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Rosalba's BLOG

Dicembre 2005 Storyboard semiserio tra pettegolezzi,
riflessioni, fatti strani e altro...

Un particolare ringraziamento al webmaster Giancarlo (detto anche l'"Espertone")
che tormento ogni giorno e senza il quale non potreste leggere questo Blog!

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30 Dicembre 2005

Ho ricevuto una lettera da una signora che non conosco, dedicata al suo caro amico non umano, morto tre anni fa. Mi ha chiesto di divulgarla, come regalo al suo caro.
È una lettera toccante, che forse può far sorridere chi non ha mai provato il dolore di questa signora per una persona che non è della nostra specie. A me non fa sorridere. Mi commuove e ammiro questa signora perché ha il coraggio di dimostrare i suoi sentimenti.

"Mio carissimo Gigì,
si sta avvicinando il nostro terzo Natale senza te ed io ti voglio dedicare questi miei piccoli pensieri, perché così mi sembra di averti ancora materialmente vicino; dico materialmente perché io penso che tu sia sempre spiritualmente accanto a noi... ma siamo esseri umani e abbiamo tanta nostalgia del tuo folto pelo, delle tue grosse zampe, della tua bellissima grossa coda... insomma di tutto il nostro micione.
Molte persone mi suggeriscono di prendere un altro animale, cioè un altro micio poiché ciò mi aiuterebbe ad allontanare l'angoscia per la tua perdita.
Ma sarà vero? Qui è ancora tutto come quando c'eri tu: c'è la tua cesta da viaggio con dentro il tuo "pettine", ci sono le tue ciotole, sul balcone la tua lettiera; mancano alcuni tuoi giochino e un tuo sciallino da viaggio di lana rossa che Riccardo ha voluto che ti accompagnassero nella tua ultima dimora sulla collina prospiciente Superga; ma chissà quanti bei giochi avrai nel paradiso dei mici, altre che quelli del nostro piccolo pianeta Terra...!
E poi ci sono tante tue fotografie che ti ricordano da quando eri un adorabile micetto fino ad un mese prima della tua scomparsa. Una delle più belle è quella in cui sei sul letto di Riccardo circondato dai suoi "Ninin", i suoi peluche e quando accarezzo, in particolare, tre di questi: Tigre, Pepo (il gorilla) e la scimmia Lupo, mi pare di accarezzare il tuo morbido pelo grigio. Non manco di fare offerte per animali abbandonati, partecipo ad iniziative in loro favore, guardo films con animali come protagonisti e tutto ciò mi dà quasi l'impressione di "farti rivivere", o almeno mi consola il pensiero che tu dalla tua nuova dimensione possa essere contento che io ami i tuoi simili! Come inoltre non ricordare le bellissime lettere che il giorno otto di ogni mese ti invia Carla, la tua e nostra carissima amica, lettere piene di affetto e di rimpianto nei tuoi confronti?... "...E quando si tornava dalla spesa il sabato mattina spesso ti trovavo sul quel letto e ti davo un bacio... Ricordi e rimpianti..." (8-11-2005).
Mi sto, però, accorgendo che con queste belle rievocazioni sto "menando il can per l'aia" per non rivelare a nessuno e, forse, nemmeno a me stessa il perché sono tanto titubante a prendere un altro micio. Qualcuno potrebbe pensare che io tema di fare un torto a te, ma questo è solo parzialmente vero: in effetti io penso che coloro che sono in un'altra dimensione (esseri umani e altre creature di Dio) siano esenti dai nostri sentimenti quali la gelosia. La verità è che tu ci sei stato affettuoso compagno per tredici anni della nostra vita, tredici anni a cui io sono legata da tanti bei ricordi: gli ultimi anni di vita dalla mia mamma, la scuola di Ia e Cocco, i loro studi, le nostre vacanze con te, i nostri viaggi insieme, le festicciole con gli amici durante le quali tu, per essere "riverito", ti mettevi al posto d'onore...; tutte cose che non torneranno più e che io, a causa del mio pessimismo odierno, non vedo sostituite da altre altrettanto gratificanti... Ora la presenza di un altro micio per me sarebbe come dare un colpo di spugna a tutto ciò.
E poi, siamo sinceri: riuscirei a voler bene a un altro micio come ne ho voluto a te?
Per noi e per tanti amici tu eri eccezionale, come bellezza, come carattere, come intelligenza, e un altro, sarebbe altrettanto amato? E se poi gli volessi davvero bene, sono sicura che mi sentirei in colpa verso di te, contraddicendomi su quanto detto poco sopra...
Tutte le incombenze che riguardavano te: lavare le tue ciotole, la lettiera, acquistare le tue pappe, cercare le crocchette (di cui eri tanto goloso) meno dannose alla tua salute, preparare tutto l'occorrente per le tue vacanze con noi (ricordi la canzoncina: "quale sarà il bagaglio del micio?") foderare sedie e poltrone di alloggi o camere d'albergo perché tu non le demolissi con le tue (adorabili) unghie da tigre, rimediare alle tue marachelle (come quando, appena fatto il presepe, lo scambiavi per la tua "lettiera invernale") non mi pesavano affatto, anzi alcune erano spunto per battute scherzose. Succederebbe così anche con un altro micio, oppure proverei un senso di fastidio che forse sarebbe notato dal poverino reo soltanto di seguire i suoi istinti? Evidentemente non sono ancora pronta per accogliere un altro micio nella nostra casa, nella nostra famiglia.
Quando giungerà il momento, sarai tu a farmelo capire, non è vero?
Buon Natale, piccolo amore! Fate una bella festa tutti insieme con Tato, Poldo, Ariman Nifish (la micina della mia adolescenza), Fido, Beba, Cabul e tutti i nuovi amici che avrete incontrato "lungo i pascoli del cielo" e dal vostro sontuoso banchetto mandateci qualche briciola di Felicità!
Mamma Micio con Riccardo, zia Ia e tutti coloro che ti hanno voluto (e ti vogliono) bene."

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Torino, 29 Dicembre 2005

Si avvicina la fine e l'inizio; so che il calendario è solo una convenzione, ma le stagioni sono vere, e il Solstizio d'Inverno ha segnato inevitabilmente un altro giro di boa.
Sono tempi di bilanci, e viene istintivo tirare le somme del dare-avere del ciclo che si sta concludendo. Viene da pensare agli amici che ci hanno lasciato, e questo può essere in certi casi lacerante. Ma non ci si può fermare a questo, perché sarebbe solo il contorcimento in una sofferenza gratuita. Preferisco pensare a quegli stessi amici immaginandoli mentre scorrazzano in una dimensione magica tutta da scoprire, insieme ad altri amici con cui giocare e divertirsi. E alla nuova presenza entrata a far parte della famiglia, un essere misterioso che ha l'aria di saperla lunga sulla sua provenienza.
Penso ai nuovi amici scoperti in questo ultimo anno, e mi coglie un senso di tenerezza. Amici, anzi fratelli, che non sapevo di avere, e che ora fanno parte della mia vita, come se li avessi sempre conosciuti. Rifletto su tutte le cose che si potrebbero fare insieme se non ci fossero tutte quelle migliata di km. di distanza.
Rifletto su tutte le persone che vorrebbero cambiare il mondo ma si trovano sempre davanti gli ostacoli dell'egoismo, dell'opportunismo, della falsità. Penso a chi fa gli sgambetti e a chi inciampa: a volte si confondono i primi con i secondi. In questa confusione creata ad arte c'è sempre chi soccombe e chi invece rimane in piedi a ridere di chi è stato usato. È la storia della società maggioritaria: vincitori e vinti, oppressori e oppressi, invasori e invasi. Buoni e Cattivi. Ma a volte è difficile distinguere i Buoni dai Cattivi, e quel che è peggio, i Buoni molte volte si identificano nei Cattivi, o vedono nei Cattivi altri Buoni. E chi non prende posizioni, o per vigliaccheria o perché è confuso, in realtà fa il gioco dei Cattivi. Insomma, è un gran casino. Forse si potrebbe parlare di furbi e babbaloni, ma il risultato non cambierebbe.
Ma non sarebbe meglio che tutti facessero i Buoni e che insieme si costruisse un mondo di pace e armonia, prospero e felice?
Sarebbe molto meno complicato e ci si potrebbe godere la vita tutti insieme. Basterebbe una ricetta semplicissima: non essere falsi, non approfittare degli altri, non usare gli altri per il proprio tornacconto. Una regola che vale sia nel piccolo che nel grande.
Lo so, sto sognando. Ma in fondo il mondo che sognavo da piccola non è molto diverso da quello che sogno anche ora. Non ho mai smesso di sognare e credo che non smetterò mai.
Rileggo le parole appena arrivate da altri sognatori dall'altra parte del mondo e mi scaldo il cuore:
"Dear Giancarlo and Rosalba and Friends, Thank you from our People in Australia. All the very best for 2006 and may the good struggle continue. Best Wishes, Gary, Jason, Jida, and our North west nations Clans Communities from the Murray River, Australia."
May the good struggle continue, Bros!

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25 Dicembre 2005

Il periodo che sta attorno al cosiddetto "natale" (ma natale di chi? mah!) è frenetico e ricco di spunti di ogni genere. Io cerco sempre, per quanto mi riesce, di non farmi prendere dai luoghi comuni che invece di arricchire questa festa la privano della sua magia, e così mi ribello un po' all'idea che bisogni correre, correre e correre... ma per andare dove? Eppure vedo che tutti corrono. Cerco di ispirarmi al significato reale e antico di questo momento dell'anno: il Solstizio d'Inverno, celebrato da tutte le culture dei Popoli naturali.
E se ci si ferma un po', si può anche cogliere delle cose strane, dei segni molto particolari nel cielo. Proprio la notte del 24, la notte in cui nelle tradizioni celtiche si celebrava la festa del Graal, ho vissuto un momento molto particolare e magico. Mi trovavo all'interno di un cerchio di pietre, in una terra sacra per le tradizioni celtiche locali, con un Nativo europeo che suonava Amazing Grace con la bagpipe, insieme ad una cerchia ristretta di amici veri. Accompagnavamo il motivo con un coro a bocca chiusa ed era un momento davvero molto suggestivo. Ho alzato gli occhi verso il cielo stellato ed ho chiesto mentalmente un segno, in risposta ad una mia tacita domanda. Ebbene, subito dopo ho visto una stella cadente enorme, un vero e proprio bolide, bianco e molto luminoso, attraversare il cielo da Nord a Sud con movimento molto lento. Ho avuto il mio segno, è stato il più bel regalo, arrivato da una dimensione al di là della mia portata, e lo conservo ancora dentro di me.
Questo è anche il periodo dei concerti di Natale. Tra tutte le proposte, noi prediligiamo quelle che sono per una buona causa. Di certo non diventeremo mai ricchi, ma in compenso ci sta crescendo un'aureolina dorata sulla testa, sempre più luminosa, almeno a giudicare da quello che i giornali dicono di noi. Ecco alcuni estratti dagli articoli usciti in questi ultimi giorni: "Il Laboratorio del Graal, affermatosi anche fuori dai confini come uno dei più attivi centri italiani di ricerca e riebaborazione delle grandi tradizioni musicali celtiche, torna ad annunciarsi tutto all'insegna della solidarietà, com'è sua tradizione" (La Repubblica).
"Da sempre impegnati in iniziative di solidarietà, il gruppo capitanato da Rosalba Nattero non è soltanto un'autorità nazionale in materia di ricerca della tradizione celtica, ma anche ambasciatore di quel ricco patrimonio umano e sonoro presso le università australiane" (Torino Cronaca).
"La formazione torinese conduce di pari passo l'attività musicale con quella della solidarietà e della difesa dei più deboli" (La Nuova).
"Il Laboratorio Musicale del Graal, autorità nazionale nel campo della musica e della tradizione celtica, è particolarmente attento ai problemi delle minoranze e alle culture locali" (News Spettacolo).
"All'alto profilo etico della serata corrisponde il valore assoluto del gruppo che si offre a supporto della manifestazione: il Laboratorio Musicale del Graal, una band particolarmente attenta ai problemi delle minoranze e alle culture locali" (La Stampa).
Il fatto è che a noi fa un piacere immenso sapere che la nostra musica serve a dare un contributo di benessere a persone in difficoltà. È già tanto gratificante il fatto stesso di suonare la musica che amiamo ed essere apprezzati dai nostri tanti fans. Dedicare i nostri spettacoli ad una buona causa per noi è il massimo.
E così abbiamo suonato nella parrocchia di Front per gli anziani ospitati dalla Casa di Riposo, alla Suoneria di Settimo per la scolarizzazione dei ragazzi del Sudan, suoneremo a Capodanno alla Grotta di Merlino per gli animali abbandonati.
Iniziative che ci fanno sentire meglio in un momento dell'anno in cui le ingiustizie dovute ad un sistema sociale squilibrato si percepiscono maggiormente e che ci fanno venire ancora di più la voglia di continuare a combattere, con le armi che abbiamo ovvero la nostra musica, per provare a cambiare un mondo che non ci piace.

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Torino, 6 Dicembre 2005

Non è facile riprendere il blog dopo le esperienze straordinarie che abbiamo vissuto in Australia.
C'è voluto un certo tempo per assorbire tutto e di certo non è finita qui. Anzi, sembra che l'esperienza australiana non solo abbia lasciato un segno indelebile, ma continui a maturare come se dovesse ancora rivelarsi in tutti i suoi molteplici aspetti.
È un po' come essere morti e rinati, aver compiuto un certo percorso nell'aldilà ed ora essere tornati con un patrimonio tutto da comprendere e sviscerare.
Il film che abbiamo realizzato in Australia, diretto, girato e montato in maniera geniale da Luca, non ha reso nemmeno l'un per mille dell'esperienza originale, eppure gli amici e soci della Ecospirituality Foundation che hanno assistito alla prima proiezione si sono trovati coinvolti, hanno partecipato alla nostra impresa, hanno riso dei nostri momenti buffi, si sono commossi insieme noi nei momenti più toccanti. È stato bello condividere quei momenti.
Noi Labs, insieme a Vince, Roby e Nadia che hanno vissuto l'avventura con noi, ci sentiamo un po' come dei reduci e ci viene spontaneo trovarci ogni tanto per confrontarci su questa strana esperienza. Che tra l'altro, a proposito di segni, ne ha lasciati davvero di misteriosi, almeno a me.
Avevo concluso il racconto australiano prevedendo che un suono di didgeridoo mi avrebbe fatto compagnia ancora per un po'.
Non pensavo fino a questo punto. Mi sveglio di notte di soprassalto, tanto è forte. Ragazzi, fratelli aborigeni, vabbè che la vostra scienza prevede anche lo sviluppo dell'arte magica, ma potreste abbassare un po' il volume quando mi venite a trovare di notte? Non che mi dispiaccia, sia chiaro, ma ho qualche difficoltà a prendere sonno. Non basta Maya che mi salta sulla pancia, ci si mette pure il didgeridoo fantasma.
E non c'è solo quello. Da quando siamo tornati, io e Giancarlo abbiamo la netta sensazione che "qualcosa" ci abbia accompagnato. È solo una sensazione, ma è molto netta. Ma qualunque "cosa" sia, è comunque una presenza positiva, sta diventando una compagnia.
In ogni caso, anche se l'esperienza australiana è stata straordinaria, quello che vivo qui non è da meno: la vita è di per sé un'esperienza straordinaria, e il percorso che mi trovo a seguire da quando mi sono messa sul cammino alla ricerca del Graal, è molto più affascinante e sconvolgente di quanto le mie aspettative di ragazzina mi avessero fatto immaginare.
Sono di nuovo qui alle prese con le mie battaglie, con il mio bagaglio di scoperte, riflessioni, intuizioni, incazzature. Tutte cose che non voglio tenere per me, ma che mi piace condividere con chi ha voglia di ascoltarmi (mi spiace per Giancarlo, il webmaster, che pregava affinchè non mi tornasse mai più l'ispirazione).
E a proposito di incazzature, tornando nelle terre native ho avuto modo di trovarmi coinvolta emotivamente in un sopruso ai danni dei territori sacri dei Nativi europei.
Mi riferisco al tanto discusso progetto dell'Alta Velocità (la famosa TAV) che prevede la perforazione (e profanazione) di alcune montagne notoriamente sacre per le tradizioni della Valle di Susa: il Rocciamelone, nome celtico Roc Maol, il leggendario Musiné e il monte Pirchiriano dove sorge la famosa Sacra di San Michele. Tutta la zona toccata dalla mitica città di Rama, origine celtica delle nostre valli. Probabilmente con l'inevitabile distruzione delle possibili vestigia archeologiche custodite sotto il suolo della Valle, senza che gli abitanti possano intervenire nella gestione del progetto.
Le popolazioni locali si oppongono e sono unite e compatte nella protesta che sta assumendo toni sempre più accesi, ma comunque pacifici. Cosa che non si può dire dei sostenitori del progetto, ovvero tutte le amministrazioni, regionali, provinciali, statali, tutte unite in questa sopraffazione anche se di colori politici diversi. Si è arrivati alla militarizzazione della Valle, con check-point, perquisizioni, strade bloccate, addirittura cariche della polizia contro manifestanti pacifici che hanno coinvolto perfino europarlamentari che stavano raccogliendo informazioni sul caso.
Il blitz della polizia della notte scorsa ha sorpreso nel sonno il gruppo che presidiava Venaus e li ha sgomberati a forza. Nei tafferugli parecchie decine di tranquilli civili che manifestavano pacificamente sono finiti all'ospedale. Tra di loro molti anziani che sono stati sorpresi violentemente nel sonno, immaginiamo con quale conseguente spavento.
Quella che trovo disgustosa è la posizione compatta dei sostenitori della TAV, che pur se trasversali nei colori politici, non sono mai stati così uniti come in questo momento nell'accanirsi contro la popolazione di un'intera vallata.
Li definiscono "barotti", "trogloditi", "montanari" (come se fosse un'offesa). Dicono che la TAV si deve fare anche se le popolazioni locali sono contrarie, i "localismi" non contano niente e non devono fermare "il Progresso" con la P maiuscola. Li hanno accusati di essere una minaccia per l'Europa unita.
Anche gli Apache che protestano per l'osservatorio costruito sulla loro montagna sacra sono stati accusati di andare contro il progresso. Ma sia gli Apache che i Valsusini non sono affatto contro il progresso, semplicemente vorrebbero che fosse rispettata la loro cultura.
Oltretutto,il progetto TAV, da quel poco che ci è dato di sapere, non sembra affatto andare nella direzione del Progresso. Pare che sia un progetto inutile oltre che costoso. Sembra che ci siano altri progetti alternativi molto meno costosi e molto meno devastanti per la Valle, ma, chissà perché, non vengono presi in considerazione.
Sui giornali ora si legge anche che gli oppositori sono dei pericolosi eversivi.
Io li ho conosciuti, li ho visti. Sono persone tranquillissime, normalissime, famiglie con vecchi e bambini, gente normale come io e voi. Un'intera popolazione vuol dire gente di ogni categoria, pensiero, età. Eppure tutti uniti. Senza capi, senza altra mira che quella di proteggere la propria terra.
Ed è proprio questa la cosa più toccante: la protesta di un popolo che non sopporta il sopruso inappellabile della profanazione del proprio amato territorio. Attorno a questa protesta si è creato uno strano movimento, trasversale e spontaneo, che conduce una lotta senza fine. I sindaci e le polizie municipali sono schierati con loro.
E questa lotta rivela non solo l'amore per la propria terra ma anche la nascita di una nuova identità, quell'identità che la maggior parte di noi ha dentro se pur soffocata da esigenze e obiettivi indotti e non nostri. Un'identità basata sull'esigenza di un rapporto vero con la natura, di rapporti veri con gli altri, di libertà.
"Siamo persone autentiche" mi diceva Elena, una delle persone che lottano contro la TAV. "Stiamo scoprendo un nuovo modo di stare insieme". Mi raccontava che i cortei e le manifestazioni sono organizzati con il passa-parola, e che molte volte sfociano in momenti sociali in cui si sta insieme in armonia, si canta e si balla, ci si diverte insieme anche se di generazioni diverse. Momenti che mi ricordano i Ceilidh scozzesi o i Fest Noz bretoni, mi ricordano radici celtiche, native.
Così come questo triste sopruso che si sta consumando nella Valle mi ricorda terribilmente quello che sta succedendo ai bretoni di Carnac e agli indiani Apache. Stessa profanazione, stessa arroganza da parte dei profanatori, stesso inspiegabile accanimento.
Sono curiosa di vedere che cosa produrrà questo laboratorio che è oggi la Valle di Susa. Mi auguro che questo impulso genuino, sano, giusto, questa manifestazione di amore per la propria terra e per la propria gente, possa sfociare in un'esperienza di libertà e armonia e soprattutto mi auguro che questa identità nascente non venga in nessun modo soffocata.

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