Rosalba's BLOG
Ottobre - Dicembre 2006
Storyboard semiserio tra pettegolezzi, riflessioni, fatti strani e altro...
Un particolare ringraziamento al webmaster Giancarlo (detto anche l'"Espertone") che tormento ogni giorno e senza il quale non potreste leggere questo Blog!
===========================================================================
11 Dicembre 2006
La grande fiducia che nutro nell'abilità di Stefano Milla come regista mi fa pensare che il nostro film sarà straordinario. La grande sfiducia che nutro in noi cinque come attori mi fa pensare che Stefano sia un bravo regista ma anche un grande incosciente.
Straordinario, questo film, lo sarà indubbiamente. "Straordinario" sta per "fuori dall'ordinario", e non ci può essere nessun termine più adatto di questo per definire il film "Shan".
Nella storia del cinema disegnata nel futuro dovranno coniare un nuovo termine per definire un genere che oggi non esiste, almeno non che io sappia. Quando noi cinque attori esordienti diventeremo famosi post-mortem (si sa che i meriti vengono
quasi sempre riconosciuti dopo), i critici e gli storici del cinema dovranno spremersi il cervello per catalogare questo film indefinibile. Nascerà un nuovo genere e tanti tenteranno di copiarlo, ma "Shan" rimarrà unico e inimitabile.
I discendenti del LabGraal diventeranno ricchi (almeno loro!), i pronipoti di Stefano gireranno il mondo a ritirare premi, targhe e statuette. I viaggiatori del tempo del quarto millennio accenderanno mutui per intraprendere il viaggio fino al lontano 2006, quando le riprese di Shan furono girate.
Gli echi di "Shan" si sentiranno in tutta la Federazione Galattica e gli abitanti del pianeta Terra diventeranno famosi in tutta la galassia per questo film. Gli "Shana" (così si chiameranno i fans del film) creeranno club e movimenti culturali
ispirati al film e organizzeranno un mondo virtuale ispirato ai valori di cui si parla nella pellicola. Nascerà una umanità parallela che giocherà un grande gioco di ruolo globale chiamato "Shan".
Il gioco "Shan" avrà delle regole molto semplici ma ben precise: tutti gli esseri viventi sulla Terra devono essere rispettati e considerati alla pari, come creature affratellate dalla comune coabitazione sullo stesso pianeta; tutti gli
esseri viventi nel cosmo devono essere trattati con lo stesso rispetto; tutte le tradizioni e le credenze devono avere pari rispetto e opportunità, ma nessuno deve coercire gli altri né imporre la sua ideologia; la Terra deve essere rispettata
e amata come un essere vivente; tutti devono avere la possibilità di scegliere la loro vita; a nessuno deve essere negata l'opportunità di vivere lo Shan.
Su questi principi gli Shana creeranno una società virtuale che diventerà un modello per tutta la società, e ben presto il
gioco contaminerà anche gli altri pianeti della Federazione Galattica. Cesseranno le guerre di religione, cesserà la
violenza, tutti impazziranno per questo gioco che pian piano diventerà sempre più reale e si sostituirà al vecchio modello sociale.
Stefano, se leggi queste parole, non preoccuparti: non sono impazzita, sto solo sognando. E poi chissà... perché porre dei limiti all'immaginazione? Come minimo potrebbe esserci materiale per un altro film...
=======================================================================
28 Novembre 2006
Oggi è stato inferto un duro colpo al progresso dell'umanità. La Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni, su cui le
apposite Commissioni delle Nazioni Unite stanno lavorando da 20 anni, è stata rifiutata dall'Assemblea Generale dell'ONU.
Vent'anni di duro lavoro, di diplomazia, di discussioni, di pazienza infinita da parte di coloro che lottavano per i diritti dei Popoli indigeni, sono sfumati in un attimo. Ora si dovrà ricominciare tutto daccapo.
È stata una durissima battaglia e l'abbiamo persa. Una volta di più hanno vinto loro, gli oppressori, i nemici del progresso
dell'umanità. Ora tutto sarà molto più difficile, perché si tratta di rimontare una china ripida e piena di insidie. Gli organismi messi in piedi dagli idealisti che volevano aiutare i Popoli naturali, ora, con questa batosta, hanno perso forza.
Questo colpo basso si inserisce perfettamente nella logica delle oppressioni che vengono perpetrate ai danni delle fasce
deboli. Non si riconosce agli animali il diritto di "persone", ma ora è sancìto ufficialmente che questo diritto non lo si riconosce nemmeno alle persone, o meglio, non a tutte. La mancata accettazione della Dichiarazione ufficializza la situazione dell'umanità: da una parte le società maggioritarie, disegnate dalle grandi religioni, costituite da persone con diritti civili, e dall'altra i Popoli naturali, costituiti da non-persone, con una non-storia, con delle non-tradizioni. Insomma persone non-persone che non valgono nulla.
La Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni è nata nell'ambito della Commissione per i Diritti Umani dell'ONU, Commissione storica, fiore all'occhiello dell'ONU, che (si mormora) proprio a causa dell'impegno verso i Popoli indigeni è stata oggetto di gravi attacchi al punto che lo scorso giugno è stata clamorosamente costretta a cambiare pelle, a sciogliersi e rinascere sotto un altro nome: il Consiglio per i Diritti Umani.
Ma il nascente Consiglio, già alla sua prima sessione, aveva ripreso con forza il lavoro di sostegno agli Indigenous Peoples e, come in risposta a chi aveva sperato che i Popoli indigeni perdessero un importante appoggio, aveva siglato la stesura finale della Declaration on the Rights of Indigenous Peoples.
Questa azione parte da lontano. Tutto ha avuto inizio nel 1986, quando la Commissione per i Diritti Umani dell'ONU di Ginevra ha varato il Working Group on Indigenous Populations con lo scopo di raccogliere le istanze dei Popoli nativi. Un'azione iniziata in sordina con un gruppo di lavoro che apparentemente non contava niente e che si limitava a raccogliere qualche delegato nativo e ad ascoltare i loro problemi.
Ma pian piano questo gruppo di lavoro è cresciuto sempre di più e viste le condizioni in cui versavano i Popoli nativi è nata la proposta di redigere una carta dei Diritti dei Popoli indigeni, per stabilire i minimi standard per la loro sopravvivenza, dignità e benessere.
L'assemblea dei Popoli naturali è diventata la più vasta assemblea delle Nazioni Unite. È ovvio che questa situazione ha destato preoccupazione nella società maggioritaria. Se consideriamo che i Popoli indigeni rappresentano più del 20% dell'umanità, immaginiamo il potenziale che possono rappresentare. Ma c'è un fattore ancora più importante da considerare: il fatto che i Popoli naturali, di qualsiasi latitudine e longitudine, al di là della cultura e delle usanze specifiche, parlano lo stesso linguaggio spirituale. Si capiscono, si intendono, sono uniti e solidali. Non ci sono discrepanze ideologiche, non esistono guerre di religione, c'è un feeling immediato perché hanno riferimento in valori comuni.
L'ambito che l'ONU ha fornito loro è stato anche occasione di reciproci scambi di vedute, di confronti.
In questo scenario si è inserito il lavoro della Ecospirituality Foundation. Io e Giancarlo, delegati della EF e rappresentanti degli Aborigeni Australiani, degli Apache, dei Bretoni, del Popolo Bassa del Camerun e, nella sessione di Ginevra, dei Taino, abbiamo fin dal nostro primo intervento (circa sei anni fa) insistito molto sui diritti "morali e spirituali" dei Popoli naturali. Sulla difesa della loro spiritualità e dei loro luoghi sacri. Ritenevamo (e riteniamo) che senza la presa di coscienza di questa identità morale, i Popoli nativi fossero esposti ad ogni genere di oppressioni.
Abbiamo partecipato con passione alle discussioni sulla Declaration, sia al Working Group di Ginevra che al Forum on Indigenous Issues di New York. Abbiamo assistito a scene penose in cui i detrattori cercavano ogni cavillo per frenare un processo che pareva inarrestabile.
Abbiamo visto gli attacchi subdoli degli esponenti delle grandi religioni, gli attacchi frontali e occulti, e abbiamo ammirato la grande pazienza di chi perseguiva l'obiettivo finale e non accettava provocazioni.
Lo scorso giugno si è arrivati al grande risultato finale: la stesura definitiva della Declaration, approvata dal Human Rights Council. Mancava ormai solo la delibera dell'Assemblea Generale dell'ONU, ma era un atto formale, e sembrava ormai cosa fatta.
E invece oggi la grande delusione. Gli Stati che dichiaratamente erano contrari (Canada, Australia, Nuova Zelanda, USA) sono riusciti a convincere gli Stati africani, che fino a quel momento erano neutrali.
Ecco alcuni passaggi della Declaration:
"I popoli indigeni hanno il diritto di praticare e di rivitalizzare i propri costumi e tradizioni culturali.
Hanno il diritto di rivitalizzare, utilizzare, sviluppare e trasmettere alle future generazioni la loro storia, lingue, tradizioni orali, filosofia, sistemi di scrittura e letteratura, e di designare e poi mantenere le proprie designazioni di comunità, luoghi e persone. Di fornire istruzione nelle proprie lingue.
I popoli indigeni hanno il diritto di manifestare, praticare, sviluppare e insegnare le loro tradizioni spirituali e religiose, i loro costumi e cerimonie; hanno il diritto di preservare e di accedere ai propri siti religiosi e culturali, con la dovuta intimità; hanno il diritto di utilizzare e di mantenere il controllo dei propri oggetti cerimoniali; hanno altresì il diritto al rimpatrio delle loro salme.
I popoli indigeni hanno il diritto alla dignità e diversità delle loro culture, tradizioni, storia."
Roberto Mucaro Borrero, rappresentante del Popolo Taino, ha affermato: "La rapina della Dichiarazione è un disonore assoluto per le Nazioni Unite".
Il Grande Capo dell'Assemblea delle First Nations, Ed John, ha dichiarato: "Oggi è un giorno molto triste per le Nazioni Unite ed è una sconfitta molto seria per l'integrità del Consiglio per i Diritti Umani formatosi di recente, che esortò l'Assemblea Generale ad adottare formalmente questo documento storico. Ora pare che la conseguenza più probabile sarà che le Nazioni Unite non adotteranno mai formalmente la Dichiarazione. Questo è uno sviluppo incredibile, imprevedibile e assurdo".
Siamo di nuovo ad un momento buio della storia dell'umanità. Oggi come ieri, sono i Popoli nativi a farne le spese. Si sta discutendo sul diritto delle fasce deboli ad essere riconosciute come facenti parte della comunità della Terra. Ad essere elevate al rango di "persone".
Probabilmente gli stessi discorsi sono già stati fatti quando in ballo c'era l'abolizione della schiavitù. Molte persone apparentemente "civili" si scandalizzavano alla sola idea.
Ora il gioco è diventato grosso: come faranno le società maggioritarie a soffocare l'identità planetaria che è nata nei Popoli naturali? Come potranno far dimenticare 20 anni di lavoro in cui è nato un vero e proprio movimento mondiale? Se sommiamo il 20% dell'umanità, costituito dai Popoli naturali riconosciuti, a tutti quelli che sono ancora invisibili, più tutti i loro sostenitori non nativi, sono cifre da paura. Aggiungiamoci anche l'incazzatura planetaria che in questo momento sta montando in tutte le delegazioni all'ONU e nelle relative comunità. È un potenziale spaventoso. Di certo la lotta non finisce qui, siamo solo all'inizio.
Potete leggere il testo completo della Dichiarazione al sito www.eco-spirituality.org.
=======================================================================
5 Novembre 2006
L'avventura cinematografica del LabGraal sta per avviarsi alla conclusione della fase delle riprese. Poi ci sarà il
montaggio e infine la promozione. Da quel momento in poi sarà tutta un'incognita. Tra qualche mese sapremo se avremo davanti
a noi una brillante carriera come attori (cosa di cui, non so perché, dubito fortemente), oppure se dovremo nasconderci o scappare all'estero per evitare di essere linciati da chi ha pagato il biglietto del cinema.
Ma il nostro regista continua a sottoporci ad iniezioni di fiducia ed entusiasmo, sembra davvero convinto, per cui (anche solo per non deluderlo) facciamo finta di essere anche noi convinti che andrà benissimo.
Per il momento l'idea dei risultati non ci sfiora: siamo troppo presi dalla realizzazione del film e ci stiamo divertendo un mondo, al punto che non vorremmo mai che finisse. Ci piacerebbe continuare a costruirlo all'infinito.
In realtà il lavoro è tutto sulle spalle di Stefano, che non solo sta dirigendo un film che ha l'ambizione e l'ardire di andare verso l'inesplorato, ma deve anche vedersela con degli attori esordienti che oltre a non avere esperienza non hanno nemmeno pazienza. Soprattutto alcuni. "Che freddo!"... "che caldo!"... "sono stanco"... "quando si mangia?"..."ho sete!"... Ammiro la calma di Stefano, che di certo io non ho. Ma so benissimo che la pazienza è la sua forza, perché fa parte della sua determinazione nel portare a termine un progetto.
Questo film, oltre che essere un progetto intrigante per il messaggio che costituisce, ci stimola sotto molti punti di vista. C'è l'aspetto musicale: la colonna sonora ci porta ad affrontare nuove sonorità, a dedicare il lavoro del gruppo ad
un nuovo approccio con la musica, che in questo caso deve essere studiata per un nostro film. Ci sono tutte le discussioni notturne per confrontarci sul messaggio del film e sul modo di proporlo. Ci sono le riprese, forse la cosa più stimolante, almeno per me. Cercare i posti adatti, vedere le realizzazioni sceniche e le soluzione tecniche di Stefano mi entusiasma molto.
Abbiamo girato in posti incantati delle nostre valli, e ogni volta è stato magico. Anche se la finzione cinematografica porta a concentrarsi soprattutto sull'aspetto tecnico, ogni volta è stato come un bagno in una dimensione senza tempo, in cui ci è sembrato che il luogo ci comunicasse le sue storie e ci trasmettesse le emozioni di chi era passato di lì nel corso del tempo.
Ma la notte scorsa, la magia di quello che è successo ha toccato l'apice e travolto tutti. Regista, aiuto regista, attori, comparse.
Dovevamo girare le scene finali del film, all'alba, in un luogo megalitico. Le scene prevedevano anche un certo numero di comparse.
Ci siamo attrezzati e con una trentina di amici e fans abbiamo organizzato un bivacco con ogni genere di comfort. Vino francese, whisky, cibo, dolci, thé caldo, caffè, latte, brioches, insomma un buffet permanente per affrontare la lunga notte. Stefano e il suo staff sono arrivati con tutta l'attrezzatura per le riprese comprese una tenda e delle coperte per
il freddo. Aspettando l'alba abbiamo girato le riprese notturne. Era un a notte freddissima, nordica, luminosa.
Abbiamo acceso un falò e improvvisato danze intorno al fuoco sotto un incredibile cielo stellato, con la luna piena che rendeva tutto irreale.
Il tempo è passato in fretta, le ore sono scorse via quasi senza che ce ne accorgessimo.
All'alba eravamo pronti presso i grandi menhir. Noi 5 del LabGraal e tutti gli altri. Noi Labs eravamo ormai dei pezzi di ghiaccio, oltretutto vestiti leggeri per esigenze sceniche. Ma a quel punto non sentivamo più niente, eravamo completamente insensibili agli agenti atmosferici.
Non posso raccontare le scene, rovinerei la sorpresa. Ma passare la notte in quel luogo magico, nel periodo di Samain, con
la luna piena che illuminava a giorno le grandi pietre, e vedere pian piano sorgere il sole... credo che sia stato uno dei
momenti più belli che io ricordi di aver mai vissuto. Eravamo tutti incantati, in silenzio, rapiti.
Non so quanti eravamo, né chi eravamo. Sembravamo molti molti di più in quel momento. Tante persone che sembravano provenire da ogni tempo e luogo. Tutte insieme a fissare il sole che si risvegliava, senza badare alle singole identità ma consapevoli di un destino comune.
In quel momento mi è venuta alla mente la poesia di Giancarlo, Viaggiatori del Tempo. Mi è sembrato che quella poesia potesse darmi l'unica chiave di lettura per poter capitalizzare quel momento così intenso.
VIAGGIATORI DEL TEMPO
Riconoscersi
per un istante
nello stesso sguardo.
Su due sentieri
che si incrociano
nell'infinita esistenza.
Incontrarsi
al di là delle forme
e dei pensieri
per diventare amici
nel tutto senza fine
e senza inizio.
Infiniti incontri.
Dimenticati
Disperatamente trattenuti
in uno struggente abbraccio
Istanti
sufficienti
per riconoscersi
e darsi un fugace saluto
tra viaggiatori
nel labirinto del caos.
Catapultati
senza meta precisa
attraverso il tempo,
attraverso lo spazio
e in tutte le stanze dell'universo.
Vivendo la propria vita
nel conforto di sogni
che nascono e finiscono
lasciandoci solo ricordi
di avventure
che sono state vissute
chissà dove
e chissà quando.
Infiniti ritorni
su percorsi struggenti
che si incrociano
con quelli di altri viaggiatori.
Vincendo il tempo
e vinti dal tempo.
|
|
=======================================================================
2 Novembre 2006
La trasmissione che conduco insieme con Maurizio e l'"espertone" Giancarlo su Radio Flash offre continui spunti per discussioni, riflessioni, ricerche, oltre che essere occasione di incontri con personaggi interessanti. Siamo ascoltati da un pubblico sempre più numeroso e partecipe, attenti ascoltatori
che ci seguono fedelmente ormai da anni, non solo in Piemonte ma on line da tutto il mondo, e che ci inondano di messaggi, mail e continui temi per nuovi argomenti da trattare.
Lo scorso martedì, 31 ottobre, era ospite in studio Sergio Chiamparino, sindaco di Torino.
Si è prestato con molta disponibilità ad una mia lunga intervista, circa un'ora e un quarto di riflessioni, ricordi, aneddoti, in cui è emerso un ritratto inconsueto di Chiamparino che è stato molto apprezzato dagli ascoltatori.
Il clima che io, Maurizio e Giancarlo cerchiamo di creare con i nostri ospiti è quello di un salotto rilassato, in cui venga spontaneo parlarsi quasi come se si fosse a casa propria. Quando vedo che l'ospite è a suo agio, sono contenta e mi sembra di aver ottenuto lo scopo, perché so che quello è il primo passo per un discorso vero.
Il sindaco Chiamparino è ben avvezzo a confronti radiotelevisivi, interviste e quant'altro. Lo abbiamo visto tutti in mondovisione in veste di uno dei maggiori protagonisti dell'avventura delle Olimpiadi di Torino. Lo leggiamo quasi quotidianamente sulle pagine politiche dei giornali nazionali, soprattutto dopo il suo trionfo alle elezioni di maggio, che fece scalpore.
Eppure l'altra sera, immodestamente, azzardo a pensare che abbiamo dato l'occasione ai nostri ascoltatori di conoscere un Chiamparino insolito, non solo per aver appreso i suoi gusti in fatto di letture, musica, segno zodiacale (a proposito: è
della Vergine). Ma per la sua apertura nell'averci mostrato un lato di se stesso che non conoscevamo. Si vedeva che era a suo agio, mi sembrava anche che si divertisse, e questo mi faceva piacere.
Dopo aver ascoltato stralci di ricordi di un passato in cui attraverso gli aneddoti personali si poteva avere uno sguardo su una Torino che, pur essendo passati solo alcuni decenni, non esiste più, siamo passati ad un confronto più personale, che ci ha mostrato un Chiamparino che si interroga sulla vita e sulla morte, sulla laicità e il laicismo, sulla religione e la spiritualità laica.
Abbiamo parlato del passato e del futuro, dei sogni di Chiamparino ragazzo e di quello che è ora, dell'evento tragico che lo ha sbalzato di colpo, nel 2001, in campagna elettorale come candidato alla poltrona di primo cittadino, della morte di Carpanini, allora candidato a sindaco di Torino.
Un confronto a 360 gradi in un clima rilassato, con momenti spiritosi e altri riflessivi.
Era la notte di Halloween, tutti festeggiavano, si mascheravano, facevano cose pazze.
Anche noi, a nostro modo, abbiamo fatto una cosa inconsueta: abbiamo invitato nel nostro salotto il sindaco della nostra città per un confronto a tutto campo. Abbiamo avuto la piacevole sensazione di confrontarci con una persona vera.
E forse anche per lui non è stata proprio una serata come tutte le altre. Chiamparino si è congedato con queste parole: "Grazie per questa serata diversa dal solito. E buona notte di Halloween a tutti!"
=======================================================================
31 Ottobre 2006
Notte di Samain. Ho fatto uno strano sogno.
Ho sognato un grande cerchio di pietre, pietre alte, imponenti e millenarie, che a loro volta facevano da guardiane ad un cerchio di pietre centrale. Un cromlech illuminato dalla luna piena, esistito da sempre ma che si mostrava solo a Samain.
Ho sognato che il sito megalitico era la dimora di una stirpe di draghi, grandi draghi che si tramandavano da tempi immemorabili il segreto dei Menhir. Ognuna delle dodici pietre aveva un compito e custodiva un segreto. Il cerchio interno proteggeva il segreto del Graal.
I draghi erano i custodi del luogo e sapevano come renderlo invisibile a chi non era puro di cuore.
Venivano da ogni parte dell'universo e da ogni tempo per vedere il grande cerchio di pietre.
Il cerchio era invisibile, ma a Samain si mostrava a chi sapeva cercare. In quella notte tutti gli abitanti del posto, umani e non, visibili e non, si incontravano tra le maestose pietre e facevano una grande festa.
=======================================================================
23 Ottobre 2006
La vita continua, il sogno diurno si prende la sua dose di tempo ed energia. Il quotidiano con i suoi assurdi ritmi fasulli assorbe
attenzione, come se invece di una finzione fosse reale. Ma se non ci si ostina a far finta di credere che sia tutto vero, ci si può divertire a giocare, e devo dire che il sogno che sto facendo da quando sono nata, ha dei lati piuttosto divertenti.
Questo periodo è caratterizzato dal film che io e i miei compagni stiamo girando: siamo impegnati nelle riprese di "Shan", il lungometraggio di Stefano Milla sul LabGraal, un'impresa che per noi è un enorme punto interrogativo, consci che non
avendo esperienza in fatto di recitazione rischiamo di fare una figuraccia in cinemascope sugli schermi delle sale italiane e forse, secondo le prospettive, anche all'estero.
Ma la grande fiducia in Stefano ci stimola ad andare avanti nell'impresa, e per il momento oltre che stimolante, l'esperienza si sta rivelando anche molto divertente.
Abbiamo girato alcune scene in un bosco di notte, e anche se un set cinematografico organizzato in un pezzo di natura incontaminata rende tutto surreale, l'atmosfera era oltre che assurda, molto magica.
Sarà un film strano, indefinibile, tra il fantasy, il simbolico, il documentario, il musical. Un genere nuovo, non catalogabile, come del resto succede per la nostra musica. Lo Shan, fulcro dell'esperienza dei Popoli naturali, è la chiave di tutto, il motore immobile attorno il quale tutto ruota e prende forma e vita. Come farà Stefano ad esprimere tutto questo? Non lo so ma conosco le sue
capacità e sono certa del risultato finale. Questo film, dopo le interminabili discussioni notturne in cui ne sono venute fuori di tutti i colori, sta prendendo forma e sta assumendo una sua fisionomia attingendo un po' da tutti noi: dalle abilità di ognuno (il regista, i musicisti, il poeta) ma anche da quello che insieme esprimiamo, un'alchimia interessante e sorprendente.
Nel percorso che ho intrapreso, sul cammino mi capita di incontrare molte realtà diverse, altri viandanti con cui percorrere un pezzetto di strada insieme, scambiare esperienze e arricchirsi reciprocamente. Molte sono le cose che, secondo i periodi, catturano la mia attenzione portandomi ad approfondire in maniera apparentemente casuale un aspetto della storia, della cultura o dell'espressione creativa.
Occupandomi essenzialmente di musica non avevo mai approfondito il cinema, pur essendone una grande fruitrice. A dire il vero mi sono sempre chiesta come potessero esserci persone che avessero la voglia, la pazienza e la costanza di costruire un film, con tutto quello che la cosa comporta. Ma il caso ha voluto che incappassi in questa forma d'arte, e ora ne sono completamente stregata.
Sul cinema sono stati scritti fiumi di parole, che per il 90% io non ho letto, e quindi parlo da incompetente. Mi affascina l'arte di "riscrivere" la realtà, mostrandola attraverso gli occhi del regista. Un film è un'opera d'arte che contiene un
preciso messaggio. Il "come" e il "perché" è tutto da discutere, ma il messaggio è quello che dà l'anima all'intero film. Mi affascina l'uso della strumentazione che permette di rendere "magico" il messaggio, la genialità e la manualità del regista nel trovare soluzioni che mostrino allo spettatore quella luccicanza che accende qualcosa in lui e gli tocca il cuore.
Noi Labs siamo abituati ai tempi serrati dei concerti ma non a quelli cinematografici. L'altra notte, sul set, era strano per noi assistere ad una preparazione di ore per poche scene, eppure queste soste forzare da un ciak all'altro producevano l'effetto di trasportarci in un'altra dimensione.
Mi porterò sempre dentro l'emozione e la soddisfazione del primo ciak, quando Stefano ha detto: "il primo è andato" e tutti abbiamo applaudito. Ci sto prendendo gusto, e so già che mi dispiacerà (come sempre nelle nostre imprese) quando tutto sarà terminato. Ma c'è ancora molto da fare, molte idee da sviluppare, la musica da preparare... siamo solo all'inizio.
Intanto di questo film si sta già parlando. Stefano ha prodotto il "promo" per i distributori, cosa che ci ha entusiasmato non poco.
Il nostro ufficio stampa ha già preallertato i media e ha dato l'annuncio del film durante una cena che ha organizzato per i giornalisti. Era una cena di lavoro e di relax, in cui si è parlato e discusso degli argomenti più svariati, dalla musica ai Popoli naturali, all'alchimia.
Erano presenti una trentina di giornalisti tra giornali, TV e radio. Compresi volti noti della RAI.
Nonostante le raccomandazioni di Gino, l'organizzatore, che ci aveva fatto una testa così perché cogliessimo l'occasione di avere un simile concentrato di mass media per parlare dei nostri prossimi eventi, siamo finiti a parlare di tutt'altro: UFO, Crop Circles, dietrologia sull'11 settembre... mentre Gino ci fulminava con lo sguardo e distribuiva cartelle stampa.
Non so come siamo finiti a parlare di UFO, forse è perché tutto sommato questi temi intrigano anche i più scettici.
È stata una piacevole serata in cui, come da intenzioni del nostro ufficio stampa, si è potuto parlare con calma non solo di eventi da promuovere, ma anche delle pulsioni che stanno dietro il lavoro del LabGraal. E inevitabilmente le idee e i progetti sono sgorgati a fiumi.
=======================================================================
19 Ottobre 2006
Gli eventi incalzano e come sempre tutto avviene in contemporanea, precipitando verso una conclusione che probabilmente è già scritta, ma di cui ancora non vediamo i contorni.
Mi rendo conto di essere un po' oscura nell'esposizione e probabilmente vi chiederete: ma che caspita sta dicendo?
Il fatto è che questo periodo è di per sé oscuro, ma non in senso negativo. Ci stiamo avvicinando a Samain e si avverte una certa imponderabilità degli eventi. Samain è la festa celtica più importante, in cui secondo le leggende si abbassano i confini tra visibile ed invisibile, e le crature dell'aldilà possono incontrarsi con quelle di questa dimensione. I confini appaiono meno netti, la luce del giorno cambia luminosità facendo diventare tutto più sfocato, il tramonto è incupito da foschia e nebbia, facendo intuire l'avvicinarsi dell'inverno. Tutto questo, per mia natura, mi pone in una condizione di continua curiosità come se mi dovessi aspettare da un momento all'altro di veder comparire qualche creatura dell'Autre-monde.
In questa fase del ciclo cosmico annuale tutto assume contorni più sfumati, ma allo stesso tempo più veri. La vita e la morte sembrano appartenere ad una stessa dimensione, e la natura ha un modo particolare magico di interloquire, facendosi sentire anche nei momenti più difficili con il suo amoroso aiuto.
La morte di persone care pone sempre di fronte ad una realtà più vera, uno schiaffo salutare per non dimenticare che apparteniamo ad una dimensione infinitamente più vasta che in ogni istante ci può richiamare a sé.
Ho perso due care amiche, persone diverse mancate per cause differenti; ad entrambe ero unita da un legame fraterno molto particolare e per certi versi misterioso. Anche se appartenenti a due mondi lontanissimi, mi viene da unirle in un unico atto d'amore, forse perché entrambe svegliate dal sogno e richiamate a casa in prossimità di Samain. Tornate a casa insieme.
Molto differenti, non si conoscevano neppure, ma qualcosa le univa. Con entrambe dialogavo della vita e della morte. Entrambe sapevano di avere ancora poco tempo da passare con i loro cari, e lo passavano serenamente, guardando con coraggio e saggezza verso il futuro che le attendeva, senza preoccuparsi per se stesse ma solo di chi avevano accanto.
Pochissime volte mi è capitato di parlare della morte con persone che avevano i giorni contati. Con loro è successo.
So di averle ancora accanto, entrambe. E non dimenticherò le promesse fatte.
=======================================================================
|