Abbiamo inaugurato i concerti delle Universiadi. Il 2006 era iniziato con il grande evento del concerto per le Olimpiadi di Torino, il 2007 è iniziato con un altro grande evento per il LabGraal: l'apertura delle Universiadi di Torino 2007.
L'anno concertistico si era appena concluso con il concerto del LabGraal per le celebrazioni del centenario della CGIL, e noi eravamo l'evento principale di tutta la manifestazione. Maurizio, mio compagno di avventura a Radio Flash, ne era stato l'artefice.
Come sempre, il pubblico ci ha regalato grandi emozioni e dimostrazioni di entusiasmo e affetto sincero.
Nel caso delle Universiadi, il bagno di folla è stato una immersione nell'affetto di un pubblico assiduo e sempre in crescita, difficile da contenere, talmente entusiasta da non farci avvertire differenza tra un concerto a Torino e un festival in Bretagna, dove la gente ha la fama di essere più calorosa; e ci stupiamo ogni volta che sentiamo dire che Torino è una piazza fredda e difficile. Evidentemente siamo molto fortunati.
Il concerto alle Universiadi è stato fortemente voluto da Gino, il nostro mitico ufficio stampa. Devo ammettere che ha avuto ragione. Come minimo perché fare un concerto per le Universiadi è stata un'esperienza divertente, e in effetti la nostra collaborazione con Gino è iniziata all'insegna del divertimento. Anche lui è come noi: le cose si fanno solo se ci si diverte.
In quell'ambito abbiamo conosciuto molti altri personaggi divertenti, tra cui il famoso "Olandese Volante" di Radio RTL, con cui abbiamo alcuni progettini...
Insomma, non sono stati concerti normali, ma eventi di portata mondiale. Eppure... una parte di noi è sempre là, dentro il film.
Abbiamo fatto centinaia di concerti, abbiamo fatto teatro; siamo abituati a stare in scena. Ma un film è un'altra cosa, e ci viene da chiederci se questa nuova sfida non sia un azzardo troppo "osé". Abbiamo osato troppo? Riusciremo anche questa volta a trasmettere quello che pulsa dentro di noi?
Siamo emozionati e trepidanti. Ma non credo sia per il semplice fatto di fare il primo film della nostra vita. E' per il fatto che si tratta del film "Shan".
Anche questa volta gli eventi si sono manifestati da soli, e noi come sempre ci siamo lasciati guidare. In questo abbiamo trovato il regista giusto: un pazzo come noi che è guidato da una forza misteriosa e il cui intuito lo ha spinto, una sera di qualche mese fa, a chiamarci per dirci con tono profetico: "ragazzi, è arrivato il momento."
Da quella sera siamo entrati in uno di quei nostri turbinìi tanto familiari, in cui tutto gira come una trottola, e ci si sente calati dentro un vortice inarrestabile che accelera sempre più, al di là della nostra volontà, fino al compimento dell'impresa.
E' la stessa sensazione che abbiamo vissuto quando abbiamo portato in scena gli spettacoli teatrali; o nelle preparazioni dei tour in giro per il mondo.
Ma stavolta c'è qualcosa di diverso. Tanto per cominciare, il nome. Ma come gli è venuto in mente? A Stefano, intendo. Che cosa lo ha ispirato? "Shan" è l'antico nome che lo sciamanesimo druidico del nord Europa usava per definire il Graal. E' l'immaterialità dell'esistenza, la realtà invisibile che dà vita a tutto ciò che conosciamo. E' lo stesso significato del Dreamtime degli aborigeni australiani.
Ma c'è di più. Secondo gli antichi druidi, Shan è una parola di potenza. Una parola magica in grado di evocare l'Invisibile e di mostrare quello che normalmente non si vede.
Non mi stupisce che quando è stato girato il primo film Matrix, Keanu Reeves, Carrie-Anne Moss e tutto il resto del cast insieme con i registi Wachowski, si siano trovati a vivere in un'altra dimensione e che abbiano dovuto ricorrere allo psicologo, finite le riprese, per rientrare nella "normalità" e uniformarsi alla vita di tutti i giorni. Matrix trattava in qualche modo gli stessi temi di Shan, poneva dei dubbi sulla concretezza del quotidiano. E credo che certi dubbi in profondità li abbiamo tutti: come si può credere che tutto quanto ci circonda sia reale? La vita è solo un sogno!
Certe tematiche, per il solo fatto di affrontarle, ti trasportano oltre il visibile e aprono una porta su altre dimensioni. Quando questo avviene, iniziano le sorprese.
La mia amica scrittrice Anna Maria dice che quando inizia a scrivere un romanzo, deve bisticciare con il romanzo stesso, fino alla sua (di lei) completa resa: di solito vince lui ed è lui che comanda fino alla fine.
E' quello che sta succedendo a noi, cast, regista e collaboratori. E' inutile stare a discutere: Shan vive di vita propria, ha i suoi tempi, ha le sue regole e i suoi scopi (che conosce solo lui). Tutto avviene così come deve avvenire, noi siamo gli attori (eh sì, questa volta è proprio letterale!) di un copione già scritto.
Shan, ad esempio, ha deciso che doveva essere non solo film ma anche libro.
E una sera, durante la festa di compleanno di Giancarlo, la povera Anna Maria è stata presa di mira da un burattino inconsapevole (io) che obbediva ad una volontà superiore. Le ho "dovuto" chiedere di scrivere un romanzo, il romanzo Shan, appunto. Immaginate la mia sorpresa quando lei mi ha risposto immediatamente "sì!" senza la minima esitazione. Shan stava guidando me e lei. Un quarto d'ora dopo, mentre la festa era al suo apice e il gruppo Triskel capeggiato da Milly scatenava tutti nelle danze, Anna Maria era nel mio studio a scrivere: aveva già iniziato il romanzo Shan. Ora Anna Maria sta passando tutto il suo tempo libero a trascrivere ciò che le viene dettato dalla "voce" che sente nella sua testa.
Fare un film non è come fare un CD, è molto più complicato. Ovviamente il 90 per cento è opera del regista, sono tutti cavoli suoi, tutto il resto è contorno. Ma questo 10 per cento di contorno ci sta massacrando. Viviamo di notte, tra lo studio di registrazione, la sala prove e la stanza multimediale. C'è da curare la parte audio, i titoli di testa e di coda, il commento, i sottotitoli. C'è la promozione, il contratto con i distributori, insomma tutte cose nuove per noi che vanno previste e curate.
Non so dove ci porterà tutto questo.
Il film ha intenti nobili: attraverso un percorso musicale vuole denunciare la condizione dei Popoli naturali che vivono senza diritti, che sono considerati non-persone. Ma dietro il percorso musicale e quello sociale c'è una trama invisibile che accompagna tutto il film. E' il vero film, un film nel film.
Non riesco proprio ad immaginare che tipo di reazione susciterà nel pubblico: indifferenza? Incomprensione? Noia? Può capitare di tutto, visto che stiamo percorrendo terreni inesplorati.
Ma è una bella avventura, e soprattutto, è un viaggio nel "paese delle meraviglie". Un viaggio iniziato molto tempo fa in Bretagna e proseguito in Australia. Il film Shan è un galattico puzzle che unisce tutti i pezzi della mia vita. Un viaggio nel Dreaming, alla ricerca del Graal. Tutto questo è Shan.

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