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Rosalba's BLOG

Maggio - Settembre 2005 Storyboard semiserio tra pettegolezzi,
riflessioni, fatti strani e altro...

Un particolare ringraziamento al webmaster Giancarlo (detto anche l'"Espertone")
che tormento ogni giorno e senza il quale non potreste leggere questo Blog!

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15 Settembre 2005

È nata la bandiera dei Nativi europei. Anzi, è rinata. L'antica effige della mitica città di Rama, che nell'era protostorica ha avuto un ruolo di primo piano nei territori dell'attuale Piemonte, è venuta alla luce tornando a sventolare sulla terra che aveva visto antichi fasti.
La porteremo con noi in Australia e sarà la testimonianza di una tradizione che ha resistito ai tempi oscuri della storia, alle persecuzioni e all'oblio voluto da chi la storia l'ha riscritta a proprio vantaggio.
Non porteremo in Australia solo la keltic music, ma anche la storia delle origini celtiche del Piemonte. Ci confronteremo con le realtà celtiche australiane, le comunità irlandesi e scozzesi, e cercheremo (possibilmente senza farci picchiare) di far capire loro il nostro punto di vista, ossia che la tradizione celtica non è appannaggio dell'Irlanda o della Scozia ma anche delle nostre terre. Anzi, secondo il mito una importante culla del celtismo è situata proprio nei territori piemontesi. Cercheremo anche di spiegare loro gentilmente che, come dice Rino il nostro amico australiano, in fondo agli irlandesi e agli scozzesi sono rimasti i riflessi del celtismo, le briciole, mentre dalle nostre parti c'è una storia intonsa, tutta ancora da riscoprire.
Non so come la prenderanno, ma se dovremo scappare inseguiti dai Celti locali, lo faremo sventolando la nostra bandiera.

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13 Settembre 2005

La partenza si avvicina e iniziano i saluti. Stasera, alla mia trasmissione su Radio Flash, ho voluto salutare gli ascoltatori con una sorpresa: il LabGraal unplugged. È stata una trasmissione divertente, almeno per noi che la facevamo, ma spero anche per chi la ascoltava.
Lo studio era pieno oltre che incasinato come al solito. Pieno di strumenti, di musicisti e di fans. I Labs sono stati come sempre all'altezza della situazione e finalmente la sigla "Breiz Song", ormai un tormentone, è stata eseguita dal vivo.
Tra un pezzo e l'altro, si è parlato di Australia, ma anche di fatti strani come la medium che ha ritrovato il corpo di una ragazza in fondo a un lago, morta tre anni prima. E del megalite di Ceres. E a proposito di Ceres, l'espertone ha aggiunto particolari inediti ai fatti già descritti sul blog dell'8 settembre. Ha raccontato che i giorni che avevano preceduto la conferenza sugli UFO e lo strano incontro con il misterioso ragazzino, erano state viste luci che volteggiavano nel cielo sopra Ceres. Avvistamenti di cui avevano parlato anche i giornali locali.
Nemmeno stavolta gli ascoltatori e i presenti hanno potuto evitare il mio domandone. Che era: che cos'è l'amore?
Tutte molto profonde le risposte che mi avete mandato. Qui aggiungo anche la mia. L'amore è la negazione dell'amore. In che senso? Nel senso che al 90% dei casi si intende per amore un atto di egoismo puro, di sopraffazione, di potere, di possesso. E senza il minimo scrupolo. In nome dell'amore non ci si fa scrupolo ad usare gli altri per un proprio egoismo, o per alimentare il proprio ego. In nome dell'amore si tradiscono amici, si rovinano persone, si privano i propri cari della loro libertà. L'amore è un ricatto terribile, una droga, una malattia. Chi lo sa usare acquisisce un potere immenso sugli altri.
Ma a queste persone devo dare una delusione: non è così su tutti i pianeti. Sul mio pianeta ad esempio, l'amore è un'altra cosa. È rispetto. È fratellanza. È armonia. È unione con la terra e con tutte le creature. È compassione. Tolleranza. Crescita comune. Sul mio pianeta l'amore non genera sofferenza ma pace e felicità.
Vorrei che fosse così per tutti ma in fondo non lo posso pretendere: sarebbe egoistico. E allora mi limito a sentirmi infinitamente fortunata.

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10 Settembre 2005

Roberto, il promoter del nostro tour australiano, ha il suo bel daffare ad organizzare tutto quanto.
Ci ha preceduti ed è già in loco, e questo è per noi molto rassicurante. Nonostante sia lì per lavoro, sta definendo nei minimi particolari tutti i dettagli del nostro imminente viaggio, destreggiandosi con i mille intoppi, inevitabili quando si organizza una iniziativa dall'altra parte del mondo, figuriamoci poi se le iniziative sono più di una e in posti diversi dell'Australia.
Ma il nostro "Mummy" sta pensando proprio a tutto per renderci le cose facili. E con le foto che ci manda ci siamo già fatti un'idea dei posti dove suoneremo, tutti molto prestigiosi, e dove staremo.
Ormai siamo sul gusto. Siamo dentro il vortice dei preparativi. Musica, poesie, conferenze, valigie. Il terrore di dimenticare qualcosa. Ipod. Toshiba Libretto. Che cosa mi metto? Andrea, fatti dare una spuntatina ai capelli. Gianluca, mica ti metterai quella maglia a righe ai concerti? Giancarlo, vestiti come al teatro Nuovo, che eri figo. Ok Luca, vestiamoci tutti di nero come al solito, così non sbagliamo.

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8 Settembre 2005

Fervono i preparativi, il nostro promoter è già in loco a lavorare per noi (e non solo), l'Australia è sempre più vicina.
Ma nel frattempo noi Labs con i capelli dritti sulla testa tra prove musicali, conferenze da preparare e valigie da riempire che non superino (per carità!) i 20 kg. - this is Australia-, ci siamo presi un attimo di relax ed abbiamo iniziato quella che abbiamo definito una "ricerca gastronomica" nelle valli locali.
In pratica, a caccia di ristorantini che ci ispirino, e non è cosa da poco, visto che noi cinque litighiamo anche per decidere sulla scelta di un film.
Era con noi Marco di Roma, il nostro esigentissimo fan. Quando gli facciamo sentire un nostro nuovo album, lo ascolta tutto con attenzione e poi rimane lì con faccia inespressiva stile giocatore di poker, e noi che conosciamo il soggetto rimaniano lì anche noi, in attesa del verdetto. Lui è il nostro test: se riusciamo ad entusiasmare lui, possiamo andare tranquilli. Poi il verdetto arriva: "carino, ma non è che quello precedente aveva un po' più di verve?" Da ammazzarlo.
Girovagando per le valli di Lanzo ci siamo ritrovati a Ceres, luogo dove in un tempo tra l'era mitica e quella protostorica Giancarlo aveva fatto una conferenza sugli UFO. Giancarlo se la ricorda molto bene, quella conferenza. Era organizzata dal sindaco di Ceres con cui collaborava per l'osservatorio astronomico che insieme avevano realizzato e altre iniziative culturali. Alla fine della conferenza, nella sala ormai semibuia, un ragazzino gli si è avvicinato e gli ha chiesto: "se lei incontrasse un alieno, che cosa farebbe?" e Giancarlo: "gli stringerei la mano". Al ché il ragazzino gli ha porto la mano, lo ha salutato con una stretta robusta e se n'è andato. Giancarlo, incuriosito, ha chiesto al sindaco e ai suoi amici chi fosse, ma nessuno lo conosceva. Lo avevano visto girare da solo per il paese negli ultimi due giorni e in effetti alcuni di loro si erano incuriositi. Dopo la conferenza il ragazzino è scomparso nel nulla.
Trovandoci a Ceres ci è venuto voglia di fare un pellegrinaggio nei posti dove il nostro poetone, in tempi preistorici, sfogava le sue passioni per l'astronomia, l'archeologia e quant'altro, insieme ai ricercatori della zona.
E abbiamo fatto scoperte interessanti. Abbiamo appreso ad esempio che il simbolo del Comune di Ceres è una druidessa con tanto di falcetto druidico. Simbolo che abbiamo trovato scolpito anche su una stele di datazione recente.
Ma la cosa più interessante è che in zona esiste un misterioso menhir di circa sei metri di altezza, datato alcuni millenni a.C., con incisioni risalenti a quel periodo. Un posto decisamente interessante e misterioso. Misteriose anche le presenze che ci accompagnavano nel nostro pellegrinaggio.
La conclusione della "ricerca gastronomica" ha avuto pareri discordanti (e 'te pareva). Dopo varie discussioni siamo approdati ad un ristorante sperduto adatto per girarci un film giallo. Grande, ampie sale, piuttosto tetro e assurdamente vuoto nonostante fosse sabato sera. Ma qualcosa ci ha richiamato lì, e in effetti la cucina era casalinga, varia e particolare. Gusti d'altri tempi. Era solo un po' preoccupante trovarci così soli in un luogo così grande, circondati dalle attenzioni dei ristoratori, atmosfera da film Psyco. Ma ne siamo usciti tutti vivi, se pur con le tasche molto più leggere.

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20 agosto 2005

A proposito di ologrammi, mi sono ormai convinta che la mia nuova gattina sia un ologramma. Infatti si chiama Maya, illusione, soprannominata Olly.
Esiste solo nel mio studio, si attiva quando entro (probabilmente chi ha installato il congegno ha messo un sofisticato dispositivo che si accende quando varco la soglia), si spegne quando esco dalla stanza.
Ho provato a farle varcare quel confine, ma niente, tutto inutile: probabilmente sa che se lo supera sparisce.
Dopo il trauma e la depressione dovuti all'abbandono, ora nella sua nuova situazione è una gattina solare, giocosa, spiritosa e dolcissima. Si è impossessata del mio studio che conosce centimetro per centimetro. Quando lavoro devo fare i conti con un Ninja grigio che mi fa ogni genere di agguati, mi si attacca alle caviglie e mi salta sulla testa.
Ma come The Doctor delle prime serie di Voyager, non può superare il confine della stanza, almeno non finchè non riuscirò a trovarle un dispositivo tascabile che glielo consenta.
Qualcuno là fuori potrebbe trovarmene uno?
E un'altra cosa: chiunque abbia fatto installare nel mio studio questo sofisticato congegno, poteva evitare di renderlo iperrealistico all'eccesso. Poteva evitare di farle produrre così tanta cacca.

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18 agosto 2005

Questa volta sono finita probabilmente addirittura su un altro pianeta.
Sono in viaggio con tutto il Lab più altri. Mi trovo in un posto deserto, brullo. Il panorama è vasto, desertico, irregolare, roccioso, secco e pieno di terriccio. Non ricorda l'Arizona, la terra non è rossa ma grigiastra. Non ricorda niente che io abbia mai visto, né di persona né in foto o in video.
Io e i miei compagni di viaggio abbiamo la consapevolezza che lì su quella terra non c'è anima viva oltre a noi. Non c'è nessuno e non DEVE esserci nessuno.
Stiamo perlustrando il posto, ma ad un certo punto del nostro peregrinare scorgo nel terreno sotto i miei piedi qualcosa, un'immagine, che sembra filtrare da sottoterra.
Mi accorgo che sotto i nostri piedi c'è un altro paesaggio, come fosse un altro mondo sotto il nostro, ma illuminato a giorno. Anche lì non c'è anima viva, questo altro mondo sembra anch'esso disabitato.
Mi assale una certa inquietudine e sento la precarietà del terreno, che sembra sottile e franoso, pieno di fessure da cui si può scorgere l'altro mondo.
Improvvisamente intravedo delle persone sotto di me. La visione è confusa, questi esseri compaiono e scompaiono e non si capisce chi o che cosa siano. Cerco di comunicare la scoperta agli altri, ma nonostante le mie insistenze, nessuno di loro scorge altre presenze al di fuori di noi.
Poi il ponte ologrammi si spegne da solo e mi ritrovo di nuovo nella mia stanza.

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16 agosto 2005

L'Espertone è stato veramente un acquisto ben riuscito nella nostra trasmissione radio.
Nulla lo coglie impreparato. Si parla di intelligenza artificiale? E lui tira fuori dei dati approfonditi dal cappello, senza che nessuno l'abbia preavvisato. Si parla di viaggi nel tempo? Ed ecco che tira fuori le teorie più avanzate. Idem per il teletrasporto e così per altre miriadi di argomenti, dai Celti alle scienze d'avanguardia, dagli UFO all'astronomia. Dagli indiani d'America alla filosofia.
È una figura cardine della trasmissione e di sicuro è un punto di forza. L'avevo previsto fin dall'inizio e il tempo mi ha dato ragione. In molti hanno provato a copiarcelo, ma con risultati veramente deprimenti.
Roberto Vaio lo chiama "Tuttologo". Charlie ogni tanto non riesce a trattenersi dall'applaudirlo al termine di una qualche sua perla di saggezza.
Ma il fatto è che in quella sequenza di fatti strani che è la nostra trasmissione su Radio Flash, il fatto più strano è proprio lui, l'Espertone. Un ricercatore che si destreggia con scioltezza tra scienza tradizionale e d'avanguardia, senza paletti che delimitino le sue ricerche e senza idee aprioristiche o di parte.
Abituati ad essere invasi nelle nostre abitazioni da divulgatori pseudo-scientifici che ci ossessionano da tribune di TV di regime e giornali d'apparato, e li lasciano parlare "a nome della scienza" per dire delle banalità senza senso e soprattutto per fare disinformazione, trattandoci tutti come se fossimo una manica di imbecilli, l'Espertone con il suo bagaglio di informazioni filtrate oltre la censura della cultura di regime è una boccata di ossigeno. Provate voi a trovarmene un altro così.
Siamo ipnotizzati da chi ci vuole convincere che la Scienza non è fatta per l'uomo comune, ma solo per i pochi detentori che possono gestirla. Ma chi si arroga questo diritto, in realtà non fa Scienza, non fa ricerca, tutt'al più si occupa di pseudo-scienza. Piccoli circoli di piccole persone che si dilettano con argomenti più grossi di loro, più che altro per negare anche l'evidenza, se potessero dimostrerebbero anche che la Terra è piatta e le donne non hanno l'anima. Ma con qualche media dalla tua parte puoi dire tutto quello che vuoi, puoi modificare la realtà a tuo piacimento.
Quindi ben venga l'Espertone con le sue informazioni che come minimo creano una par condicio. Ricordo che alcuni anni fa proprio Giancarlo a causa di queste sue informazioni non allineate è stato sommerso di insulti in un Forum di discussione su Usenet, Soc.Culture.Italian.
Il suddetto Forum era gestito e controllato da un gruppuscolo di pseudo-scienziati che si sbrodolavano incensandosi l'un l'altro e portando avanti gli argomenti della loro pseudo-scienza, senza mai dire nulla di nuovo. Tutto questo dagli uffici dei loro enti di ricerca, a spese dei contribuenti.
L'intervento di Giancarlo al Forum, che peraltro voleva essere solo un contributo alla discussione, è stato accolto con reazioni pesantissime e addirittura violente. Una evidentissima forma di censura. Su Internet dopo quasi dieci anni esiste ancora traccia di quella bagarre.
Di che cosa aveva paura questo gruppuscolo di pseudo-scienziati? Che cosa temeva?
Purtroppo questa arroganza c'è ancora e la scienza è un campo di battaglia dove questi para-scientisti sguazzano e fanno disinformazione. Ma a chi giova ciò? Chiediamoci a vantaggio di chi va quest'opera di disinformazione. Chi è che vuole mantenere lo status quo della cultura e della scienza?

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12 Agosto 2005

Non me ne voglia il nostro Promoter Roberto che si sta facendo un c... così ad organizzarci il tour in Australia, a contattare artisti, personaggi e personalità per creare uno splendido e prestigioso corollario alle nostre performances
Ci sarà tutto il tempo per celebrare anche lui. Ma oggi l'Eroe del giorno è LUI, Andrea Lesmo, bouzuki e tastiere del gruppo.
Quel che è giusto è giusto. Rifacendosi di decenni di blimblanamenti e mollaccionerie, oggi il Nostro Eroe è riuscito con un improvviso quanto imprevisto guizzo vitale, dimostrando notevole determinazione e ingegno, a risolvere una situazione che rischiava di mandare a monte il nostro imminente viaggio in Australia.
Non mi addentrerò nei particolari, noti a lui solo, ma il Nostro è riuscito a superare le mille difficoltà dovute al rilascio di visti e passaporti (in Australia esistono controlli severissimi e per i musicisti servono visti speciali che richiedono mesi) e soprattutto, anche questo è giusto dirlo, per via dell'incosciente intempestività di un altro membro del LabGraal, di cui non faccio nomi né cognomi, dirò solo che suona le percussioni, il quale nonostante fossero mesi che gli ricordavamo di controllare i suoi documenti, ha pensato "ma che noiosi, tanto c'è tempo..." rischiando di far saltare il viaggio a tutti noi. Per la verità stavamo già pensando ad un piano B e stavamo procedendo con i provini per un altro percussionista. Ma si sa, il LabGraal è il LabGraal, e anche se a volte tutti noi vorremmo picchiarlo selvaggiamente, Gianluca non è facile da sostituire.
Ma Andrea, il Nostro Eroe, è riuscito a risolvere tutte le pastoie burocratiche, si è destreggiato abilmente tra uffici e questure, tra impiegati e poliziotti, tra anagrafe torinesi e milanesi, e non solo non ha irritato nessuno (che è la cosa più sconvolgente) ma con un savoir faire nato e morto in due giorni ha risolto tutto facendoci avere i tanto agognati documenti.
Bravo Andrea. Dopo questa impresa ti concediamo almeno un altro decennio di lesmica flemma. Anche perché immagino che ora dovrai riposare.

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6 agosto 2005

Quelli che comunemente chiamiamo "animali" non finiranno mai di stupirmi.
Se tutti coloro che li mangiano o li cacciano sapessero che hanno a che fare con esseri dotati di facoltà particolari forse sarebbero un po' più cauti nel trattarli come oggetti senz'anima.
La settimana che è seguita alla morte di Dana si è verificato uno strano fenomeno. Già la notte stessa, e per tutte le notti di quella strana settimana, uno stormo di cornacchie è venuto a bussare violentemente a tutte le finestre della nostra casa, cinque o sei volte per notte, con un fracasso incredibile e facendoci saltare sul letto.
Pensando che avessero fame ho dato loro del pane, e questa dolce abitudine è rimasta tuttora, anche se non bussano più. Ora con la quantità industriale che ogni notte getto sul prato banchettano regolarmente tre volpi e tutti i vari tipi di volatili della zona. Ma le cornacchie hanno picchiato ai vetri solo quella settimana e poi più.
Si sa che i corvi e le cornacchie nella mitologia sono gli esseri portatori di messaggi dall'aldilà. Ma c'è dell'altro: Dana giocava con le cornacchie, erano amiche. Tutte le notti, alle prime luci dell'alba, una grossa cornacchia veniva a chiamarla e lei usciva. Le spiavo e vedevo che si rincorrevano per i prati.
Dal 9 maggio le cornacchie sono diventate una presenza costante nella mia vita. Si fanno notare in una maniera evidente. Allora ho cominciato a parlare con loro. Ho chiesto loro informazioni sui miei cari amici non più con me, ho consegnato dei messaggi per loro. A modo loro mi hanno risposto, o forse mi piace pensare che sia così. Quando è mancata Luna le cornacchie sono venute di nuovo a bussare, ma solo per quella notte. Quando è arrivata Maya le cornacchie sono venute a festeggiare davanti alla sua finestra.
Mi prendete per pazza? Allora continuate pure a credere che oltre quel film sempre uguale, noioso e ripetitivo che è il visibile non ci sia assolutamente niente.

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5 Agosto 2005

Ho tenuto duro. Ho cercato di resistere fino all'ultimo. Ma non ce l'ho fatta. Non ci fosse stato di mezzo quel sogno...
Qualche tempo fa Dana è apparsa in sogno a Nadia con un messaggio per me. Mi comunicava che di lì a poco mi sarebbe arrivata una gattina grigia, e questa micia sarebbe stata una sua emanazione. Nel sogno diceva proprio così: "quella gattina sarò io, Dana".
Il messaggio mi colpì molto, non era la prima volta che Nadia faceva da tramite per comunicazioni dall'aldilà, provenienti dai miei cari amici che mi avevano lasciato.
Ma la parte razionale del mio cervello mi diceva che in fondo era solo un sogno, e invitava a non farmi suggestionare. La parte irrazionale invece aspettava con curiosità di veder comparire una gattina grigia.
Ed è arrivata. Attraverso percorsi tortuosi, mi è stata depositata direttamente alla Grotta di Merlino. Sergio, un amico e amante degli animali, l'ha salvata da una brutta fine e non sapendo come gestirla, dopo essersi rivolto inutilmente a tutti i conoscenti ha pensato a SOS Gaia.
Mi è subito venuto in mente il sogno: era grigia, femmina, ed era la prima gattina piccola che mi capitava di dover sistemare dopo la morte di Dana. Le coincidenze erano davvero tante.
Ma la ferita per la perdita di Dana era (è) ancora fresca e profonda. E poi un'altra gatta in famiglia vuol dire altre preoccupazioni, problemi, eccetera. E Michelle che dirà? Si offenderà a morte. E poi in fondo mica voglio farmi condizionare da un sogno! Dopo discussioni varie, io e Giancarlo decidiamo di trovarle un'altra sistemazione. E ne troviamo una ottima, presso Maurizio ed Elena, che sicuramente la tratteranno come una principessa. Perfetto. Mi sento più tranquilla. Nel frattempo la gattina grigia è provvisoriamente da noi, in una stanza neutra per non farla affezionare, ma per darle il tempo di tranquillizzarsi dopo i traumi subiti.
Ma ovviamente abbiamo fatto i conti senza valutare che questi esseri sono imprevedibili e sorprendenti. E già a soli due mesi di vita dimostrano un carattere di ferro. Nello stesso istante in cui abbiamo deciso di affidarla ad altri, si è rifugiata in un posto irraggiungibile e non si è più fatta vedere fino al momento in cui abbiamo ceduto al suo sciopero della fame (Giancarlo ancor prima di me) e le abbiamo detto che aveva vinto: l'avremmo ospitata in casa nostra. Solo allora è uscita dal suo nascondiglio ed è andata finalmente a mangiare.
So benissimo che era già tutto deciso, era inevitabile che finisse così. Forse Maya è stata davvero mandata qui da Dana. Tutto questo sarà sempre un mistero, ma c'è chi invece sembra saperne più di me: Michelle ha incontrato Maya, si sono parlate a lungo, si sono scambiate informazioni a me ignote, tagliandomi fuori dai loro segreti, ed ora dormono tutte e due qui vicino a me.
So che non sono ancora pronta. Ma una volta di più non sono io a decidere, hanno fatto tutto loro. Hanno preso le loro decisioni all'interno di quel cerchio segreto a cui appartengono e a mezzo del quale comunicano, tra coloro che stanno al di qua e al di là del visibile.
Maya, che vuol dire "illusione", mi è sembrato un nome quanto mai appropriato per una gattina che viene da un sogno fatto da un essere dell'aldilà. Ma mi chiedo quanto ci sia di mio anche in questa scelta...

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2 agosto 2005

Vi ricordate il caso della signora di Front Canavese che rischiava di vedersi portar via quattro dei suoi amati cagnolini? Ebbene, grazie a SOS Gaia non solo non le verrà tolto nessun cane, ma questa famigliola ha trovato degli amici che li hanno aiutati a migliorare la loro vita sotto tutti i punti di vista.
Gli operatori di SOS Gaia, d'accordo con il sindaco di Front, seguendo le indicazioni dell'ASL locale hanno realizzato in tempi record una recinzione e uno spazio confortevole per ospitare i cani, secondo i criteri previsti dalla legge.
Ma SOS Gaia ha fatto di più: ha anche provveduto alla sterilizzazione delle cagnoline tramite il veterinario indicato dalla signora Lina ed ora procederà con la sterilizzazione delle gatte.
Lina è rinata: ha ritrovato tutta la sua grinta e la forza d'animo tipica di questa signora che ha già affrontato innumerevoli battaglie. La dignità che SOS Gaia le ha restituito le ha permesso di uscire da una depressione latente che rischiava di annientarla.
Se ne è parlato stasera a Radio Flash durante la mia trasmissione, che per l'occasione ha raccolto in studio un cospicuo numero di operatori. È stata una puntata molto movimentata e divertente, almeno per noi in studio. Mica è facile gestire 12 ospiti tutti insieme! Ma credo che abbia reso l'idea dello spirito che regna tra noi di SOS Gaia: NO alla sofferenza, NO al piangersi addosso, NO alla retorica, soprattutto NO alla frase "non è possibile". Tutto è possibile se ci si crede veramente. E in ogni caso, perché non tentare l'intentabile?
Sul caso Front, i giornali locali continuano a parlare di una "gara di solidarietà" tra associazioni e concittadini. Noi non abbiamo visto nessun altro oltre a SOS Gaia. Il "Progetto Gaia" varato apposta per questo caso da noi e dal sindaco di Front per ora è stato mandato avanti esclusivamente con le nostre forze, e con i nostri sforzi economici.
Ma non fa niente. L'importante è che siamo riusciti nel nostro intento, quello di impedire lo smembramento inutile e incomprensibile di questa famigliola felice.

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Ginevra, sabato 23 luglio 2005 - Conclusione dell'avventura

Finalmente qualche ora di meritato relax!
Ginevra è una città particolare, non a caso è stata scelta come una delle sedi principali dell'ONU e come sede ufficiale della Commissione per i Diritti Umani.
Sorta su una città celtica, di cui si ha ancora una vastissima testimonianza nei reperti visitabili sotto la cattedrale di St.Pierre (ci hanno costruito sopra una chiesa, naturalmente!) nel cuore del centro storico, Ginevra ha una storia e una tradizione emblematica. È stata una città-stato, esistente ancora prima che sorgessero i famosi Cantoni svizzeri, e la stessa Svizzera è nata intorno ad essa. È stata fin dal medioevo un rifugio per perseguitati politici e religiosi, in pratica ha sempre vantato, ed ha mantenuto, uno spirito di libertà da dogmi religiosi e da fanatismi politici.
Una città discreta e al tempo stesso bizzarra e autoironica, come dimostrano le mucche d'autore variopinte che imperversano a centinaia in questi giorni nelle strade, disegnate sugli autobus, dappertutto.
Multietnicità e ordine sembrano essere le caratteristiche principali di questa città. Anche il nome sembra voler dire qualcosa: Ginevra, la moglie di Re Artù, la parte discreta della tradizione celtica, la conservazione delle radici tradizionali. E di tradizioni antiche ce ne sono di sicuro in Svizzera. Anche se molto nascoste. Basti pensare alla leggenda dell'Homus Selvaticus... ma ve la racconto un'altra volta.
Voglio raccontarvi invece un aneddoto. Circa 10 anni fa, se non di più, ero di passaggio proprio qui a Ginevra e dal finestrino di un bus ho visto un uomo con un organetto (qui non passano mai di moda) e... un gatto in una cesta che sembrava, più che addormentato, spento. Non ho avuto la presenza di spirito di scendere velocemente per accertarmi che il gatto non fosse maltrattato, e non me lo sono mai né perdonato né dimenticato.
Oggi, guarda caso, incontro lo stesso uomo con lo stesso organetto e con lo stesso gatto! La sorte mi ha dato un'occasione di recupero.
Ovviamente l'ho subito abbordato, gentilmente secondo la prassi dell'operatore zoofilo, e gli ho fatto anche una cospicua offerta. Mi sono subito informata sulle condizioni e la storia di questo gatto che sembrava proprio lo stesso di allora.
E con mio grande sollievo ho appurato che Vanille è una bella signora di circa 15 anni, beige-marroncina, trovata all'età di due mesi nella spazzatura da questo distinto signore con l'organetto. Da allora Vanille non si è mai più voluta staccare da lui. È assolutamente libera di andare dove vuole, vive con lui e la moglie e altri 19 gatti, ma lei vuole stare sempre con lui e lo segue anche al bar. Vanille, mentre il signore parlava, si è svegliata e con gli occhioni pieni d'amore gli è saltata addosso e lo ha baciato sul viso, a piena conferma della sua storia. Poi si è messa a mangiare tranquillamente i croccantini che il suonatore d'organetto si porta sempre dietro.
Confesso che mi sono allontanata con le lacrime agli occhi. E con un peso in meno sul cuore.

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Ginevra, venerdì 22 luglio 2005

Giornata conclusiva di questo Working Group, densa di buone premesse per gli Indigenous Peoples e piena di soddisfazioni per noi.
Per tutti i presenti partecipare a questa Assemblea dell'ONU qui a Ginevra è sempre una grande avventura e si respira tangibilmente la soddisfazione generale di essere parte di un evento internazionale, di essere ascoltati dai governi di tutto il mondo, di poter dialogare con tutti gli altri Popoli indigeni, insomma di poter sperare in un futuro migliore e soprattutto di poter avere qualche garanzia di sopravvivenza per la propria cultura e la propria tradizione.
Queste sono le motivazioni essenziali per cui tutte queste delegazioni di Nativi sono qui ed è il motivo principale per cui ci siamo anche noi.
La realtà dei Popoli naturali grazie al lavoro di questa Commissione sta crescendo e ora siamo ad un passo dall'approvazione della Carta dei Diritti degli Indigenous Peoples. In questa Carta sono stati inseriti i valori per cui ci battiamo da sempre, gli stessi che abbiamo portato anche all'ONU.
E in effetti da qualche anno a questa parte i temi più dibattuti sono proprio i "nostri" temi: la conoscenza tradizionale dei Popoli nativi, l'eredità culturale e spirituale, i luoghi sacri. Il nostro piccolo contributo nel lavoro planetario dell'ONU sarà dunque servito a qualcosa?
Dal canto nostro, abbiamo finito in bellezza con due altri grossi risultati. Oggi era presente al Working Group Rodolfo Stavenhagen, Special Rapporteur per gli Indigenous Peoples (in pratica la persona al massimo livello di questo settore). Era un'occasione poterlo incontrare per avere il suo sostegno nel caso Mount Graham e per questo avevo chiesto tramite il suo segretario un appuntamento, senza troppe speranze poiché era perennemente assediato da nugoli di persone che chiedevano un colloquio.
E invece ha priorizzato proprio l'incontro con noi, dimostrando uno spiccato interesse per il caso Mount Graham. Al punto che si recherà in Arizona il prossimo settembre per incontrare la Apache Survival Coalition e per recarsi di persona a visitare il contestato osservatorio. Un grande sostegno che tirerà su il morale di Ola, Mike e tutta la loro comunità, appesantita da 15 anni di lotta. Un grande incoraggiamento anche per il nostro lavoro, che evidentemente sta andando nella giusta direzione.
La profanazione della montagna sacra degli Apache ora è un fatto ben visibile anche alle Nazioni Unite, così come la violazione del sito megalitico dei Bretoni. E che l'interesse per questi due casi sia ben vivo lo dimostrano le centinaia di fotocopie delle nostre Declarations che abbiamo dovuto fare ogni giorno per stare al passo con le richieste di informazioni.
Ma in chiusura di lavori ci attendeva un'altra piacevole e significativa sorpresa: Les Malezer, Nativo australiano, rappresentante all'ONU delle Comunità aborigene dell'Australia, ha deciso di unirsi a noi per diventare membro del Collegio Tradizionale della Ecospirituality Foundation. Questo è avvenuto a seguito dei contatti che abbiamo sviluppato con lui durante la settimana e in cui abbiamo scoperto un'affinità sui principi basilari del nostro lavoro.
Giancarlo ha saputo gestire questo contatto, per giunta in inglese, non facilissimo a causa della più che motivata ritrosia e diffidenza che i Nativi australiani nutrono verso il mondo esterno alla loro realtà, in una maniera squisita al punto che Les non ha avuto alcuna esitazione a darci tutta la sua fiducia.
È stato bello e entusiasmante intendersi e condividere i principi spirituali che stanno alla base del nostro lavoro, travalicando distanze geografiche, linguaggi, tradizioni specifiche.
In pratica, questa settimana sembrava concludersi con un'accelerata finale dopo essere stata già di per sé un turbinio continuo di sorprese, contatti, confronti, conquiste... e anche di eventi sottili e particolari che devo ancora capire.
Dopo il canto propiziatorio di Black Man che segnava la chiusura dei lavori, nella confusione generale che si crea in quei momenti, dove tutti si salutano, si abbracciano, si fotografano, si scambiano e-mail, io, Giancarlo e Les utilizzavamo quegli ultimi momenti insieme per confrontarci freneticamente sugli imminenti progetti: ci vediamo a Brisbane a settembre! Facciamo uno scambio di link! Vuoi collaborare alla rivista? Certo, quanto deve essere lungo l'articolo?
E l'anchor woman, pronta a piombare sulla preda, non si è lasciata sfuggire l'occasione: un'intervista, presto! Les, rassegnato e ormai pronto a tutto, non si è ribellato.

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Ginevra, giovedì 21 luglio 2005

E' stata dura. Ho dovuto fare violenza su me stessa, perchè anche se nessuno ci crede, sono timida. Ma ce l'ho fatta. Non ho problemi ad esibirmi davanti a migliaia di persone, ma quando si tratta di abbordare uno sconosciuto, mi vien voglia di scappare. Eppure l'idea di intervistare rappresentanti delle varie etnie per farne un documentario era venuta proprio a me, per cui non potevo tirarmi indietro.
Con il mio prode cameraman Luca, very professional con telecamera, microfono e cavalletto, ci siamo avventurati tra i Nativi in occasione dell'international Day of Indigenous Populations in cui ogni Tribù presentava una performance tradizionale.
Per il mio esordio come anchor woman televisiva ho scelto Catherine Davis, una deliziosa Maori della Nuova Zelanda. È stata poi la volta di Anastasia, una russa della Kamchatka che in mattinata mi aveva colpito per la sua scatenata danza dell'aquila. Poi Tomas Condori, un indio boliviano, ambasciatore per il suo Popolo presso le Nazioni Unite.
Ormai ci avevo preso gusto, gli intervistati accettavano di buon grado e mostravano di gradire le mie domande.
Tra i miei intervistati figura anche Kenneth Deer, un Mohawk del Canada, giornalista, che partecipa al Working Group da 18 anni ed è diventato un riferimento per tutti gli altri Nativi e che è stato uno dei maggiori promotori della Declaration of Indigenous Peoples Rights in via di approvazione.
Tutti quanti gli intervistati hanno dimostrato uno spessore notevole. Dalle loro parole trapelava la matrice comune che li lega e l'identità che li rende diversi, ed è proprio il messaggio che speravo di dare con queste interviste. Hanno dichiarato senza esitazione che i Popoli Naturali hanno un'identità e una spiritualità in comune basata sul contatto con Madre Terra. L'intervista è stata un'occasione di entrare nella loro vita e conoscere le loro storie e i loro problemi specifici. Ma anche una conferma che il comune denominatore di questi Popoli è il loro approccio con la spiritualità, un'esperienza sviluppata al di fuori delle grandi religioni, basata sulla sperimentazione e sul contatto diretto con la Natura.
Questo li rende persone vere, dirette, genuine. Le interviste me lo hanno riconfermato, ed è stata una gran bella esperienza.

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Ginevra, mercoledì 20 luglio 2005

Far parte di una organizzazione riconosciuta dall'ONU ha i suoi vantaggi. Siamo muniti di un prestigioso tesserino permanente con il quale entriamo dall'ingresso principale, riservato ai funzionari, senza la trafila dei controlli, possiamo partecipare a tutte le conferenze pubbliche e private e andare e venire per i meandri del Palazzo, con tutte le strutture a disposizione. Io e Giancarlo ci siamo ripromessi che quando avremo un po' di tempo (cioè probabilmente mai) andremo a consultare l'archivio UFO.
Ma soprattutto, entrare a far parte della grande famiglia delle Nazioni Unite significa poter disporre di una miriade di occasioni e di entrare in contatto con le realtà più lontane tra loro.
Tutto questo può avere un senso solo nell'ottica di un lavoro disinteressato destinato alla pace nel mondo e al miglioramento delle condizioni umane. E in effetti all'ONU abbiamo conosciuto tante persone veramente splendide e disinteressate, che lavorano per dare davvero un aiuto agli altri.
Purtroppo qui bazzicano anche tanti parassiti, soprattutto nell'ambito dei lavori di questa Commissione. Mi riferisco a tutta quella banda di new agers (crescono come i funghi) che si attaccano come cozze ai Nativi perchè il Nativo in certi ambienti new age è di moda ed è molto ambìto.
Questi personaggi si riconoscono subito: sono quelli che si imbucano a tutti i Side Event e scorrazzano da un ricevimento all'altro per mangiare a sbafo senza alcun ritegno. Passano la loro giornata tra il parco dell'ONU e la Caffeteria, sono sempre i primi a partecipare a un pow wow o una danza indiana. Tutto questo naturalmente a spese delle loro organizzazioni.
Questi parassiti sfruttano un filone di moda ai danni degli stessi Nativi, che spesso cadono nella loro rete, si fidano di loro, credono di essere aiutati a risolvere i loro problemi e poi non approdano da nessuna parte. E' successo anche con il caso Mount Graham: tanti si sono buttati come mosche sul miele, hanno fatto comitati, sono saltate fuori dal nulla persone che dicevano di essere portavoce degli Apache. Con il risultato che si è creata tanta confusione e si è perso del tempo prezioso.

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Ginevra, martedì 19 luglio 2005

Ora possiamo festeggiare. E infatti abbiamo festeggiato con una bella cenetta in riva al lago innaffiata da uno squisito Gamay locale.
Ma ce la meritavamo. Dal momento del nostro arrivo qui a Ginevra non abbiamo avuto un attimo di sosta e soprattutto abbiamo dovuto combattere contro gli uragani che hanno attentato al nostro lavoro, fuori e dentro l'aula dell'Assemblea.
Ieri era la tempesta che si è abbattuto su Ginevra, mai verificatasi con quella forza, proprio nel momento in cui Giancarlo cercava di raggiungre il palazzo dell'ONU.
Oggi è toccato a me: un uragano si è abbattuto in aula e ha creato tensioni e incazzature nei momenti che precedevano il mio appello.
Avevo voluto inserire il mio appello nel tema principale, ritenendolo particolarmente adatto: "La protezione della conoscenza tradizionale".
Non saprò mai con esattezza che cosa sia successo. Posso solo fare ipotesi tra me e me. Sta di fatto che ad un certo momento tutti erano incazzati con tutti, c'era una confusione totale, la tensione si tagliava con il coltello. Il presidente della Commissione, Alfonso Martinez, che non manca certo di carattere, forse per riprendere il controllo della situazione ha adottato una rigida interpretazione delle procedure. Tanto rigida che la maggior parte degli appelli in lista non sono stati accettati e rischiava di non passare nemmeno il mio.
Nel timore che il mio appello in difesa di Mount Graham non fosse accettato (ipotesi poi confermata dallo stesso Martinez) ho deciso all'ultimo momento di riscriverlo completamente per renderlo inattaccabile. Avevo preso un solenne impegno con Ola e volevo portarlo avanti fino in fondo.
In una manciata di minuti abbiamo fatto un bliz: aiutata da Giancarlo, con un team locale composto da Luca e Gianluca e con l'apporto di Sabrina e Vince da Torino, sono riuscita a riscrivere completamente la declaration, tradurla in inglese, stamparla e farne decine di copie. Tutto questo in tempi veramente da record.
Trafelatissima sono arrivata in aula proprio in tempo per leggerla davanti alla platea mondiale dell'ONU. Non solo è stata accettata, ma ha ricevuto i complimenti della presidenza.
La cosa curiosa è che nel cambiare la declaration per attenermi al tema dell'ordine del giorno il mio appello è diventato ancora più forte: ho infatti sviluppato la parte che mi premeva di più, quella legata alla spiritualità dei Popoli naturali, con riferimento a quanto dichiarato dal gesuita padre Coyne: "la spiritualità dei Nativi americani deve essere soppressa con ogni forza"!!!
Il mio impegno è stato rispettato. La violazione della montagna sacra degli Apache oggi ha avuto visibilità mondiale. Nessun uragano è riuscito a zittire le nostre voci in difesa della spiritualità dei popoli Naturali. Anzi, l'uragano di oggi ha giocato a nostro favore.

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Ginevra, lunedì 18 luglio 2005 - Inizia l'avventura

L'assemblea più importante oggi esistente per i Popoli naturali è iniziata questa mattina nella Salle XX du Palais des Nations de Geneve con un canto cerimoniale del Nativo nord-americano Black Man.
Dopo le solite formalità abbiamo preso posto come sempre nella grande sala assembleare, ma questa volta più fieri del solito nella consapevolezza che la Ecospirituality Foundation in pochi anni ha acquisito un prestigio internazionale fino addirittura ad entrare nella grande famiglia dell'ONU. E' la prima conferenza a cui partecipiamo in veste di "NGO in Consultative Status with the United Nations" e anche se in apparenza tutto è come prima, in realtà niente è più come prima, tutto è cambiato, siamo cresciuti, non saremo mai più gli stessi. Gli strumenti e la visibilità che l'ONU ci mette a disposizione danno più forza alle nostre battaglie e ci permettono di lottare per le cause in cui crediamo con una maggior determinazione e con l'appoggio delle Nazioni Unite, che non è cosa da poco.
Inoltre quest'anno, oltre al mandato degli Apache, avevamo quello dei Bretoni di Menhirs Libres, un ulteriore atto di incondizionata fiducia da parte di un Popolo naturale, in questo caso europeo.
Oggi è toccato a Giancarlo fare il suo appello per il luogo sacro dei Nativi europei, gli allineamenti megalitici di Carnac. Un appello toccante e commovente che ha fermato l'assemblea in un silenzio innaturale e magico. Un messaggio forte, dedicato alla salvaguardia delle tradizioni millenarie dei Nativi europei e alla loro identità spirituale, tanto discreta e così poco evidente ma così forte da essere ancora oggi indomita.
Come spesso succede in questi casi, mille piccoli ostacoli sembravano opporsi a quello che per questa assemblea è un evento straordinario, più unico che raro: un appello in difesa dei diritti spirituali dei Nativi europei.
Durante il tragitto verso il Palais des Nations siamo stati fermati da un uragano che per la forza e l'intensità ci ha fatto ipotizzare una piccola deviazione di Dennis arrivato per l'occasione direttamente da Cuba.
Qui a Ginevra il tempo cambia ogni minuto, e quando distrattamente non ti porti dietro il ky way sei fatto. Siamo arrivati al Palazzo bagnati fradici ma nulla ci ha potuto fermare, nemmeno un disguido della segreteria che continuava a cambiare i nomi sul pannello della speaker list. Quando è stato il suo turno, Giancarlo puntualmente ha fatto la sua declaration. Subito dopo, un nutrito gruppo di persone si è buttato su di lui per avere una copia del suo discorso.
Domani tocca a me. Cosa succederà? Una glaciazione? Gli extraterrestri atterreranno all'ONU di Ginevra? Stati Uniti e Cina dichiareranno guerra alla Svizzera?

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17 Luglio 2005

Come capita ogni luglio da ormai più di un lustro, eccoci nuovamente in partenza per un viaggio che è difficile da definire con una sintetica descrizione. Ufficialmente io e Giancarlo andiamo a Ginevra in qualità di delegati ONU a parlare a nome degli Apache San Carlos e dei Bretoni di Carnac.
In realtà l'intensa settimana che ci attende è molto più di questo. Ritroveremo amici, ritroveremo esponenti di quei popoli invisibili che solitamente non hanno diritto di parola, saremo come ogni anno presi da un vortice di incontri, progetti, confronti, feste improvvisate, discorsi e dichiarazioni.
Il panorama del Working Group on Indigenous Population è variopinto e variegato, è la tribuna più vasta delle intere Nazioni Unite: circa 1.200 partecipanti tra delegazioni governative e capi tribù di tutto il mondo.
Noi saremo là a lottare per la montagna sacra degli Apache, Mount Graham, e per il luogo sacro dei Nativi europei della Bretagna, les alignements di Carnac. Due storie parallele, due popoli accomunati da un problema pressochè identico, due casi di cui ci stiamo occupando da anni con passione perché emblematici per tutti i Popoli naturali. Nel frattempo, gli anni di lotta hanno prodotto grandi amicizie: Ola Cassadore e Céline Mary, due donne forti e coraggiose che non hanno mai avuto paura di pagare in prima persona per la loro battaglia, insieme alle persone a loro care hanno stretto con noi un legame forte, una fratellanza che ci ha permesso di condividere i loro problemi dal di dentro, all'interno del loro cerchio sacro, e di offrire loro un aiuto che è riuscito a risolvere in parte la situazione di due dure battaglie che molti dichiaravano perdute.
La visibilità mondiale ottenuta attraverso gli appelli all'ONU di Ginevra e New York hanno in parte fermato i progetti che attentavano ai due luoghi sacri ed ora entrambe le battaglie sono ancora tutte da giocare.
Vedremo che cosa succederà con questa nuova iniezione di visibilità e di speranza. Nel frattempo, ce n'est qu'un debut, continue le combat!

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14 Luglio 2005

Era un pomeriggio luminoso ad Alice Springs. Dalla finestra della mia confortevole stanza d'albergo vedevo Uluru che cambiava colore ad ogni ora. Mi stavo riposando aspettando con trepidazione il momento in cui avrei incontrato i miei compagni per andare ad ammirare il tramonto visto dal grande monolite.
Ad un tratto le pareti della stanza iniziarono lentamente a trasformarsi, pian piano, in una grande foresta. Era una foresta chiara, vasta, bellissima, coloratissima. Ero straordinariamente stupita e allo stesso tempo eccitata e felice. Ma il mio stupore doveva ancora aumentare: infatti poco dopo iniziai a scorgere delle figure che mi venivano incontro. Erano donne, uomini bambini, tutti sorridenti e allegri, amichevoli. Gli uomini e le donne erano alti, con il viso chiaro e i lineamenti nordici. Tutto il resto del corpo, testa compresa, era... piumato! Piume e penne variopinte, di tutti i colori dell'arcobaleno, vellutate e intense. Ma non erano abiti o mantelli: erano proprio esseri piumati, con i visi dai lineamenti vichinghi.
Credo di essere rimasta talmente stupefatta da non essere riuscita a proferire parola per un bel po'. Loro invece erano estremamente amichevoli e mi trattavano come una di loro. E capivo perfettamente il loro linguaggio!
Ma la scena è cambiata ed io mi sono ritrovata di nuovo nella mia stanza d'albergo, come al ritorno da un ponte ologrammi. Solo che in quel caso, l'ologramma sembrava essere la stanza d'albergo.
Il giorno dopo, sempre da quella stanza, aspettavo eccitata e trepidante che qualcuno del mondo dei piumati mi venisse a prendere.
Poco dopo ecco comparire dal nulla un bambino piumato. Con fare festoso mi invitava ad andare a casa sua. Di nuovo le pareti della stanza presero a trasformarsi lentamente nella foresta che ormai identificavo come la mia casa, ma questa volta era già affollata di gente, tutta piumata. Donne, uomini, bambini, con gli occhi azzurri o verdi e il corpo ricoperto di piume multicolori.
Erano festosi, giocavano, mi parlavano e raccontavano le loro storie; mi accoglievano come si riceve uno di famiglia dopo un lungo viaggio.
Questa volta non ero più intimidita e rimasi a lungo a parlare con loro, a giocare, raccontare o semplicemente ad assaporare il piacere di essere lì in quel posto incredibile insieme a gente fantastica che mi trattava come una di loro.
Quando mi svegliai mi portai addosso per molto tempo quel senso di gioia ed eccitazione. Ancora adesso, ricordando quel sogno (o viaggio?), mi assale un senso di struggenza e di nostalgia. E guardo le pareti della mia stanza, aspettando il momento in cui inizieranno a trasformarsi...

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13 Luglio 2005

I cani resteranno a casa loro.
Il "Progetto Gaia" ha già dato i suoi frutti e tutte le azioni intraprese nella direzione del progetto hanno portato ad una vittoria, per ora appresa per via ufficiosa (non ci hanno ancora dato il permesso ufficiale di brindare), ma che non lascia più alcuno spazio all'azione distruttiva che tendeva a creare una indicibile sofferenza.
L'azione del sindaco, stimolato dal nostro progetto, è stata determinante: ha ottenuto dall'ASL locale (l'unica in ultima analisi a poter decidere sul caso) una dichiarazione che afferma che i cani sono sani, ben accuditi e possono restare a casa loro, previa azione di adeguamento delle strutture esistenti.
Il che vuol semplicemente dire realizzare una recinzione nel giardino delle misure previste per il numero dei cani. Un'operazione che SOS Gaia può realizzare senza problemi: ci siamo trovati a che fare con problemi ben più complicati!
Durante l'incontro odierno con le autorità locali e soprattutto con la signora Lina e i suoi adorabili cagnolini abbiamo cominciato a definire più precisamente il progetto. Una squadra di SOS Gaia andrà sabato a fare un sopralluogo e subito dopo si partirà con la recinzione.
L'incontro con Lina e la sua famigliola è stato toccante. È una persona speciale, dolce, forte e indipendente, ed è attorniata da questi otto esserini che le trotterellano attorno ogni momento e che passano il loro tempo a giocare fra di loro. Una famigliola felice. Chissà perché qualcuno voleva distruggerla.
Ancora una volta ho avuto la conferma che l'azione di SOS Gaia arriva là dove gli altri si fermano e si arrendono. E soprattutto che se si hanno delle buone intenzioni, si contagiano anche gli altri e si diventa un fiume inarrestabile.

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11 Luglio 2005

Per tutti coloro che stanno seguendo la sorte degli otto cagnolini in pericolo, ecco la cronaca di oggi.
Insieme ad un gruppo di operatori di SOS Gaia ho incontrato il sindaco di Front Canavese. L'incontro direi che è stato più che soddisfacente: il sindaco, Claudio Bianco, è una persona ragionevole e di buon senso e ci ha fatto un'ottima impressione. Era più che favorevole alla nostra proposta, ossia quella di fare qualsiasi passo per permettere alla signora Vanzo di tenere i suoi cani, ed ha promesso ampia collaborazione in merito.
Abbiamo proposto il nostro aiuto per realizzare le ideonee strutture che sono necessarie per permettere ai cani di girare liberi nel giardino della casa, ci siamo resi disponibili ad aiutare la signora Vanzo nella gestione e nella cura dei cani.
Il sindaco ha apprezzato la nostra proposta trovandola la miglior soluzione tra quelle finora avanzate e ci ha garantito un sostegno nell'interazione con tutte le forze in campo (ASL, Enpa, famigliari, etc.). Insieme abbiamo varato il "Progetto Gaia". (Indovinate un po' di chi è stata l'idea del nome?)
Mercoledì ci incontreremo di nuovo con lui e stenderemo dettagliatamente il progetto. Poi andremo insieme dalla signora Vanzo per valutare con lei il tipo di aiuto che si rende necessario.
Non permetteremo che questi dolci cagnolini finiscano la loro vita rinchiusi in una gabbia per colpa della cattiveria umana!
Le prossime notizie sul Blog.

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10 Luglio 2005

Sulla Stampa di oggi è pubblicata la storia di una signora di Front Canavese, Lina Vanzo, che rischia di vedersi portar via i suoi amatissimi 8 cagnolini, tutti belli, ben curati, che non danno fastidio a nessuno, perché secondo le autorità la legge n. 34 sugli animali d'affezione prevederebbe che i privati non possano tenere più di 4 animali. Il sindaco di Front, Claudio Bianco, è deciso a far rispettare la legge e l'Enpa, dal canto suo, suggerisce, già che ci sono, di sequestrare tutti i cani, trattandosi di persona anziana.
Notare che la signora Vanzo è una donna di 73 anni, è giovanile e in gamba; vive in una villetta di proprietà e può badare a se stessa e ai suoi cani; i cani sono ben nutriti e curati con amore e ogni attenzione. Inoltre: la legge regionale n. 34 sugli animali d'affezione non pone limiti numerici.
La signora Vanzo sostiene di essere disposta a qualsiasi sacrificio pur di non vedersi portar via i suoi cani perché è sicura che non sopravviverebbe all'allontanamento.
Scandalizzata e indignata, ho tempestato di telefonate sia il giornale che il sindaco fino a quando non sono riuscita a parlargli e a fissare un colloquio con lui.
Domani con una delegazione di SOS Gaia incontrerò il sindaco di Front Canavese per proporgli una soluzione alternativa: quella di aiutare la signora Vanzo ad accudire i suoi amati cani e di impegnarci a realizzare le strutture necessarie per adeguare l'ambiente al numero dei cani ospitati dalla signora.
Speriamo in un incontro positivo che possa risolvere una faccenda tanto assurda quanto crudele. A chi danno fastidio questi cani? Chi si è preso la briga di denunciare questa signora, sola ma autonoma, che non chiede niente a nessuno, colpevole solo di voler bene ai suoi animali e di vivere per loro? Quante persone, siano esse residenti in villette, appartamenti, cascine, possiedono più di 4 cani? Anche se fosse vero che la legge proibisce di tenerne più di 4, cosa che non è, come sarebbe possibile farla rispettare? Non esisterebbero strutture in grado di contenere tutti i cani in eccesso. Già è difficile aiutare gli animali abbandonati a trovare una sistemazione; sequestrare anche quelli felicemente accasati è una cosa senza senso che appesantisce inutilmente le strutture oltre a causare sofferenza totalmente gratuita sia agli animali che ai loro padroni.

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3 Luglio 2005

Mi piace fare i concerti estivi nelle località turistiche. C'è quell'aria di vacanza, sembra una gita in comitiva e un po' lo è. Noi lavoriamo, gli altri si divertono... ma in fondo diciamocelo, chi si diverte di più siamo noi. Che cosa ci può essere di più divertente che andare a suonare in un bel posto, portarsi dietro amici e fans, dopo il concerto andare tutti a cena... e per tutto questo percepire pure il cachet?
Mi ricordo i concerti ad Alassio, con il palco davanti al mare sotto il cielo stellato, seguiti dal bagno di mezzanotte, oppure i concerti in Val d'Aosta intercalati alla polenta concia. Per non parlare di Carnac... che nostalgia!
Forse è relativamente facile attirare la folla in un concerto estivo: la gente bighellona annoiata in cerca di qualcosa da fare e non appena sente la musica si fionda. Molto più difficile è riuscire a fermarla e ad attirare la sua attenzione per tutta la durata del concerto. A noi riesce sempre. Immodesti? No, realistici. Su una cosa non riesco ad essere modesta: sulla nostra musica. La scena è sempre la stessa: le persone vengono attirate dalla musica come dalla forza di una calamita. Si stupiscono, si incuriosiscono, si zittiscono, cominciano a battere il tempo, e poi è un crescendo di attenzione e di partecipazione che di solito si conclude con danze sfrenate, richieste di bis e boati da stadio. Provate a smentirmi, se ci riuscite.
Sabato sera è successo a Sauze d'Oulx. Bel paesino di montagna con un'arietta fresca che ci ha alzato un po' la pressione dopo tanto caldo. Adele deve aver faticato non poco ad organizzare tutta da sola una manifestazione di respiro internazionale come questa ormai quinquennale "Art in the Forest", con scultori da tutto il mondo. La parte spettacolo era affidata a noi. E noi abbiamo fatto del nostro meglio: dopo i soliti inconvenienti tecnici che ormai ci aspettiamo ad ogni concerto (se non ci fossero mi preoccuperei) e che come sempre ci hanno prodotto un po' di fibrillazione nel pomeriggio, il concerto è poi andato meglio del previsto. Maurizio, il mio compagno di avventura radiofonica, ha introdotto la nostra performance con delle parole toccanti che mi hanno motivato più di quanto già non fossi. Il pubblico, una vera e propria folla, non ci ha risparmiato applausi e ovazioni. Gli scultori, provenienti da Germania, Giappone, Polonia e vari altri Paesi, erano in visibilio e irrefrenabili.
Una bella esperienza che si è conclusa con un'ottima cena vegetariana di cui ricordo soprattutto la toma locale abbinata al miele. Squisita!
Devo denunciare però un comportamento scorretto da parte dei miei compagni di band. Dopo il concerto il gruppo degli scultori stranieri, esaltato dalla musica, mi ha aspettato sotto il palco e mi è saltato addosso: facevano a gara per abbracciarmi e baciarmi. Non sono una fanciullina indifesa, ma quelli erano tanti e grossi e probabilmente ciucchi. Era una scena esilarante ma poteva finire in maniera imbarazzante, per di più con il pubblico ancora presente. Ebbene, i miei cari compagni erano lì a godersi la scena, dicendosi l'un l'altro: dobbiamo intervenire? ma no, non è il caso. Magari le piace... Bastardi!

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29 Giugno 2005

La mia festa di compleanno di solito capita più di un mese dopo la ricorrenza. Ormai è prassi. Il motivo non l'ho ancora capito: forse sono semplicemente lenta di riflessi. Fatto sta che, per un motivo o per l'altro, non riesco ad essere tempestiva, ma non mi va nemmeno di rinunciarvi. E questo soprattutto per almeno due ragioni: la prima è che una festa è pur sempre un bel momento per stare insieme, ballare, divertirsi, bere sangria e champagne, mangiare tanti stuzzichini buoni, fare musica. La seconda, ed è la principale, è che una festa di compleanno è sempre un buon motivo per invitare gli amici a fare un'offerta per i miei amati animali. Con che coraggio potrebbero dirmi di no?
Quest'anno, oltre al bottiglione delle offerte per SOS Gaia, abbiamo organizzato anche una lotteria di beneficenza. I regali li abbiamo scelti con cura, tutti oggetti che sfido chiunque a trovare in vendita. Sicuramente il primo premio era ambito: un bel drago celtico con incorporata una spada. Ma che dire del quattordicesimo? La zuccheriera "Gino Zucchino", fatta a forma di zucchino! E il termometro di Galileo dove lo trovate? Vi sfido anche a trovare in giro una bella base lunare in miniatura! Per non parlare del Levitron Antigravità...
Quello che conta è che, oltre a divertirci, abbiamo contribuito ad alleviare un po' di sofferenza alle specie che convivono con noi sul pianeta. Curare e accudire decine e decine di randagi non è facile, richiede energie e denaro. Soprattutto se lo si fa cercando per loro sempre il meglio.
Ma io mi considero fortunata: ho trovato tante persone che la pensano come me e mi aiutano senza riserve in questa causa. Oggi non mi sento più impotente davanti ai tanti casi disperati, perchè so che c'è sempre qualcuno disposto ad aiutarmi a risolverli. E il bello è che il più delle volte li risolviamo davvero.

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27 Giugno 2005

Un'altra amica se n'è andata. Un altro fiore sognante si è svegliato alla sua nuova vita.
Una presenza dolcissima e misteriosa che ha accompagnato un po' della nostra vita in maniera discreta, un pezzo di notte arrivato per "caso". Non si sa da dove arrivasse, non si sa nulla di lei. È stata salvata da una sorte che la voleva abbandonata, randagia, lei che era così educata e gentile. Ci ha messo anni prima di dare di nuovo fiducia agli umani. C'è voluto un sacco di tempo, prima che i suoi occhi riprendessero a scintillare.
Sono certa che in questi anni passati assieme ha ritrovato tutto l'amore che le era stato tolto. Ha trovato amici, ha scorrazzato nei prati.
Ora Luna è con Dana e con tutti gli altri insostituibili amici che hanno diviso con noi un pezzettino di questo strano universo.
Chissà se un giorno capiremo il senso di tutto questo?

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19 Giugno 2005

Nel corso della nostra avventura musicale, noi Graals abbiamo avuto diverse soddisfazioni e parecchi riconoscimenti che hanno segnato la storia del nostro gruppo, come ad esempio la targa ricevuta dalla Città di Venaria Reale per il nostro "impegno per la Pace nel mondo" o la targa d'argento della Regione Piemonte per i nostri meriti culturali e artistici.
Ma il nostro lavoro non ha ispirato solo targhe al merito: è stato anche fonte di ispirazione per scrittori che hanno dedicato a noi tempo, impegno e creatività. Da queste ispirazioni sono scaturiti racconti e libri, come nel caso della trilogia fantasy di Franco Nervo ambientata ai tempi di Re Artù. I protagonisti siamo noi del LabGraal. Questi tre volumi sono una grande saga in cui a noi cinque ne capitano di tutti i colori ma ne veniamo sempre fuori con un alone un po' eroico, un po' ironico, sicuramente divertente.
Era successo per prima ad Anna Maria Bonavoglia. Due racconti fantasy su di noi, entrambi pluripremiati e pubblicati su libri e riviste. Ne "Il canto dell'abbandono" ci aveva trasportati da uno scenario attuale, un concerto veramente esistito, ad un tempo ancestrale, al cospetto di un dio celtico. Un racconto bellissimo, toccante, che a sua volta aveva ispirato il brano di Luca per cornamusa "Farewell Lament" ("Il canto dell'abbandono", appunto). Una realtà dentro l'altra, un cerchio iniziato con un concerto ad Aosta, diventato l'ambientazione dal racconto, e richiusosi l'anno seguente, sempre ad Aosta, dove il concerto, non a caso, iniziava proprio con Farewell Lament.
La staffetta è poi passata a Franco Nervo: alcuni racconti con noi per protagonisti e poi il libro "La porta di Samain". Sembrava finita lì e invece no: ne è seguito un secondo, "Le Rune di Migradyn e addirittura un terzo, "L'ombra del Graal", che in realtà è un prequel. Franco, in preda ad una sorta di furore creativo, non riusciva a smettere nonostante cercasse di disintossicarsi, e sfornava romanzi sulle gesta del LabGraal con la fretta di chi ha l'esigenza di imprimere un ricordo che sta svanendo dalla memoria.
In questa trilogia c'è tutta la nostra storia: da quando ci siamo incontrati la prima volta, alla corte di Re Artù, fino ai tempi attuali, in un susseguirsi di avventure tumultuose e fantastiche, attraverso viaggi nel tempo e nello spazio che ci hanno condotto addirittura nell'America pre-colombiana.
Un continuo sovrapporsi di fatti reali e di fantasia che, nel periodo della stesura e delle consultazioni frenetiche con l'autore, ha abbassato di molto la barriera tra realtà e mito.
In mezzo c'è stato il libro di Franco Vassia "I campi della memoria", una raccolta di biografie, introspezioni e interviste a musicisti famosi di tutto il mondo e con un capitolo interamente dedicato al LabGraal.
Ieri sera alla Grotta di Merlino di Torino è stato presentato il terzo volume della trilogia di Nervo. Il cerchio si è chiuso anche questa volta ed ora siamo di nuovo orfani. Franco, finalmente liberato dal sortilegio, ha giustamente voglia di dedicarsi ad altri argomenti. Erano presenti anche Mariangela Cerrino e Anna Maria Bonavoglia, scrittrici e autrici delle prefazioni di due dei tre volumi, ma soprattutto carissime amiche.
Era una serata celebrativa a conclusione di un grosso impegno letterario. Eppure in questo incontro tra scrittori ho avuto la netta sensazione che qualcosa di nuovo stesse iniziando e l'incantesimo stesse ancora una volta agendo. C'era un'idea un po' folle che volteggiava nell'aria, a cui Mariangela ha dato pubblica voce: perché non continuare la saga? Magari collaborando a più mani? Franco puntava i piedi (e come non capirlo?), pur lasciando uno spiraglio all'imprevedibile, ma Anna Maria aveva quel classico sguardo che ha quando un'idea la intriga... Chissà che cosa avrà in serbo il futuro, per noi e per chi deciderà di adottare questi cinque personaggi in cerca di autore?

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14 Giugno 2005

Le danze celtiche sono la testimonianza vivente di una tradizione che non vuole morire nonostante sia stato fatto di tutto per cancellarla.
Quando per la prima volta sono stata letteralmente buttata (e non sto parlando in senso figurato) in mezzo ad un cerchio di danza celtica, subito ho provato a scappare, ma nessuno ci è mai riuscito. Eravamo in Scozia, a Nairn (vicino ad Inverness). Il panico ha lasciato il posto ad una crisi di riso quando ho visto che Luca era messo peggio di me: stava volteggiando con aria smarrita tra un gruppo di signore delle Highlands simili a corazzieri, che se lo palleggiavano sballonzolandolo di qua e di là.
Conservo un ricordo molto vivo di quella serata: eravamo al nostro primo Ceilidh e anche se ne sono seguiti molti altri, quello ha lasciato il segno soprattutto perché ci ha stimolato a riprodurre la stessa cosa in Italia.
Presto abbiamo scoperto che l'atmosfera dei Ceilidh irlandesi e dei Fest Noz bretoni è la stessa: gente di ogni età e condizione sociale si incontra all'unico scopo di stare insieme e divertirsi. Non c'è esibizionismo, non c'è manierismo, si sta insieme per godere della reciproca compagnia, per ballare e ascoltare la musica. Bambini, anziani, portatori di handicap, si sta insieme senza falsi moralismi o pietismi, ci si diverte davvero tutti insieme, ognuno si esprime con quello che sa. E le danze che ne scaturiscono sono impressionanti: centinaia di persone in cerchio che si muovono all'unisono, come un corpo solo.
Abituati all'Italia, dove la gente passa il tempo libero divisa rigorosamente per fasce d'età e per ceti sociali, dove gli anziani vengono invitati caldamente a seppellirsi in casa perché è "disdicevole" andare a ballare alla loro età, dove i portatori di handicap vengono nascosti per la vergogna, e i bambini diventano isterici per le frustrazioni e le aspettative delle loro madri, per noi l'atmosfera dei Ceilidh è stata una boccata d'ossigeno. Chi ha assistito ai nostri concerti avrà respirato qualcosa di simile: quando i danzatori del gruppo Triskel invitano il pubblico a ballare con loro, non c'è mai esitazione. Non si bada allo stile ma allo stare insieme, a quella strana alchimia che permette di conoscersi senza essersi mai visti. Un feeling che unisce le persone sollecitate dalla Keltic Music e che sentono il bisogno di una catarsi collettiva, di un bagno di armonia nella danza.
Tutto questo l'abbiamo respirato in Scozia, in Irlanda, in Bretagna. Con il gruppo Triskel abbiamo fatto in modo che succedesse anche anche in Italia.

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12 Giugno 2005

Stefano, l'ormai storico regista del LabGraal, è arrivato alla riunione con un prezioso regalo per noi: una splendida spada celtica di foggia antica, lavorata a mano.
Ma i regali non finiscono qui. Gli incontri con il nostro regista sono sempre forieri di nuove idee, di solito ambiziose e totalmente al di sopra della nostra portata. Eppure, anche se sembra impossibile, il più delle volte vanno in porto.
Oltre alla spada, Stefano ci ha portato la bella notizia che aspettavamo: il film si farà! Quale film? Il NOSTRO film, che vedrà noi del LabGraal nientemeno che protagonisti di un lungometraggio su pellicola. E sarà un film davvero particolare. Come al solito, così come per tutte le cose che facciamo, indefinibile: non un musical, non un documentario, non un romanzo, anche se un po' di tutto questo.
Non ho la più pallida idea di come si possa realizzare un progetto del genere, non so nemmeno da che parte cominciare. Ma so benissimo che quando ci metteremo in moto (ovvero tra poche ore) l'astronave partirà da sola, con tutto il suo carico, e saprà dove andare. Già ieri sera il solito meccanismo si è messo in moto, secondo un copione conosciuto: Stefano ci descrive il progetto per sommi (anzi sommissimi) capi e conclude con un: "adesso ditemi le vostre impressioni"; noi ci guardiamo smarriti non sapendo da che parte cominciare; poi iniziamo a cazzeggiare ognuno tirando fuori delle stronzate che non c'entrano niente con il progetto; Giancarlo e Gianluca si danno i pizzicotti sommessamente; io li guardo male; Andrea sbadiglia; io lo guardo male; Valentina non riesce più a smettere di ridere (e lo credo: fare i pagliacci ci riesce molto bene); Luca cerca di dire qualcosa di intelligente senza riuscirci. In tutto questo frattempo Stefano sorseggia il suo whisky per nulla preoccupato perché ormai ci conosce. Dopo un po' di questo iter i nostri discorsi cominciano a gironzolare attorno al progetto, come fa un gatto con un giocattolo nuovo. Pian piano si innesca il brainstorming che Stefano si auspicava e a quel punto tutte le idee che erano sommerse saltano magicamente fuori dal cappello. E chi più ne ha più ne metta: viaggi nel tempo, crop circles, alieni, dinosauri, e non dimentichiamo Re Artù, mi raccomando! Anzi, facciamolo incontrare con il Capitano Janeway... sarà un film davvero fantastico!

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11 Giugno 2005

Quando suoniamo in palchi di 20 metri x 15, con una potenza di 15.000 watt, Lui è contento e si esprime al meglio. "Lui" è ovviamente il LabGraal, questa entità cibernetica che guida e possiede noi poveri musicisti al suo servizio. "Lui" è molto esigente, sa quello che vuole, al contrario di noi 5 che molte volte ci lasciamo guidare da una sorta di fatalismo e ci troviamo proiettati a fare cose strane: da musical con centinaia di bambini a concerti in mezzo ai cani abbandonati, o a suonare a fianco di guerrieri Apache che lottano per la loro montagna sacra, o di agguerriti bretoni per la difesa delle loro pietre millenarie, o ad arrampicarci su per i monti per suonare nello scenario di antiche abbazie.
Ieri sera invece "Lui" ci ha concesso un concerto classico: grosso palco, rassegna prestigiosa. I giornali nazionali ci hanno definito nei modi più gratificanti: "una sicurezza a livello nazionale in materia di ricerca celtica", "un pilastro della musica celtica in Italia", e così via. Ma soprattutto un foltissimo pubblico che come al solito ci ha regalato tanto calore, simpatia e apprezzamenti di ogni genere.
Il concerto questa volta è iniziato in maniera diversa dal solito: il "poetone" Giancarlo è stato mandato allo sbaraglio ed ha segnato l'avvio dello spettacolo. Voleva essere una provocazione: iniziare con una poesia un concerto in una piazza piena di folla che si aspetta della musica coinvolgente poteva essere rischioso, ma lui si è dichiarato pronto a rischiare e anche questa volta il pubblico non ci ha deluso. Ai primi versi di Giancarlo si è creato un silenzio che ha avvolto tutta la piazza, sfociato poi in un grandissimo applauso dopo l'"intro" epica con la cornamusa e i tamburi, a dimostrazione che il messaggio liberatorio della poesia era stato capito e condiviso.
Possiamo dichiararci fortunati. Sappiamo di poter contare su un nutrito e affezionato gruppo di fans che ci segue ovunque, dalla Bretagna al sud dell'Italia, fino ad arrampicarsi in cima ai colli per sentirci suonare in una antica Certosa. E ci dispensa attenzione, partecipazione e affetto. Contento di farsi trascinare nelle danze, come in una catarsi collettiva, dai ballerini del gruppo Triskel che anch'esso ci segue ovunque.
Il nostro pubblico, e i danzatori, in realtà sono nelle nostre stesse condizioni: anch'essi seguono "Lui", il LabGraal. Siamo tutti parte di un fiume in piena che ci sta conducendo da qualche parte, e nessuno di noi si chiede dove, perché il bello è seguire la corrente ed arricchirsi durante il cammino.
La nostra musica in realtà non è "nostra": noi 5 musicisti ne siamo parte, l'abbiamo assimilata o forse ne siamo assimilati. Ci è stata trasmessa e noi sentiamo l'impegno di trasmetterla a nostra volta. Come una bandiera che può passare di mano in mano ma rimane sempre la stessa.
La Keltic Music è come un vento che attraversa il pianeta e nel suo passaggio raccoglie tutti coloro che possono capirne il messaggio, spazzando via la musica "di maniera" e le false interpretazioni della musica celtica. Noi stessi ne siamo stati travolti, e non ci stupiamo che lo stesso effetto avvenga nel pubblico ogni volta che suoniamo. La simbiosi che si crea tra noi e chi ci ascolta fa parte del gioco e della magia che ci è stata trasmessa. Quando, alla fine di ogni concerto, Luca alla cornamusa, io e Gianluca ai tamburi, Andrea alla tastiera, scandiamo l'inno guerresco di chiusura, e vediamo tutto il nostro pubblico alzarsi in piedi per cantare la melodia della cornamusa e battere le mani a ritmo dei tamburi, ci percorre un brivido e sentiamo che anche questa volta il messaggio insito nella musica è arrivato. Un messaggio che invita ad essere liberi e ad impadronirsi della propria vita. Una specie di "missione": la Keltic Music non deve morire! "Lui" vuole questo da noi, e noi non possiamo fare altro che accontentarlo...

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4 Giugno 2005

Il giorno successivo ad ogni concerto per noi Graals (poi un giorno vi spiegherò perché adesso ci chiamiamo così, ma ora non posso ancora parlare) è un po' come The Day After. Siamo spompati, delle specie di amebe che vorrebbero solo trascinarsi di qua e di là senza dover pensare a niente né tantomeno prendere nessuna decisione foss'anche la lista della spesa. Questo sogno purtroppo non si avvera quasi mai, o perché abbiamo subito un altro concerto, o perché i "migliaia di problemi" (in gaelico: "mile marbhaisg", la canzone preferita di Andrea) della vita quotidiana sono lì pronti ad assalirci appena ci rilassiamo.
Il fatto è che nei concerti noi diamo l'anima, mettiamo tutta l'energia che abbiamo, sia che si suoni al Foro Italico di Roma che al rifugio per animali di Valdellatorre.
Il concerto di ieri sera al Parco della Colletta di Torino, nonostante i tempi per le prove fossero stati forzatamente molto ridotti a causa dei molteplici impegni di ognuno di noi, è stato un'esperienza piacevole e divertente. Il contatto con il calore del nostro affezionatissimo e folto pubblico ci ha "caricati" e l'accoglienza entusiasta verso i pezzi nuovi del nostro repertorio è stata incoraggiante.
La giornata non era iniziata sotto i migliori auspici: Gianluca stava vomitando l'anima, aveva 38 di febbre e non si reggeva in piedi. Luca e Andrea erano incazzati perchè sospettavano che il soggetto avesse fatto qualche imprudenza com'è solito fare quando c'è un concerto, tipo qualche centinaio di km. in bici o strafogarsi di cibo e bibite ghiacciate (e si sa che non ha più l'età per farlo). Ma chi ha avuto a che fare con i batteristi sa che testa hanno.
Invece Gianluca giurava e spergiurava di essersi comportato bene, eppure a vederlo era desolante: sdraiato su un divano, infagottato in un plaid nonostante i 30 gradi, con l'occhio vitreo e la bocca semiaperta.
Il mio intervento è stato semplice e determinato. È lo sporco lavoro del leader del gruppo. Gli ho detto: febbre o non febbre stasera vieni e suoni. Sapevo che il Nostro ha dei lati eroici (fosse stato Andrea mi sarei preoccupata molto di più: al minimo bubù si dà per malato e non ce n'è per nessuno), sapevo che erano già successi fatti analoghi, e non mi sono preoccupata più di tanto.
Infatti così è stato. Le prove le abbiamo fatte senza Gianluca, io correvo tra i microfoni e i tamburi, ma all'ultimo minuto il nostro eroe è arrivato, diligentemente ha preso il suo posto ed ha fatto un ottimo concerto. È riuscito anche a mangiare i suoi panini (e figuriamoci se li lasciava mangiare agli altri), insomma tutto è andato per il meglio.
Da segnalare la crescente (e preoccupante) ascesa del nostro Poetone Giancarlo: le sue poesie, intercalate alla musica, stanno suscitando ovazioni da stadio. Non starà prendendo troppo spazio? Oltre a quello fisico, intendo.

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31 Maggio 2005

Giugno non è nemmeno iniziato ed ecco puntualmente comparire già i primi "Signs", i cerchi nel grano, i misteriosi disegni scolpiti nei campi di grano di tutto il mondo.
Sono comparsi in Piemonte, in un campo di grano vicino a Pinerolo. Come al solito si sono formati in pochi minuti, nessuno ha visto né udito niente, non ci sono tracce di orme umane o di animali. Cerchi perfetti, spighe piegate e non spezzate, insomma tutto in piena regola come da manuale. E come al solito la questione viene liquidata in due righe, per giunta canzonatorie, sui giornali locali, i quali danno solo due alternative: frutto di una burla o degli UFO.
Mi sembrano conclusioni molto affrettate e per nulla scientifiche. Siamo davanti ad un mistero di proporzioni cosmiche. Questi segni, alcuni davvero eccezionali oltre che grandiosi per fattezze e dimensioni, compaiono sui campi di grano di tutti i continenti non da ieri ma da almeno 5 secoli. Ne sono comparsi a migliaia. Per giunta presentano caratteristiche che sembrano richiedere conoscenze tecnologiche oggi sconosciute. E compaiono in pochi minuti.
Ne abbiamo parlato stasera nella mia trasmissione su Radio Flash. Dario, Alberto e Miriam ci hanno raccontato il sopralluogo fatto sul posto. L'"Espertone" Giancarlo, responsabile della Commissione della Ecospirituality Foundation che indaga sul caso, ha lasciato aperte tutte le ipotesi, senza esclusioni né pregiudizi di alcun genere. Tecnologia aliena? Land art? Messaggi di Gaia? Conoscenze iniziatiche antiche che si manifestano nell'era attuale? Ce ne sarebbe abbastanza per promuovere una seria indagine sull'argomento da parte di quei centri di ricerca che hanno mezzi e tecnologia a disposizione, finanziati dai governi e dalle nostre tasse. E invece no. Non se ne occupano. E i giornali non ne parlano. Le riviste di divulgazione (pseudo)scientifica deridono l'argomento, e chi vuole farsi un'idea deve rivolgersi a ricercatori o enti di volontariato culturale autonomi che si prendono la briga di indagare per proprio conto.
Forse non è un argomento abbastanza serio. In fondo non stiamo parlando della Juve o del Milan, ma di cose molto più effimere, come dei disegni in un campo di grano. Forse le proporzioni del fenomeno non sono abbastanza grandi, coinvolgono "solo" il pianeta. Forse dobbiamo aspettare che i cerchi nel grano compaiano anche su Marte, ma credo che non basterebbe neppure quello. Sono già emerse cose molto misteriose e inquietanti dalle fotografie di Marte, ma sono state liquidate anche quelle con poche righe sui giornali.
Diventa sempre più urgente il problema di una informazione reale. Per reperire informazioni serie su quanto ci circonda, sulla storia, sulla società, dobbiamo continuare a leggere i romanzi di Dan Brown o il Blog di Beppe Grillo? O guardare Le Iene?

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28 Maggio 2005

"Sei fissata con gli animali", "Dai più attenzione agli animali che agli uomini", "Aiuti più un gatto che un essere umano"... Quante volte chi ama gli animali si è sentito dire castronate del genere? Un numero pressochè infinito.
E voi, che vi permettete di giudicare gli altri, che fate? Che cosa fate per aiutare gli uomini? Come dimostrate il vostro infinito amore per il genere umano? Uno una volta mi ha risposto: ho la tessera della Croce Rossa, la rinnovo ogni anno. Hazz... che grande aiuto per l'umanità! Di certo il mondo ha fatto un balzo evolutivo in avanti da quando ti sei associato.
Il fatto è che il mondo è pieno di persone che giudicano altre persone, e di solito il responso non è positivo. Ma se può apparire nobile inviare denaro per aiutare i bambini che muoiono di fame in Africa, si è invece giudicati "fissati" se ci si dedica all'aiuto agli animali. E poco importa se questo stesso aiuto lo si distribuisce in maniera equa tra gli esseri della nostra specie e quelli di altre. L'aiuto che salta più all'occhio e che è più soggetto a critiche, sorrisini ironici, alzate di sopracciglia, è quello che si dà alle altre specie.
E anche se sembra che negli ultimi anni questa mentalità sia cambiata, sotto sotto c'è un pregiudizio grosso come una casa pronto a balzare fuori quando uno meno se lo aspetta.
Non mi vergogno di amare gli animali. Mi è capitato qualche volta di essermi vergognata di amare degli umani che non lo meritavano; con gli animali questo non mi è mai successo.
Non mi chiedo se aiuto più gli animali che gli umani. Se proprio mi portate a chiedermelo... beh, penso che gli animali ne abbiano molto più bisogno. Sono ostaggio di una specie che non si fa scrupoli ad usarli come cavie, come cibo, come giocattoli. Pare che il progresso della nostra civiltà debba per forza passare dalla sofferenza di milioni di esseri che hanno avuto la sfortuna di incontrare l'uomo. Ma si può chiamare civiltà, questa? Delle fasce deboli, di certo gli animali sono la più debole. Quand'è che l'umanità chiedera pubblicamente scusa alle altre specie, come fa ora il governo americano con gli indiani? Per quanto tempo, per quanti secoli, l'umanità dovrà espiare il suo senso di colpa, quando si renderà conto di quello che sta facendo ad altri esseri intelligenti?

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21 Maggio 2005

Gli italiani non leggono, dicono i media. Si fanno convegni e talk-show, con tanto di interviste ai passanti, dati statistici e test, in cui emerge che l'italiano medio è poco più evoluto di un'ameba e se va bene riesce a leggere un libro ogni due anni. Meglio se di Claudio Bisio o della Littizzetto.
I quotidiani, nella speranza di vendere qualche copia in più, sono costretti a regalarti intere enciclopedie illustrate, cd da collezione, dvd, giochi... tra un po' allegheranno anche pentole e orologi da polso. Per non parlare delle riviste: i regali fioccano e sono più voluminosi della rivista stessa. Costumi da bagno, tute da ginnastica, borse, cappelli, valigie. Comprando qualche rivistina ci si può fare un intero guardaroba e arredare la casa. In effetti anch'io mi sento sempre meno motivata a comprare quotidiani e riviste, a parte quelle che mi seducono con qualche bel regalo in allegato. Comprare riviste di divulgazione scientifica italiane, magari sperando di trovare l'equivalente delle loro consorelle straniere, significa farsi venire un attacco di bile per il tono paternalistico che usano (manco i lettori fossero un branco di idioti) e per la totale mancanza di contenuti, al di là dei titoloni altisonanti e provocatori e delle illustrazioni sempre più sfavillanti. Ma ci prendono proprio per fessi? Ti attirano l'attenzione con un titolo intrigante e poi... il nulla.
Eppure basta superare il confine e tutto cambia. Se entri in un'edicola francese ti torna la voglia di leggere. Idem in Svizzera, in Spagna o Inghilterra o in altri Paesi europei.
È successo anche oggi, durante la gita Lab. Ormai è tradizione: nei dintorni del mio compleanno noi Labs ci concediamo una bella gita oltre confine che si conclude con una succulenta cena. Come sempre ci imbarchiamo sulla LabMobile, ognuno ai propri posti (guai a sgarrare: porta male), i Vips davanti (quelli grossi: JeanLuc alla guida e GB di fianco) e noi tre magri dietro, nel carro bestiame. Dopo aver aspettato GB che dimentica sempre qualcosa si parte... ma subito ci si accorge che manca Lesmo. Dov'è? In bagno. Luca è puntuale e solo quando ormai siamo al confine si accorge di essere uscito in ciabatte o senza cellulare o senza le chiavi di casa. Meno male che il Nostro Autista è paziente e non si fa distrarre da niente, basta mettergli continuamente un panino in bocca.
Arrivati a destinazione ci precipitiamo in edicola e qui ci facciamo una overdose di riviste, fumetti, pubblicazioni di ogni genere, dalla divulgazione scientifica alle scienze d'avanguardia, all'insolito, alle riviste musicali. È un'orgia. Ma subito ci assale una domanda: perché questo in Italia non succede? Sarà forse perché la stampa italiana è prezzolata, addomesticata, filtrata, censurata? Recentemente ha fatto scalpore una dichiarazione di Beppe Grillo che ha denunciato la situazione dell'informazione in Italia: siamo all'ottantesimo posto al mondo per la libertà di stampa. Questa denuncia è stata appoggiata in pieno da Feltri: una posizione trasversale ma identica. Se si vuole arrivare ad una informazione libera e indipendente, se si vuole superare la barriera della censura, occorre rivolgersi a quelle rare pubblicazioni che costituiscono una voce fuori dal coro, o a canali non convenzionali come i Blog (vedi appunto quello di Beppe Grillo) o trasmissioni radiofoniche alternative, rare come perle, o piccoli periodici indipendenti e autofinanziati, spesso introvabili.
Con queste considerazioni, e pieni di risentimento verso l'informazione italiana, abbiamo affogato tutte le nostre insoddisfazioni in un magnifico Gamay davanti ai piatti raffinati e allo stesso tempo semplici del nostro ristorante preferito in zona, progettando piani per la libera divulgazione delle notizie, senza filtri e interpretazioni di parte. LIBERTAAAA'! (hic)

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19 Maggio 2005

Tra le tante cose curiose che mi sono ritrovata a fare nella mia vita, eccone un'altra piuttosto originale: passare la giornata del mio compleanno in mezzo a centinaia di bambini dai 4 ai 10 anni a preparare un musical su Re Artù!
Tutto ebbe inizio nel novembre scorso, quando la vulcanica insegnante Anna Iemma mi propose di partecipare come artista e consulente ad un progetto che prevedeva 5 classi coinvolte in un musical spettacolare sulla saga arturiana. Ovviamente la cosa non poteva lasciarmi indifferente, ma il destino ha voluto che per tutta una serie di motivi validissimi (viaggi ONU, impegni a New York e Ginevra, concerti, eccetera) io non sia riuscita, per quanto ci tenessi, ad incontrarmi con Anna per poter dare la collaborazione che avevo promesso.
Costretta a rimandare continuamente l'incontro, siamo arrivati al fatidico giorno dello spettacolo, che si doveva tenere al Teatro Superga di Nichelino. Non avevamo mai lavorato in questo teatro e mi sono stupita nel constatare che non ha nulla da invidiare ad altri più rinomati palchi torinesi.
E così il 19 maggio, data della rappresentazione (e incidentalmente del mio compleanno), la giornata è passata all'insegna della collaborazione con questi più di 100 (cento!!) piccoli artisti scatenati, tutti in costume, impegnatissimi e bravissimi nelle loro parti...
Ma non potevo certo lasciare da parte i miei compagni di band, e così tutto il LabGraal è stato trascinato in questa impresa: Luca e Andrea mi hanno accompagnato eseguendo una impeccabile performance con chitarra e bouzuki, mentre Gianluca e Giancarlo facevano il tifo dalla platea per gli unici artisti dello spettacolo che superavano i dieci anni di età, e cioè noi tre. L'insegnante Iemma ci teneva molto a celebrare questo evento (costato un anno di preparazione) con un nostro intervento musicale, unici adulti in scena, e noi abbiamo accettato volentieri.
C'è stato anche un momento comico quando, uscendo dal teatro da una porta di sicurezza dopo le prove pomeridiane, ci siamo trovati bloccati su un terrazzo senza via d'uscita e abbiamo cominciato a bussare, senza essere sentiti, a tutte le finestre. Ma il nostro eroe Gianluca con la sua stazza atletica ha risolto brillantemente la situazione: con un balzo si è buttato giù dal balcone (a circa mezzo metro di altezza) e ci ha aperto le porte interne, salvandoci tutti. Caliamo un velo pietoso sul fatto che anche Luca si è buttato giù dal terrazzo... ma solo per andarsene alla macchina sghignazzando e lasciandoci lì come dei fessi. (Bastardo!)
Lo spettacolo ha entusiasmato il pubblico presente, in gran parte composto da genitori e parenti trepidanti. Il teatro, circa 700 posti, era tutto pieno, presenti anche le autorità locali. Il pubblico ha apprezzato e mostrato di gradire l'impegno di mesi e mesi di lavoro.
Quello che più mi ha colpito è stata la bravura di questi ragazzini che, evidentemente ben motivati dalla loro insegnante, sono riusciti a fare uno spettacolo divertente, non melenso, e nel contempo a lanciare, attraverso la leggenda di Artù, un messaggio di pace e di fratellanza, senza scivolare in quei luoghi comuni vagamente cristianeggianti con cui spesso vengono ammantate le saghe celtiche.
In quanto ai miei compagni di band... lo so ragazzi che l'avete fatto solo per farmi contenta! Ma con il gelato e lo champagne di fine serata, un po' mi sono sdebitata, no?
Ora però mi dovrò inventare qualcos'altro di originale: la settimana scorsa vi ho coinvolto in un concerto-talk-show, questa settimana in un musical con 100 ragazzini, e la prossima? Devo farmi venire un'idea geniale...

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12 Maggio 2005

Ci sono dei momenti in cui uno si sente particolarmente orso e vorrebbe chiudere l'interruttore ed essere lasciato in pace senza comunicare con nessuno. Ebbene, per qualche accidenti di motivo proprio in coincidenza con quei momenti (che non mi capitano poi così spesso) io puntualmente mi ritrovo su un palco a dimenarmi e a sbraitare davanto a centinaia di persone urlanti.
C'est la vie, baby. La dura vita del musicante.
Martedì scorso per noi del Laboratorio Musicale del Graal (e soprattutto per la sottoscritta) è stata una giornata particolarmente massacrante. L'ideona è stata di Charlie, subito accettata da me che non so resistere a formule nuove. La formula in questione prevedeva: la trasmissione radiofonica in diretta dalla sala Majakovskij dell'Hiroshima Mon Amour e subito dopo il nostro concerto, il tutto trasmesso in diretta anche su Radio Flash.
Detta così sembra semplice, ma organizzare tutti i dettagli tecnici oltre che la conduzione del talk show e del concerto non è stato propriamente riposante. Anche perché ho avuto la brillante idea di ricavare da questa serata sia un cd live che un dvd.
La giornata è iniziata con un'impresa impossibile: quella di far arrivare in orario Maurizio Poletto (conduttore insieme a me del programma radiofonico), Stefano Milla (il regista) e Antonio Carbone (il sound engineer). Da morir dal ridere. Con qualche ora di ritardo sono arrivati tutti e insieme a Maurino e Charlie siamo venuti a capo dell'organizzazione della serata.
Che a dire il vero è andata fin troppo liscia: temevo intoppi di ogni genere, anche considerato il fatto che era un esperimento pilota per gli stessi organizzatori. E invece tutto ha funzionato a meraviglia, grazie soprattutto alla grande collaborazione di tutto lo staff tecnico dell'Hiroshima e di Radio Flash.
Nella prima parte, durante la trasmissione radiofonica, Maurizio, Giancarlo ed io ci siamo divertiti ad intrattenere il pubblico sugli argomenti-cult del nostro programma: gli Apache, la cultura bretone, i crop circles, gli UFO, i Celti. Tra un video-mixaggio in diretta e un altro è intervenuto nel discorso sul celtismo anche Stefano Milla, carico di aggeggi elettronici che si parlavano tra loro sotto la sua giacca, mentre sugli UFO ha detto la sua... guarda caso ... Gianluca, che quando non parla di dinosauri parla di dischi volanti.
Per l'occasione ho tirato fuori un domandone-doc: "Esiste dio? E se esiste, chi o che cos'è?" e l'ho propinato a tutti, compresi alcuni conduttori storici di Radio Flash come Roberto Vaio e Dana, oltre che naturalmente Charlie, che si sono prestati alla tortura con nonchalance.
Altri personaggi di Radio Flash come Marina, Mauro Boglione e Gianluca Gobbi se la sono schivata per un pelo ma li aspetto al varco la prossima volta.
Via i panni dei conduttori, eccoci sul palco versione musicisti. Ci siamo scatenati, il pubblico (numerosissimo fin dall'inizio di serata) ha mostrato di apprezzare e ci ha come sempre dispensato affetto ed entusiasmo. Il gruppo Triskel ha fatto la sua parte, mettendo in moto una cagnara mica male.
Ora aspetto i risultati di tutto quell'ambaradan di tecnici che affollavano il palco: il fotografo Alberto Ramella sdraiato per terra che fotografava i peli del naso di Lesmo, gli altri fotografi Giuseppe, Alberto e Daniela che si inciampavano l'uno nell'altro, i tre cameramen che ci riprendevano in tutte le nostre espressioni facciali, Stefano in un angolino del palco, con tutta la sua attrezzatura, che mixava le immagini in diretta, mentre Antonio e Marco registravano tutto in multitraccia. Vedremo che cosa ne uscirà. Per ora possiamo dire: esperimento riuscitissimo. Ma adesso fatemi riposare un attimo, eh?

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9 maggio 2005

Eri un essere libero e fiero
che giocava con il vento
e con la sua vita.
Nascondevi dietro la tua sagoma scura
la luce che alimentava la tua forza
e la mostravi
solo a chi poteva capirti.

Hai vissuto una delle tue tante esistenze
rincorrendo
creature a te sola visibili
respirando il profumo dei gelsomini
o assorta, sdraiata vicino al ruscello,
come a cercare il senso della tua vita.

Sapevi di partire verso un'altra avventura
e hai voluto salutare a modo tuo.
Senza sofferenze inutili
fino all'ultimo tra i prati che tanto amavi
forse per imprimerti un ultimo ricordo.

Mi hai preceduto di un attimo
fiore sognante
che si è svegliato ad una nuova vita
e mi hai lasciato qui insieme agli altri fiori
ancora addormentati
in questo giardino fermo
ad aspettare il mio turno
come tutti gli altri.

Diversa nella forma ma non nell'anima,
mi hai dato qualcosa che devo ancora capire.
Ma che mi accompagnerà per sempre.

Arrivederci, Dana.

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