Mandate i vostri commenti a graal@labgraal.org
e ve li pubblicherò
Rosalba's BLOG

Gennaio - Aprile 2005 Storyboard semiserio tra pettegolezzi,
riflessioni, fatti strani e altro...

Un particolare ringraziamento al webmaster Giancarlo (detto anche l'"Espertone")
che tormento ogni giorno e senza il quale non potreste leggere questo Blog!

===============================================================================

28 aprile 2005, Terra dei Catari

Quello che è rimasto delle tradizioni pagane in zona è custodito gelosamente dalle comunità locali, gelosamente al punto che molte persone, pur abitando qui, non si accorgono di niente. Mi è capitato di parlare con il direttore di un museo di storia locale il quale sosteneva con certezza che i Catari non esistevano più da almeno sei secoli. Non voleva riconoscere l'evidente legame tra i Catari e gli occitani. Non si chiede come mai l'epicentro della terra Catara è stata chiamata Languedoc?
Ma al di là dell'ottusità di certi storici esiste una realtà che con la giusta chiave si può cogliere. E non mi riferisco solo ai simboli catari, se pur presenti in abbondanza (il Graal, la colomba, la croce catara/occitana, la rosa a cinque petali, il pentacolo...quando cominci a notarli te li trovi ovunque). Mi riferisco anche alle tradizioni. Le comunità autoctone riconoscono le persone che cercano un contatto con loro non per curiosità o per folklore ma per spirito di identificazione e comunanza. E senza farsene accorgere le sottopongono ad accurati esami, prima di aprire le porte delle loro cerimonie private. Un atteggiamento già noto a me e Giancarlo, avendo spesso a che fare con culture native.
Quando le barriere della diffidenza vengono superate, si scoprono realtà inimmaginabili, dimensioni storiche come universi paralleli, animate dalla necessità di salvaguarare la sopravvivenza della loro identità e per questo motivo molto più vive, attente, consapevoli del loro senso di appartenenza. Persone "vere", libere dentro, che al di fuori di una religione oppressiva hanno mantenuto un contatto intimo con la natura e con la propria esistenza.

=======================================================================

27 aprile 2005

Il "caso" mi ha sempre affascinato. Anche sotto forma di gioco d'azzardo. Chiariamo: la mia massima giocata sono 10 euro alle slot machine o al poker con gli amici. Ma mi affascina quella mano invisibile che determina il vincitore o il perdente. Quando è il momento della scoperta delle carte, o dei simbolini che si allineano sul display, mi sembra di essere in contatto con l'imponderabile che mi parla e si prende gioco di me. E di solito tutto sommato mi tratta piuttosto bene: vinco spessissimo. Sfortunata in amore? Evidentemente ho la testa piena di bitorzoli e non me ne sono accorta. Mi consolo ripensando a quelle 70 deliziose monetine venute giù tutte insieme fin dalla prima giocata. Mi sono sentita una prescelta: la mano invisibile ha decretato che quelle monetine erano per me. Ma non mi faccio sedurre dalla manina invisibile che mi vuole far sentire la predestinata di una sera: so che dietro c'è la fregatura. Cambiamo le fiches e andiamo a cena. Ci vuole un bel brindisi.

=======================================================================

27 aprile 2005, Terra dei Catari

Anche se apparentemente i Catari non esistono più da secoli e gli storici sorridono indulgenti quando gli si chiede se esistano ancora, i simboli dei Catari misteriosamente compaiono dal nulla. E' risaputo che uno dei loro simboli principali era il pentacolo, la stella a cinque punte, un bel simbolo dal significato molto profondo, riferito all'evoluzione spirituale, che purtroppo (e non a caso) è stato demonizzato e relegato dal luogo comune nella sfera dell'occultismo di bassa lega.
Ebbene, in una spiaggia poco frequentata del Midi della Francia una sera abbiamo visto comparire quasi da un momento all'altro un grande pentacolo di circa 10 metri di diametro, perfetto, disegnato sulla sabbia. Il disegno era formato da un insieme di sabbia e terriccio biancastro, indurito dalla pressione sul terreno. Eravamo passati vicino a quella spiaggia nel pomeriggio ma il disegno non c'era. Come hanno potuto farlo così in fretta? In che modo l'hanno realizzato? A che scopo è stato fatto e soprattutto da chi? Queste le domande che ci hanno accompagnato per tutta la sera.
Nella notte un richiamo irresistibile ci ha portato lì nella spiaggia del pentacolo. E con nostra grande sorpresa abbiamo visto che il pentacolo era visitato da un gruppo di persone in cerchio che cantavano una nenia come in trance. Erano vestiti normali, circa una ventina tra uomini e donne, anni dai 30 ai 50. Non si sono accorti della nostra presenza o quanto meno non l'hanno dato a vedere. E noi non abbiamo voluto rovinare quel loro momento così privato: alla chetichella ce ne siamo andati, portandoci appresso tutte le nostre curiosità.

=======================================================================

26 aprile 2005, Terra dei Catari

Da queste parti l'aria che si respira, oltre ad essere calda e profumata, è piuttosto intrisa di un sano anticlericalismo misto a fierezza per le proprie radici.
Le terre dei Catari si estendono dai territori piemontesi confinanti con la Francia fino a Montsegur passando per la Languedoc, ed è difficile non cogliere ancora oggi le tracce, sparse un po' ovunque, di questa cultura celtico-medievale.
Sui Catari si sa poco e male. Si sa che era una società iniziatica strettamente imparentata con i Templari, con i quali condividevano il comune riferimento al mito del Graal, ma bisogna parlare con gente del posto per scoprire che, così come per i Templari, non era una cultura patriarcale: le donne officiavano i riti come gli uomini. Il termine "Cataro" significa "puro" ed è stato equivocato con "casto", ma è da intendersi invece come una qualità interiore. Di certo il loro dio non era antropomorfo e non aveva la barba bianca: lo intendevano come una fonte luminosa. La loro filosofia, così come quella del druidismo, si basava su tre principi: da un principio assoluto erano nate due polarità opposte facenti parte della stessa natura. Credevano nella conoscenza come crescita interiore. Vedevano nel cattolicesimo un grande pericolo e facevano bene, visto che sono stati sottoposti alle più efferate persecuzioni e completamente sterminati.
Completamente? Dalla Cote d'Azur alla Languedoc ad un osservatore attento non sfuggiranno certe associazioni occitane che si riuniscono discretamente, senza troppa pubblicità, con lo scopo di preservare la loro lingua e le loro tradizioni. Alcune di queste sono molto antiche ed hanno partecipato alla fondazione di diverse cittadelle della Languedoc e della Provenza. Ancora oggi il loro potere si estende alla gestione delle comunità locali. Società segrete moderne di discendenza catara? Se è così di certo non lo danno a vedere. Il passato è stato una dura lezione.
Ma sta di fatto che le croci occitane si trovano un po' ovunque e la mescolanza tra simboli catari, templari e occitani, antichi e moderni, sembra voler confondere apposta le idee. O forse è il messaggio piuttosto esplicito di una tradizione pagana sopravvissuta alle persecuzioni religiose, una delle molte epressioni dell'antico druidismo europeo che non è mai morto.

=======================================================================

25 aprile 2005

Perché ci sono persone che si sentono "diverse", "fuori posto"? Sto scoprendo che ce ne sono molte, sparse in terre e culture differenti. Sarà forse perché a queste persone è stata tolta la loro storia, la loro cultura di origine e si trovano trapiantate in un mondo che non è il loro e a cui sentono di non appartenere? È facile vedere e comprendere questo disagio in un nativo americano costretto con la forza a dimenticare la sua lingua, la sua gente, le sue tradizioni. È più difficile notare questo stesso disagio in persone la cui "differenza" non sta nel colore della pelle ma in una qualità più intima e più difficile da definire.
Eppure i nostri amici bretoni si sentono "diversi" quanto i nativi americani. Anche loro sono "nativi" che sono stati privati della loro cultura, e oggi anche dei loro siti religiosi.
Nei territori europei sono molti quei popoli che sono stati costretti a forza a dimenticare le loro tradizioni, basti pensare alle persecuzioni a cui sono stati sottoposti gli occitani. E, forse, questa "differenza" sono in molti a sentirla, anche tra coloro che ci stanno vicini.
Ma il disagio che provoca, e la non-consapevolezza delle proprie radici, molte volte impedisce di comunicarla.

C'è una canzone tradizionale bretone che mi ha toccato e che trovo esprima molto bene quel sentirsi "diversi":

LA DECOUVERTE OU L'IGNORANCE

Il bretone è la mia lingua madre? No. Sono nato a Nantes, ma non lo parlo.
Eppure sono Bretone, lo credo veramente. Di razza pura.
Ma che importa.
Separatista? Autonomista? Regionalista?
Si e no. Diverso.
Ma allora non mi capite più: in che modo siamo Bretoni? E perché esserlo?
Francese di stato civile, con un nome francese, assumo in ogni momento la mia posizione di "francese".
La mia appartenenza alla Bretagna non è che una rivincita, una qualità facoltativa che posso perfettamente rinnegare, disconoscere.
L'ho già fatto, per molto tempo ho ignorato di essere Bretone.
Francese senza problemi, mi tocca dunque vivere la Bretagna come un "surplus" o meglio, come una presa di coscienza.
Se perdo questa presa di coscienza, la Bretagna cessa di esistere. Se tutti i Bretoni la perdono, cessano assolutamente di esistere.
La Bretagna non ha un'identità legale, non esiste, se non negli uomini che in ogni generazione si riconoscono "Bretoni".
In questo momento, in Bretagna stanno nascendo dei bambini. Saranno Bretoni? Nessuno lo sa.
A ciascuno, quando sarà il momento, toccherà la scoperta o l'ignoranza.

=======================================================================

22 aprile 2005

Antonio, il nostro sound engineer, è un tipo puntuale e preciso quanto un messicano. Non ho detto uno svizzero, ho detto un messicano: infatti si sa quanto i messicani siano casinisti. Antonio (si è sempre fatto chiamare Toni ma un mattino si è svegliato e ha detto basta, cambio vita, volto pagina: guai a chi mi chiama ancora così) è un terno al lotto. Si segna diligentemente tutte le date, ma chissà perché due giorni prima di un concerto tutti noi Labs abbiamo lo stesso presentimento: ci guardiamo in faccia e urliamo insieme: Oddio, Toni! (si, perché tra di noi lo chiamiamo ancora così) se ne ricorderà? E infatti puntualmente gli telefoniamo e lui puntualmente casca dalle nuvole. Un concerto? Ma dove? Ma non me l'avete detto! Io sono a Roma. . . come faccio?
Poi magicamente compare e tutto fila liscio, con grande sollievo di tutti.
Antonio è entrato a far parte della vita del LabGraal dieci anni fa e ancora oggi non capisco quale strana combinazione alchemica si sia creata tra di noi. Dopo dieci anni non ho ancora capito se la nostra musica gli piace. Di certo non è il suo genere preferito. Eppure riesce ad ottenere dei suoni che si spiegano solo con un feeling che nessuno vuole ammettere (perché lui è un orso ma anche noi non scherziamo), ma che evidentemente c'è.
Ieri sera, al Museo dell'Automobile di Torino, l'ambiente austero e l'assenza dei nostri soliti fans (era un concerto riservato ai soci del Club) poteva far presagire un'atmosfera difficile da scaldare, e invece è stato facilissimo trovare il giusto "accordo" con il pubblico. La magia si è verificata anche stavolta, e le 500 persone che affollavano l'auditorium l'hanno vissuta insieme a noi. Noi 5, Antonio, il pubblico, eravamo tutti parte di una strana miscela che si crea ad ogni concerto, qualunque sia il posto e il contesto, e innesca un processo che va avanti per conto suo e travolge tutto e tutti.

=======================================================================

20 aprile 2005

Ogm si, ogm no? Gli organismi geneticamente modificati sono la salvezza dell'umanità o la sua distruzione? Dal dibattito mondiale in corso ormai da una decina d'anni sembra non ci sia spazio per posizioni intermedie. È difficile farsi un'idea propria quando non ci sono certezze, o meglio ce ne sono troppe, da una parte e dall'altra della barricata.
L'altra sera, alla mia trasmissione radiofonica, si è innescato un bel dibattito sull'argomento, in e fuori onda (più fuori che in) tra Roberto Garosci, coltivatore di prodotti biologici, l'Espertone e me. Si cercava di definire perché gli ogm siano così demonizzati, e Roberto ci ha fornito una serie di dati utili e di studi sull'argomento oltre che darci indicazioni su come reperire prodotti sicuri al di là del transgenico.
Per quanto riguarda il dibattito internazionale sugli ogm, da tempo sto cercando di farmi un'idea mia tenendomi equidistante dal problema, ma sento puzza di luoghi comuni alimentati ad arte. I sostenitori della pericolosità degli ogm concentrano il discorso su basi statistiche, secondo le quali il consumo di prodotti transgenici provoca il cancro e tutta una serie di altre malattie. Ma secondo quale meccanismo? Non si sa.
Queste paure ovviamente rendono ancor più difficile la ricerca di un'alimentazione alternativa alla carne. Ed è qui che mi sorgono dei sospetti. Se consideriamo che ci hanno cresciuti nella convinzione che la carne facesse bene e che fosse pericoloso non mangiarla, le certezze si fanno sempre più confuse. Per decenni ci hanno propinato statistiche e studi medici a sostegno di questa tesi. Qualche anno fa ha fatto scalpore un fatto che è finito sui giornali italiani: una bambina è stata allontanata dalla famiglia e data in custodia ad un'altra perché i genitori erano vegetariani e non le somministravano la carne. La bambina stava benissimo, ma questo non è bastato. Dopo averla affidata ad un'altra famiglia, carnivora, la bambina è finita all'ospedale per intossicazione e disturbi gastrici.
Ora la mentalità per fortuna è cambiata: è risaputo quanto l'alimentazione carnivora sia pericolosa e sono moltissimi i medici che sconsigliano la carne, a partire da Veronesi, famoso oncologo ed ex ministro della Sanità, vegetariano, il quale sostiene che la carne è una delle maggiorni cause del cancro, sconsigliatissima soprattutto ai bambini.
Ora si intravvede la possibilità di una drastica inversione di tendenza nell'alimentazione e nell'economia mondiale, soprattutto perché ci si rende conto di quanto gli allevamenti intensivi siano responsabili della crisi idrica e dell'inquinamento. Sarà inevitabile trovare fonti di alimentazione alternativa e ci si rivolgerà soprattutto alla soia. Del resto la soia sembra proprio un dono di madre Terra: si può coltivare facilmente, ha un apporto nutritivo, energetico e proteico che può tranquillamente sostituire la carne, previene tutta una serie di malattie tra cui il cancro. Può addirittura risolvere il problema della fame nel mondo.
Ma stranamente viene fuori questa diatriba sugli ogm che coinvolge anche la soia e genera confusione, alimenta il pregiudizio, allontana da possibili soluzioni alternative alla carne. E chi non riesce a farsi le idee chiare rimanda il problema. E chi è drogato di carne (si, perché è risaputo che mangiar carne provoca assuefazione), rimanda il problema. E quei poveri animali che vivono come in un girone dantesco rimandano anche loro il problema. . .alla prossima vita, possibilmente su un altro pianeta.

=======================================================================

19 Aprile 2005

Il film Donnie Darko ha creato una crepa nel nostro gruppo di amici. C'è chi lo ama e chi lo odia, senza mezzi termini. Discussioni a non finire. Discussioni anche tra i fans: ieri sera un gruppetto (tra cui la sottoscritta) si è chiuso in una stanza per parlare indisturbato (e senza rompiballe che ti criticano e ti ridono dietro soprattutto perché non hanno capito un tubo), e siamo andati avanti a fare ipotesi sulle cose nuove che avevamo colto del film.
Il fatto è che Donnie Darko è un film che ti lascia qualcosa dentro, complice anche la soundtrack di Michael Andrews frutto di una scelta magistrale di brani (che dire della sua interpretazione di Mad World dei Tears for Fears? Ma avete letto il testo?); ti porta in una dimensione onirica particolare, tra sogno e realtà. Per tre quarti di film ti chiedi di che cosa si era fatto il regista mentre lo girava, ma poi ti è tutto chiaro, tutti i particolari vanno al loro posto e non c'è una sola cosa che non abbia una sua logica. Se Richard Kelly voleva renderci partecipi di una sua intuizione sulla precarietà dell'esistenza, secondo me ci è riuscito in pieno. E voi che ne pensate?

=======================================================================

15 aprile 2005

Le nottate passate al Transeuropa Recording Studio sono sempre un happening. Carlo Rossi (il titolare) non si spaventi, e in ogni caso se la prenda con Andrea: è lui che ci apre. Ma il posto sembra studiato apposta (e probabilmente lo è) per trascorrere ore piacevoli tra un bicchiere di vino, una pastasciutta, un giretto sotto le stelle tra l'erbetta, e magari anche registrare un po'. Eppure, tra un cazzeggio e l'altro, vengono fuori cose che a posteriori sembrano avere un senso. Il nostro nuovo bambino è stato concepito qui, in questa villa in collina, in una notte d'estate.
L'uscita di un nuovo cd, per un musicista, è come fare un bambino. Tra l'atto godurioso del concepimento e il parto c'è un una lunga (nel nostro caso lunghissima) gestazione fatta di ansia, trepidazione, aspettativa. Quando poi i bambini sono già quattro più uno (quell'"uno" è il figlio bastardo, nato da una relazione extraconiugale con un nativo americano) allora il parto diventa sempre più difficile. Il travaglio è iniziato. Sarà bello come gli altri? Gli altri quattro sono uno più bello dell'altro, e poi si sa, ogni scarrafone è bello 'a mamma sua. E questo come sarà? Sarà all'altezza degli altri? Non ci basta. Deve essere PIU' bello. Ma questa volta l'incognita è ancora maggiore: questo prossimo neonato è diverso, è già in embrione culturalmente differente. A lui sarà affidato un compito difficile e importante: quello di creare un trait d'union fra culture apparentemente lontane, ma pur sempre tribali. Dovrà far capire che la musica celtica non è di nicchia, dovrà creare un ponte tra le musiche dei Popoli naturali del pianeta. Lo so lo so, non dico niente di nuovo: altri lo hanno già fatto. La world music, la musica etnica non sono una novità. Ma vorrei che (quando uscirà) ascoltaste "Mother Africa". Ditemi in quale genere può essere annoverato. Noi non siamo riusciti a definirlo.

=======================================================================

14 aprile 2005

Questo bel ragazzo è momentaneamente libero da impegni sentimentali. Per il rispetto della privacy non vi rivelo i suoi dati anagrafici, ma se qualche fanciulla fosse interessata, può scrivere a questo Blog e gli verrà comunicato. Il mio Blog, oltre a fornire profili psicologici gratuiti, offre anche questo altro servizio sociale.

=======================================================================

12 aprile 2005

Fioccano le richieste di profili psicologici. C'è qualcosa di perverso nel vostro desiderio di essere messi a nudo davanti a tutto il mondo del web, ma contenti voi...
Continua la carrellata di amici:
Elisabetta, cuspide pesci/ariete. In realtà l'aria da proffia è tutta una finta per nascondere il vulcano che è in lei.
Roberto, sagittario. Un tipo tranquillo. Per non fargli saltare i nervi è sufficiente non toccare argomenti come lavoro, donne, automobili, evitare qualsiasi critica e soprattutto non incrociarlo in macchina la mattina quando va a lavorare: potrebbe esservi fatale.
Simonetta, cancro. Convivere con se stessa le è sempre risultato un po' difficile ma finora c'è riuscita. Con gli altri è più arduo, perché si aspetta da loro che la sopportino, cosa che lei, con se stessa, non fa.

=======================================================================

10 aprile 2005

I grandi faccioni sono là da tempi immemorabili. Nessuno sa chi li ha eretti, non si può immaginare quale tipo di civiltà (e di quale razza o specie: non si sa niente di niente) li abbia voluti lì. Non si sa che funzione abbiano, quale utilizzo o significato, sia esso religioso, culturale, artistico... niente di niente.
Nella scorsa puntata della trasmissione che conduco con Maurizio e l'"Espertone" su Radio Flash avevamo come ospite Elio Bellangero che ci ha raccontato il suo viaggio e la sua esperienza all'Isola di Pasqua. Affascinante. Più di 600 Moai, alcuni alti anche 20 metri, sparsi in pochi km. quadrati. Monumenti megalitici eretti migliaia di anni fa, chiaramente collegabili alla stessa cultura che ne eresse a profusione in tutte le parti del mondo.
Statue imponenti e immobili rivolte verso il cielo, in postura, a testimoniare un'esperienza di silenzio, depositari di un mistero che non è mai stato svelato e che sembrano voler indicare qualcosa... ma che cosa?
Di certo la risposta non la possono trovare quanti pensano di interpretare questi templi come monumenti funerari. E sembrano conoscere perfettamente gli autori e le tecniche usate per erigerli. Semplice: li hanno costruiti quei barbari cavernicoli dell'età della pietra. Mi sembra che si chiamassero Flinstone. Come li hanno costruiti? Ma è semplice: qualche corda, qualche schiavo e il gioco è fatto. A che cosa servivano? A seppellirci sotto i morti. Molto comodo. Come mai così grossi? Mah, forse non hanno trovato pietre più piccole e non avevano gli strumenti per tagliarle. Ah già, erano barbari.
Ma dove sono i ricercatori che dovrebbero far luce su queste lacune storiche? Che cosa fanno quegli enti di ricerca finanziati dai governi che hanno mezzi illimitati a disposizione, gli unici enti accreditati per darci delle risposte su quanto ci circonda? Come impiegano le loro risorse? È strano, ma pare che il mistero della cultura dei megaliti sia cosa di poco conto. Non vengono fatte serie ricerche sull'argomento, non esistono mappe o ricostruzioni se non quelle scaturite da iniziative individuali di ricercatori fai-da-te i quali molte volte, oltre a non avere mezzi a disposizione, devono pure lottare contro le strutture burocratiche e lo scetticismo degli scientisti, o pseudo-scienziati, che si sentono i Sacerdoti della Scienza.
E intanto i Moai sono ancora là, a prendersi gioco di una Storia che viene narrata a scuola e che fa acqua da tutte le parti. I barbari che li hanno costruiti sono riusciti nella loro impresa: quella di trasmettere un grande dubbio. Il dubbio che oltre le apparenze, oltre la storia, oltre il visibile esista una dimensione tutta da scoprire, un mistero che ci accompagna e che fa parte di noi.

=======================================================================

9 aprile 2005

A proposito di Charlie: l'idea è tutta sua, ed ha attecchito al punto che in meno di 24 ore era già cosa fatta.
Cari lettori e fans, eccovi un'anteprima: il LabGraal si esibirà all'Hiroshima Mon Amour il 10 maggio prossimo. Ma la cosa carina è che il concerto verrà trasmesso in diretta radiofonica su Radio Flash (anche on line al sito www.radioflash.to). E non solo: il concerto verrà preceduto dalla trasmissione "Nel Segno del Graal", anch'essa trasmessa in diretta dalla Sala Majakovskij dell'Hiroshima, alla presenza del pubblico. Bell'idea, Charlie!
Vi aspetto martedì 10 maggio, dalle 21 in poi, all'Hiroshima Mon Amour, Via Bossoli 83, Torino. Non mancate!

=======================================================================

7 aprile 2005

Nella mia vita mi sono trovata a fare parecchie cose strane. Una di queste è sicuramente la conduttrice radiofonica. Quando più di un anno fa, insieme a Maurizio e all'"Espertone", proposi il format ai vertici di Radio Flash, non ero così sicura che funzionasse. Cercavo di convincere Maurino e soprattutto me stessa che era un'idea innovativa e da sperimentare, cercando di non ascoltare una vocina che mi diceva: "ma sei impazzita? Non hai la minima esperienza nel settore. E poi, chi te lo fa fare, tutte le settimane? Con tutti gli impegni che hai..."
Ma l'idea mi attizzava. Maurizio appariva fin più convinto di me e l'"Espertone", dopo una iniziale inerzia affrontata come al solito con delle belle funi robuste e una gru per trascinarlo, sembrava perfino contento. Ma la spinta decisiva mi è arrivata dai capi, ovvero il caporedattore Gianluca Gobbi e il grande capo Mauro Boglione. Hanno creduto in noi da subito, nonostante non avessimo esperienza, anche se per la verità ho visto come Maurino faceva gli scongiuri quando si credeva non visto. Eppure ci hanno dato la massima fiducia e, cosa ancora più preziosa, la totale libertà di espressione.
Ora, a distanza di un anno e tre mesi, e dopo ben 64 puntate, possiamo dire che è andata bene. Siamo stati seguiti molto ma molto più di quanto pensavamo, abbiamo degli ascoltatori attenti e fedeli (non solo locali ma in diverse parti del mondo, collegati on line) che ci scrivono, ci mandano messaggi, mostrano di apprezzare le mie scalette musicali, collaborano inondandomi di notizie curiose da leggere in radio.
Con Charlie, che ci fa la regia, si è creato via via un rapporto di feeling e complicità e ci capiamo con un'occhiata, anche se sembra che litighiamo sempre. Insomma, una bella esperienza.
La cosa più magica di questa esperienza è l'effetto che fa il sapere di parlare nella notte ad un pubblico senza volto, a sconosciuti che non incontrerò mai, lanciando parole e musiche nell'etere come lanciare un messaggio nella bottiglia e non sapere chi lo raccoglierà. La radio mi ha sempre affascinata. È uno strumento che ha dimostrato di non temere concorrenza e credo che il suo fascino rimarrà intatto nel tempo.
Ma sono una conduttrice vera. È un gioco. Anzi un sogno, come la vita.

=======================================================================

6 aprile 2005

È nata la Creatura e l'ha partorita Lui. Per capire questo linguaggio esoterico bisogna fare un passo indietro. "Lui" è il LabGraal, entità cibernetica con una sua anima e una sua volontà a cui nessuno può e osa opporsi, tantomeno noi musicisti. Lui sa quello che fa, è autonomo, Lui ci guida e noi lo seguiamo, Lui segue un percorso tutto suo e ogni tanto fa trapelare qualcosa, ma più che altro ci trascina e ci spinge, a seconda delle situazioni, e noi ben contenti ci lasciamo trasportare da questo "essere" che a quanto pare ha le idee molto più chiare di noi. In cambio di questa nostra totale sottomissione abbiamo avuto, e abbiamo, soddisfazioni e gratificazioni. La magia che esiste da sempre tra noi del Lab ci ha portati a vivere situazioni particolari e impensate. Ogni volta che saliamo su un palco, appena inizia il concerto si attiva la solita magia: l'astronave parte e noi 5 sappiamo che non dobbiamo fare altro che lasciarci trasportare. È Lui che conduce, è Lui che sa dove andare.
Ebbene, stasera ci siamo accorti che Lui ha partorito una Creatura. L'ha fatto in sordina ed è stata una gestazione piuttosto lunga, ma il risultato è stato sorprendente.
Il concepimento è avvenuto circa due anni fa, quando noi del Lab siamo stati messi con le spalle al muro da un gruppo di artisti che ci hanno intimato di spiegare meglio le nostre intenzioni. Ci è stato detto: "La vostra musica ci suscita delle fortissime emozioni. Ci fa venire voglia di spaccare tutto. Ora dovete spiegarci quali sono le vostre intenzioni: vogliamo unirci a voi". Le parole non erano proprio quelle ma era qualcosa del genere.
Noi abbiamo provato a spiegare che non c'entravamo niente, che era Lui a dirigere il gioco, ma ovviamente non siamo stati creduti, e così abbiamo provato a buttare giù delle note più che altro per cercare di interpretare quello che Lui voleva dire.
Ne è scaturito un manifesto, e presi dall'entusiasmo (sicuramente guidati da Lui) abbiamo deciso di fondare un movimento che abbiamo chiamato "Nel Segno del Graal".
Noi del Lab e gli altri artisti che hanno fondato con noi il movimento, la pittrice Angela Betta Casale e il regista Stefano Milla, da quel momento siamo stati presi tutti insieme dal quel vortice che noi Labs ben conosciamo, ed abbiamo realizzato spettacoli che hanno entusiasmato enormemente il nostro pubblico. Non abbiamo avuto molto tempo per capire quello che stava succedendo.
Ma stasera, chiacchierando e confrontandoci e ripercorrendo a ritroso questi due anni, abbiamo avuto la grande sorpresa di accorgerci che Lui aveva partorito Lei, la Creatura. Una nuova entità cibernetica, figlia di Lui, che anche se è ai suoi primi passi si sta muovendo con le sue gambe, sta facendo delle scelte autonome, sta selezionando chi si avvicina, sta maturando e si sta sviluppando con un criterio tutto suo, che non assomiglia a niente di conosciuto. Mentre noi ci dilettavamo a fare i musicisti, i pittori, i poeti e i registi, Lei ci curava e ci proteggeva, espellendo i corpi estranei e maturando una sua fisionomia, sicuramente aiutata da Lui.
Non sappiamo dove Lui e Lei ci porteranno. Sentiamo che è di nuovo uno di quei momenti di consapevolezza che portano a fare un salto qualitativo, ma i termini ci sfuggono ancora. Ma non è un problema, basta lasciarsi andare. Lui e Lei sanno quello che fanno.

=======================================================================

6 aprile 2005

È possibile che un gruppo di persone si impegni anima e corpo, con tutte le risorse possibili, per far sì che una comunità di gatti non debba essere divisa? Si, è possibile. Succede agli operatori di SOS Gaia, i quali da ormai un anno si stanno prendendo cura di una famiglia costituita da 19 gatti che sicuramente sarebbero finiti molto male se non avessero incontrato SOS Gaia.
La soluzione più "ovvia" sarebbe stata smembrare questa tribù, cosa che tutti ci consigliavano, così come di solito si usa fare. Ma se li vedeste! sono sempre stati insieme, uniti, imparentati, una vera e propria comunità. Perché rassegnarsi a dividerli? E così ci siamo messi a fare i salti mortali per lasciarli insieme. E ci siamo riusciti. Ora stiamo costruendo per loro una vera e propria casa con tanto di giardino e con tutti i comfort. Loro lo hanno capito, sono allegrissimi e grati. Una volta di più mi accorgo che non ha senso gettare la spugna davanti a situazioni apparentemente impossibili. La frase "non si può fare" non rientra nel lessico di SOS Gaia.

=======================================================================

5 aprile 2005

I Celti non sono stati maltrattati solo dai romani e dai cristiani. Continuano ad essere maltrattati anche oggi, e la cosa assurda è che questo maltrattamento viene attuato nel nome di pseudo-rievocazioni storiche.
Non bastavano le rievocazioni e le feste celtiche in cui tutti si dovevano vestire da straccioni e si inventavano qualsiasi azione quotidiana in chiave celtica, dalla colazione celtica al brindisi celtico, al ruttino celtico. Ora vengo a sapere che, per rievocare i Celti, in alcune manifestazioni uccidono addirittura un toro, ne fanno una grande grigliata e se lo mangiano.
Una volta di più un animale, un essere vivente, cosciente, senziente, sensibile e intelligente, viene immolato alla stupidità umana in nome di una celebrazione inventata e basata su una grande ignoranza.
Sulla base di una conoscenza della storia, parziale, recente e tutta da dimostrare, si fanno "rievocazioni" il cui risultato purtroppo non è solo una mascherata di dubbio gusto, ma addirittura si uccidono degli esseri viventi. È una cosa ignobile e appellarsi all'ignoranza non basta come giustificazione.

=======================================================================

2 aprile 2005

"Dana!" "Meu?" "Dana, quante volte ti devo dire che i topi NON mi piacciono? Sono vegetariana, perdio!" "Meu!" "E meno male che, bontà tua, non li ammazzi! Ma se me li porti nel letto pensa come si spaventano! E mi spavento pure io..." "Adesso vieni qui che ti rispiego perchè non devi prendere i topi..." "Miiiiii.....!" "Allora: che bisogno hai di prendere i topi? Con tutta la pappa che ti do. E fai pure la difficile... pensa a quanti mici muoiono di fame nel mondo... e non andartene quando ti parlo!" "Meeee..." "Non puoi fare come Michelle? Lei si che è una brava gattina, gioca solo con i topini finti" "frrr...frrr" (fusa di Michelle) "frrr...frrr...MAAUUU!!!" "Dana! Non mordere Michelle!" "Sentite ragazze, ora portiamo questo povero topino terrorizzato fuori di qui e andiamo a fare due passi, ok?" "Meu! Meu!" "frrr...frrr..."... "Squiiik!" "DANA! Brutto gattaccio nero, smettila di correre dietro a 'sto povero topo..."

=======================================================================

1 aprile 2005

In questi giorni c'è una sovrapposizione di eventi che darà fastidio a molti. L'imminente morte del Papa (sempre che non sia già avvenuta e non ce lo nascondano per organizzarsi meglio), l'imminente morte di Ranieri di Monaco (idem come sopra), le elezioni regionali, le imminenti nozze di Carlo e Camilla d'Inghilterra. Gli ambienti legati ad ognuno di questi eventi avrebbe voluto di certo tutta l'attenzione pubblica concentrata sul proprio caso. E invece, per quel lato imponderabile della vita che nessuno può programmare, avvengono tutti insieme. Cose che succedono. Il giorno della morte di Madre Teresa di Calcutta morì anche lady Diana, attirando tutta l'attenzione su di sé. Ora la chiesa si prende una rivincita: sarà certamente la morte del Papa a concentrare l'attenzione dei media. Ma la selva di commenti retorici di circostanza che ci sommergeranno nasconderanno in realtà il grande disappunto di non aver potuto sfruttare come si deve gli altri eventi importanti di questi giorni. Proprio un bel pesce d'aprile.

=======================================================================

1 aprile 2005

Ancora sulla musica celtica. Sfogliando qua e là le riviste di musica celtica reperibili in Italia, rimango piuttosto attonita e scandalizzata quando mi capita di imbattermi in certe dichiarazioni a cura di alcuni artisti italiani, pochi per la verità (si possono contare sulle dita di una mano), i quali dichiarano:
a) che la musica celtica non esiste, poiché i Celti non sono mai esistiti
b) che la musica celtica va suonata in maniera rigorosa, rifacendosi ad antiche partiture e ad antichi strumenti (ma se non esiste!)
c) che la musica celtica soprattutto va suonata abbigliati in maniera adatta, non certo in pantaloncini corti e scarpe da ginnastica!!!!
... (calmiamoci)
Allora. Punto primo: se la musica celtica non esiste poiché i Celti non sono mai esistiti, ma perché benedetti ragazzi vi cimentate in un genere in cui non credete? Andate a suonare l'organo in chiesa, se proprio volete suonare qualcosa. O il campanello di vostra zia. Suonate il piffero nella banda di paese, che quella siete sicuri che esista. Lasciate perdere cose più grosse di voi.
Punto secondo. Maniera rigorosa, antiche partiture. A parte l'evidente contraddizione: se non esiste, dove reperite le partiture? A parte questo, qualunque musicista (anche i musicisti classici) sa benissimo che l'interpretazione della partitura è essenziale per il risultato dell'esecuzione. Un'esecuzione fredda e riportata in maniera pedissequa sortisce l'effetto di una fotocopia senz'anima. Nella tradizione della musica celtica l'interpretazione dell'artista è essenziale per la trasmissione del messaggio insito nel brano. Ho sentito brani interpretati in maniera totalmente diversa, addirittura con melodie trasformate, senza che avessero perso minimamente l'impeto del messaggio originario. Esistono molti esempi di canzoni popolari che sono state interpretate in modi diversi a seconda dei territori, eppure hanno conservato intatto lo spirito originale. Nella tradizione celtica è addirittura un vanto interpretare i brani in maniera personalizzata e con gli strumenti reperibili a seconda delle epoche.
Punto terzo: la musica celtica va suonata abbigliati in maniera adatta... e qui non ho più parole. Qual'è la maniera adatta? Mascherarsi da Asterix e Obelix? Mettersi la palandrana e le scarpe a punta? e magari anche il naso da clown? Ma per favore! Ho visto e udito musicisti eccezionali suonare la cornamusa nelle lande scozzesi, vestiti solo di kilt e scarpe da ginnastica. O ragazzi in shirts e jeans davanti a pub irlandesi che facevano musica da brivido.
Il fatto è che in Italia purtroppo esistono persone che usano la musica celtica rinnegandone la natura. Vogliono trasformarla in musica "di maniera", facendola diventare noiosissima. Fanno addirittura i "concerti-lezione"... Meno male che nei miei primi approcci con la musica celtica non mi sono imbattuta in uno di questi "concerti-lezione": penso che avrei cambiato genere, anzi avrei cambiato anche interesse. Mi sarei data al tiro al piccione... ma non avrei usato il piccione, sono animalista.

=======================================================================

31 marzo 2005

Mi piace il suono delle chitarre distorte. Mi piace stordirmi di rock-punk, new wave, nu-metal. Ma allora perché faccio musica celtica? Ebbene, non c'è nessuna contraddizione. La musica celtica con cui sono cresciuta è fracasso, casino, è musica tribale. Proprio come il rock. Ma a differenza del rock, la musica celtica ha mantenuto un messaggio rivoluzionario, così come era il rock all'inizio. Negli anni '70 la grande rivoluzione della musica rock non consisteva solo nel ritmo tribale, molto vicino ai ritmi delle culture dei popoli nativi. Era soprattutto nei testi, che non parlavano di "cuore-amore-passione-dolore", ma finalmente si rivolgevano a temi sociali e filosofici, risvegliando una coscienza individuale. Ora purtroppo la musica rock, nella stragrande maggioranza dei casi, non è più così. Tutt'al più contiene un messaggio politicizzato, apertamente schierato.
Nei testi della musica celtica invece, in gran parte anonimi, si può cogliere un messaggio che porta ad uscire dall'ovvietà di questa società lottizzata. Accanto a testi apparentemente banali (ma le chiavi di interpretazione sono molteplici), come ad esempio "Brose & Butter" (in scottish: pane e burro), possiamo trovare testi filosofici come "Amazing Grace" che descrive una visione mistica, testi che parlano intensamente di un rapporto di amore verso la natura o nei confronti della propria terra, come nelle irlandesi "Spancil Hill" o "O mo duchaicht", testi che incitano apertamente alla conquista della libertà come "Scots wa' hae" o "Flower of Scotland". O ancora possiamo trovare addirittura un percorso mistico come nella ballata popolare "John Barleycorn". Confrontate questi testi con i testi degli altri generi musicali oggi in commercio, e traete voi le conclusioni.
Ma non fraintendete: non rimpiango affatto la musica rock degli anni '70. Esistono oggi gruppi come i Limp Bizkit, i Green Day o i Linkin Park (e molti altri) che non mi stancherei mai di ascoltare.

=======================================================================

30 marzo 2005

Penso che a tutti sia capitato di frequentare amici che la sanno lunga e hanno sempre il "consiglio giusto" per ogni cosa. Da abituale frequentatrice di pub e birrerie mi è capitato spesso di sentire questi consigli tra una birra e l'altra. Sulla base di questi "giusti consigli" e sulle esperienze che ho visto intorno a me ho pensato di stilare un codice in modo che possa essere di pubblica utilità e trasmesso ai posteri.

IL CODICE DEI "COMPAGNI DI BIRRERIA"

- Se l'indicatore della benzina della tua auto segna rosso, non credergli: è noto che le macchine vanno avanti per sempre, solo gli stupidi fanno benzina.
- Se ti arrivano multe o bollette da pagare, non cascarci: è tutto un bluff, basta aspettare e tutti si dimenticheranno di avere dei crediti con te.
- Se la tua auto fa rumori strani, cigola, sibila, scoppietta e i freni non funzionano, non preoccuparti: è noto che basta premere l'acceleratore e le auto marciano all'infinito.
- Parcheggia sempre nei luoghi malfamati: il fatto che possano danneggiarti la macchina è solo una leggenda metropolitana.
- Lascia sempre tutti i bagagli in macchina, è sufficiente che la chiudi, ma senza antifurto: è una precauzione eccessiva.
- I parcheggi a pagamento non richiedono particolari scontrini: anche l'esibizione della ricevuta della tintoria va bene.
- Diffida di chi ti dice che il bollo e l'assicurazione auto sono obbligatori: il loro pagamento è facoltativo.
- La ruota di scorta è un optional assolutamente inutile che appesantisce inutilmente la vettura: meglio disfarsene al più presto.
- Il mondo è popolato da gente perbene, siamo tutti fratelli, e quelli che incontri in birreria o casualmente in un qualsiasi luogo pubblico sono più fratelli degli altri.
- Affida tranquillamente la tua bici ad un gentile passante: avrà premura di custodirtela a dovere.
- Non credere a chi ti dice che il cellulare va ricaricato: la sua carica è infinita.
- E' risaputo che le tasse non sono realmente da pagare, sono solo un invito facoltativo.
- I virus del computer sono un'altra leggenda metropolitana infondata: gli antivirus sono assolutamente inutili.
- Il Bancomat lo hanno inventato apposta per rifornirti di denaro illimitatamente, ogni volta che ne hai bisogno.
... e in ogni caso, non preoccuparti: male che vada c'è sempre qualche cretino pronto a correre in tuo aiuto.

Sono certa che questo codice può essere ampliato con i vostri suggerimenti.

=======================================================================

29 marzo 2005

Andrea Lesmo, bouzuki e tastiera del gruppo, è un tipo strano. Anzi, più che un tipo strano costituisce un "fatto strano". Ha due strade davanti a sé: può diventare un musicista che passerà alla storia come Bach o un homeless che vive sotto i ponti. O entrambe le cose. Sempre alle prese con la composizione della sinfonia del secolo. Un tipo che ti suscita, a momenti alterni, simpatia, tenerezza, irritazione, voglia di picchiarlo. Pensate al mio sgomento nel vederlo moltiplicato x tre. Ieri ho avuto la curiosa esperienza di trovarmi in mezzo a ben TRE Lesmo.
I fratelli Lesmo, pur se con evidenti e ovvie differenze, hanno inequivocabilmente in comune alcune caratteristiche: quel modo di fare un po' giuggiolone, quell'aria un po' indifesa che ti fa venire voglia di adottarli... (MA È MEGLIO RESISTERE!); quell'aspetto da eterni ragazzoni che non sanno che cosa faranno da grandi. Chiedo scusa ai due Lesmo che conosco meno, confesso che le mie impressioni sono molto inquinate dal Lesmo che frequento di più.

=======================================================================

28 marzo 2005

Festa della Vita.
Secondo antiche tradizioni celtiche in questo periodo dell'anno, in corrispondenza con il primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera, si celebrava una festa che simboleggiava la nascita della vita e significava rinascita, rinnovamento.
È incredibile come queste feste, vissute nell'accezione del significato originario, possano comunicare un senso di gioia e di speranza e uniscano le persone in un'esperienza di libertà e di gioco.
Quest'atmosfera noi del Labgraal l'avevamo già vissuta nei nostri viaggi in Scozia, quando durante i Ceilidh venivamo trascinati in danze collettive scatenate. Ricordo molto bene una scena: Luca esitava a buttarsi e un donnone scozzese lo prendeva letteralmente di peso e lo buttava in mezzo a un cerchio di altri scozzesoni i quali se lo palleggiavano in una complicatissima danza collettiva, facendogliela imparare a forza.
Ma anche in Bretagna la situazione non è molto diversa: i Fest-Noz sono feste celtiche vissute molto intensamente dai bretoni di ogni età, ed è bello vedere come sia facile in quelle occasioni abbattere le barriere generazionali: giovani, anziani, bambini ballano insieme in un divertimento genuino. E ogni volta che partecipiamo a queste feste, oltre a perfezionare l'apprendimento delle danze è molto facile sentirsi uniti da un senso di fratellanza con le persone che danzano tutte insieme.
Queste esperienze, così significative per noi del Lab, mi hanno stimolato a trasferire anche qui dalle nostre parti lo spirito delle feste celtiche. Io e i miei compagni della band periodicamente, in occasione delle ricorrenze celtiche, raduniamo amici e conoscenti e festeggiamo insieme con danze collettive imparate nei paesi celtici. È nato anche un gruppo di danza, il gruppo Triskel, che ci segue spesso nei concerti e anima il pubblico. Lo spirito è lo stesso: anche qui, come in Scozia, Irlanda o Bretagna, ci sono evidentemente molte persone che non vedono l'ora di potersi lasciare andare al gioco e al divertimento senza far null'altro di particolare che ballare insieme, senza discriminazioni, senza altri fini che stare insieme. Quello che conta è lo spirito, non lo stile; è la voglia di stare insieme in allegria. Ma come mai tutto questo in Italia apparentemente si è perso? Ho assistito a ricostruzioni di feste celtiche tristissime in cui l'unica preoccupazione dei danzatori era quella di dare una dimostrazione di stile per emergere sugli altri; oppure, in altre occasioni, ho visto gente mascherata da Asterix o Obelix, o vestita di stracci (come se i Celti fossero per forza dei barbari straccioni), a strafogarsi di carne alla griglia perché secondo loro i Celti erano dei grandissimi consumatori di carne. Oppure ho visto ricostruzioni storiche (ma de che'?) accuratissime che volevano riprodurre le usanze e i costumi dei Celti, per far rivivere un tempo che fu, ma non ho capito qual era il senso della proposta.
Secondo me tutto questo allontana dallo spirito della cultura celtica. Se volete respirare questo spirito, andate ad un Fest-Noz bretone. Oppure venite ad una festa del Labgraal. Non troverete Asterix e Obelix e neppure cinghiali arrosto, ma vi garantisco che nessuno vi annoierà con una lezione di storia e nemmeno di danza: vi troverete a ballare prima ancora di esservi presentati.

=======================================================================

26 marzo 2005

Mica tutte le band possono vantare al loro interno un poeta affermato. Giancarlo, detto il Poetone, ma anche l'Espertone (e questo la dice lunga sulla sua mole) o più semplicemente GB, oltre ad essere il nostro flautista sforna poesie profondissime nelle situazioni più dispersive. La folgorazione può coglierlo in qualsiasi momento, sulla cima dell'Empire State Building come all'Ipercoop. In diretto contatto con Superiori Sconosciuti o con lo spirito di Jules Laforgue o forse con poeti che abitano nella galassia di Andromeda, nei momenti più impensati si blocca e inizia a scrivere appunti sul suo Treo.
E' successo così anche con l'ultima nata, la poesia "Excalibur" che ha fatto da filo conduttore per il nostro ultimo spettacolo teatrale. Eravamo tutti insieme a provare lo spettacolo, ognuno provava i suoi pezzi in un casino inenarrabile, e Giancarlo, seduto proprio in mezzo al caos più totale, sembrava impegnato in un giochino elettronico. Quando Stefano, il nostro regista, gli ha chiesto se fosse possibile pensare a una nuova poesia su cui imperniare lo spettacolo, Giancarlo ci ha lasciati tutti di stucco: l'aveva appena composta.

EXCALIBUR

L'arcaica spada
forgiata dalle mani
dell'antico drago
attende
a indicare
l'eterno cammino.
La sua lama
è pronta a squarciare
il velo delle tenebre
che nascondono il Mistero.
Forza e abilità
possono
brandirla
nell'arcaico
sacrificio
che porta
alla nuova nascita.
La mente è immobile.
La volontà si risveglia.
Lo spirito
si libera dall'illusione
della mente
come la spada
che viene tolta
dal suo fodero
di pietra...
Saperla usare
significa vivere
o morire.
Il guerriero
è pronto a vincere
il suo avversario
più temibile...
Se stesso.

=======================================================================

26 marzo 2005

Continuano le richieste di profili psicologici. Secondo me siete dei masochisti, ma eccovi accontentati. Prosegue la carrellata di amici:

Annibale, vergine. Eterno bambinone di 60 anni con una gran voglia di giocare ma con la paura di essere preso per scemo dagli altri e soprattutto di essere sgridato dalla mamma.
Monica, ariete. Si confida solo con le sue bambole. A loro racconta tutto, anche le cose più inconfessabili, compresa la sua storia d'amore e sesso sfrenato con Harry Potter.
Agnese, gemelli. Sempre al centro di equivoci, beghe, malintesi tipo la soap "Sentieri". Chi non la conosce pensa che sia una povera vittima circondata da malvagi. Chi la conosce. . .

Se le richieste continuano, dovrò pensare seriamente ad aprire un ufficio. . .

=======================================================================

25 marzo 2005

Ogni tanto un po' di sana autocelebrazione fa bene alla salute. E stasera ci siamo proprio lasciati andare all'autoicensamento collettivo. Ne avevamo motivo: rivedendo il video dello spettacolo al teatro Nuovo di Torino dello scorso 9 marzo ci siamo resi conto che molte cose, quella sera, ce le eravamo perse, concentrati com'eravamo per far sì che tutto il complicatissimo canovaccio si svolgesse liscio nonostante tutti gli intoppi (ma ormai ci abbiamo fatto il callo) nei preparativi e nella prova, l'unica fatta in teatro.
Ci siamo concessi una bella cena celebrativa, con brindisi a 360°, dedicati al Più Grande Regista di Tutti i Tempi, alla Più Geniale Scenografa Della Storia, alla Grandiosa Voce Solista, al Magnifico Poetone, ai Fantastici Musicisti, a tutto il Grandioso Gruppo di Danza Triskel, alla Moglie del Regista (buon compleanno, Valentina!), perfino all'Ufficio Stampa!!!
C'era anche Roberto, l'organizzatore del nostro prossimo tour in Australia. Forse per via dell'esaltazione generale, complici il Prunotto e la Bonarda, il Promoter e il Regista si sono messi a confabulare e in cinque minuti hanno pianificato un tour nei teatri australiani per il 2006.
Riassumendo, nel corso della serata abbiamo programmato: un lungometraggio con musiche originali del Labgraal, il terzo spettacolo della serie "Nel Segno del Graal", l'uscita di due dvd, vari spettacoli in luoghi suggestivi, un secondo libro di poesie e dipinti a cura di Angela e Giancarlo, più il tour nei teatri australiani del 2006. Pensate che siano solo "sparate" di una banda di ubriachi? Staremo a vedere. . .
Barcollanti siamo approdati a casa mia dove abbiamo finito la serata celebrativa guardando e commentando il video dello spettacolo. E così, davanti al video, sentendo gli scroscianti applausi del migliaio di persone presenti (teatro pieno), molti a scena aperta, i boati del pubblico, le standing ovations e gli applausi finali che non finivano più, nell'esaltazione generale ci siamo finalmente concessi dei meritati complimenti, pacche sulle spalle, gimmi five, okkei è andata, siamo unici, siamo i più bravi del mondo. Ora andiamo avanti: Covent Garden di Londra, Olimpia di Parigi o Madison Square Garden di NY? Per La Scala di Milano aspettiamo un attimo che finiscano di litigare.
Ebbene sì, siamo proprio bravi! Ancora un brindisi. . .(hic)

=======================================================================

25 marzo 2005

È solo un libro. Un romanzo. Scritto bene, scorrevole, piacevole, ma diciamolo, a volte anche un po' infantile. Eppure sta facendo scalpore: venduto in 20 milioni di copie nel mondo, osannato, denigrato, ispiratore di forum di discussioni e di numerosi altri volumi (di altri autori) che commentano il testo e ne sfruttano la notorietà. Nonché ispiratore di una pagina web a cura della preoccupatissima Opus Dei (www.opusdei.it)
Sto parlando ovviamente del "Codice Da Vinci". Tutti me ne tessevano le lodi e io avevo sempre meno voglia di leggerlo. Alla fine l'ho letto anch'io. E ho capito. Ho capito tutto: il motivo per cui è diventato così famoso, il motivo per cui Dan Brown è diventato arcimilionario e ora vive barricato in casa, schiavo del suo successo.
Il segreto sta nel fatto che Dan Brown ha detto le cose che tutti vorrebbero dire, ha parlato di cose di cui tutti vorrebbero parlare, ma non lo fanno perché inibiti da una morale che impedisce di trattare certi argomenti. E non mi riferisco solo al linguaggio irriverente verso la Chiesa Cattolica, che sì, ha fatto scandalo ma non basta a giustificare il grande successo del romanzo. Mi riferisco a temi come l'esoterismo, le società segrete, i Templari, il Graal, temi che evidentemente fanno sognare e vivono nell'immaginario collettivo ma non vengono trattati come argomenti seri alla pari di altri. Dan Brown lo fa, senza pudori, senza scheletri nell'armadio. Mettendo qua e là delle pulci nell'orecchio del lettore, dei dubbi su come sia veramente andata la storia, documentando e argomentando i fatti narrati nel libro. E alimentando il senso del mistero, cosa così rara al giorno d'oggi.
Per questo il libro mi ha appassionato, così come in passato mi aveva appassionato "Il pendolo di Foucault" di Eco. Ma così come per il "pendolo", grande delusione nel finale. Lo posso dire, tanto lo avete già letto tutti, no? Il Graal è anche qui associato all'utero femminile, al femminino sacro e tutte 'ste balle. Mi spiace, signor Eco e Mr. Brown, ma secondo me del Graal non avete capito granchè. Non mi potete liquidare un argomento così complesso, una via mistica, una porta verso il trascendente, trascinandolo così in basso e mescolandolo ad interpretazioni materialistiche basate sul sesso e sulla discriminazione "maschile/femminile". La spiritualità non dovrebbe trascendere il sesso? Lo spirito è maschio o femmina?

=======================================================================

24 marzo 2005

Il tema proposto da Giuseppe nel suo commento mi intriga e mi sconvolge da sempre: l'intelligenza artificiale. Da accanita fan di Star Trek sono abituata a confrontarmi con le presenze argute dei vari Data, The Doctor e loro simili. Dove sta il confine tra intelligenza umana e artificiale? E come individuare, in entrambe, l'autocoscienza? Una macchina è una macchina, pertanto non può essere dotata né di sentimenti né tantomeno di coscienza. Ma ne siamo davvero sicuri? Lo studio sull'AI ha portato ad analizzare la mente umana da un punto di vista funzionale, e si è scoperto che il suo funzionamento segue dei processi meccanici riproducibili in una macchina. Come negare quindi la possibilità che anche una intelligenza artificiale possa sviluppare una sua forma di coscienza? L'interrogativo introdotto da Star Trek, prima in The Next Generation e poi ancora più approfonditamente in Voyager, è legittimo. Come possiamo essere sicuri che un robot o un ologramma non possano sviluppare una coscienza?

=======================================================================

24 marzo 2005

Quando mi sono proposta per farvi il profilo psicologico ovviamente la mia era solo una battuta, ma visto che insistete eccovi accontentati. (Poi però non lamentatevi, eh?)

Una carrellata di amici:
Maurizio, cancro. Contorto ed emotivo, passa da un momento all'altro dall'esaltazione alla depressione. Meglio quando è depresso, almeno se ne sta tranquillo.
Sabrina, pesci. Capricciosa e perennemente insoddisfatta. Se ne sta acquattata per vedere se qualcuno si accorge di lei, poi quando viene notata si infastidisce e manda tutti a cagare.
Daniela, leone. È convinta che il mondo sia stato creato apposta per lei. Un eden dove aggirarsi beata sguazzando e cogliendo tutto ciò che le serve. Si stupisce molto quando qualcuno protesta.
Dario, leone. Le sue idee sono oggettivamente le migliori in assoluto, quindi non capisce perché gli altri debbano controbattere o abbiano qualcosa da aggiungere.

... devo continuare?:)

=======================================================================

23 marzo 2005

Il caso di Terri Schiavo, la donna americana in coma da 15 anni a cui hanno staccato la spina dell'alimentazione artificiale, sta dividendo il mondo. Oltre a tutti i problemi bioetici, il caso ci pone inevitabilmente di fronte al problema degli stati percettivi di coscienza e all'interrogativo su che cosa sia la vita e la coscienza. Nessuno può affermare con certezza che Terri non sviluppi a modo suo una forma di coscienza, ma d'altra parte non si è nemmeno certi della sua volontà di continuare a vivere in uno stato vegetativo. E tuttavia, al di là di questo grosso caso di coscienza verso cui non riesco a trovare una posizione, mi si riaffacciano le domande che spesso affiorano alla mia mente: noi che siamo in possesso di tutte le nostre facoltà, siamo tanto più lucidi di Terri? Quand'è che la coscienza smette di esistere? Dove si trova Terri ora? E dove andrà, ora che porranno fine alla sua vita? E noi, nella nostra apparente lucidità con tutte le facoltà apparentemente intatte, sappiamo dove stiamo andando? Sappiamo dove ci troviamo? Sappiamo come gestire la nostra vita e la nostra morte?

=======================================================================

23 marzo 2005

Mi ha lasciata sgomenta una notizia sui giornali di oggi. Ricordate il caso di Novi Ligure? Due ragazzini, Omar e Erika, cinque anni fa trucidarono a coltellate la mamma e il fratellino di lei senza motivo alcuno, come se fossero posseduti. Ebbene, il responsabile della camera mortuaria, incaricato della ricomposizione dei corpi, ha subìto un tale chock da perdere addirittura il posto di lavoro. Ma la cosa più inquietante è che da allora, appena chiude gli occhi per addormentarsi, sente una mano di bambino che gli accarezza la testa. Sarà un'allucinazione dovuta allo chock o il fantasma del bambino morto che lo consola e lo ringrazia per aver ricomposto il suo corpo? Voi che ne dite? Credete ai fantasmi?

=======================================================================

22 marzo 2005

Vi voglio segnalare un bel Blog, molto intrigante, divertente e pieno di notizie. Si chiama Instablog, lo trovate al sito www.instablog.org ed è curato da Cristiano Cicconi, che ha anche il merito di essere un appassionato di Ipod.

=======================================================================

21 marzo 2005

Si può decidere il momento della propria morte? A volte capita di sentire notizie di qualcuno che è morto solo dopo aver salutato persone a cui teneva molto. Ebbene, oggi mi è capitato di venire a conoscenza di un caso di questi. Una persona in punto di morte, ormai alla fine, data ormai per morta, è riuscita a resistere con l'ultimo soffio di vita e si è finalmente lasciata andare verso l'aldilà solo dopo che i suoi cari sono tornati a casa dal lavoro e solo dopo aver dato loro un ultimo, esile saluto. Questa persona non era della nostra specie, ma era certamente dotata di una grande facoltà di amare.

=======================================================================

21 marzo 2005

Buon Equinozio di Primavera! E riappropriamoci di queste feste, molto più a nostra misura di quelle che ci sono state imposte dalla cultura storico-religiosa che ci ha forgiato. La celebrazione dei solstizi e degli equinozi ci ricorda che apparteniamo ad un universo molto più vasto di quel mondo ristretto che viviamo nei confini di una quotidianità che a volte ci va stretta. Celebrare un evento cosmico come la processione degli equinozi, o il passaggio di una cometa, o la nascita del sole nel solstizio d'inverno, ci ricorda che non siamo fatti solo di carne e emozioni, ma abbiamo anche una natura cosmica in diretto contatto con un universo infinito che va ben al di là della nostra comprensione.
E vorrei anche aggiungere che vedo sempre avvicinarsi con orrore la Pasqua, perché anziché essere la festa della vita, così come era in origine questa celebrazione, è diventata la festa della morte, morte atroce per tutti quegli agnelli che vengono sacrificati secondo una tradizione barbara e sanguinaria. Secondo voi un giorno di festa è giusto che coincida con la sofferenza e la fine della vita per delle creature intelligenti che hanno la sola colpa di essere nate nel posto e nell'epoca sbagliati?

=======================================================================

20 marzo 2005

Come sapete, l'Australia è lì che ci aspetta, ci separano da lei alcuni mesi e alcune decine di migliaia di km.
Potete immaginare l'eccitazione di noi Labs all'idea di intraprendere un viaggio verso una terra aliena (per tutti noi 5 si tratta della prima volta in Australia), tanto lontana, dall'altra parte del pianeta. E il fatto di andarci per una serie di concerti rende il viaggio ancora più eccitante: chissà quale impatto avrà la nostra musica alle orecche degli australiani, popolo giovane di storia, ma smaliziato culturalmente al punto che il primo ministro australiano, con un gesto che ha fatto scandalo e che è stato immortalato, si è permesso di toccare il culo della regina Elisabetta.
Ma tutto questo è ancora niente rispetto alla grande curiosità che mi suscita la cultura dei Nativi australiani. Non certo una curiosità fine a se stessa, né la ricerca di folklore. Visto il nostro impegno nei confronti della salvaguardia delle culture native, intraprendiamo questo viaggio anche con l'intenzione di dare un contributo in quella direzione.
Ricordo quando io e Giancarlo abbiamo intrapreso un altro viaggio mitico, la prima volta in Arizona. Eravamo là con uno scopo preciso: volevamo dare il nostro sostegno alla lotta per la montagna sacra degli Apache. Ma al di là dell'intenzione che ci animava, non avevamo nessuna idea di come si sarebbero svolti i contatti. E tutto ciò che è avvenuto in seguito ha seguito un copione scritto da qualcuno o qualcosa ben al di là della nostra portata, come se tutto fosse già scritto e noi non dovessimo fare altro che lasciarci trasportare dalla corrente.
Ricordo quanto quel viaggio fu particolare e pervaso da un'atmosfera quasi onirica. Ricordo benissimo un sogno che facemmo sia io che Giancarlo, identico. Sognammo un gatto bianco che ci diceva di salutare Ola e di dirle che lui stava bene. E quando, per vie imperscrutabili e misteriore, ci trovammo faccia a faccia con Ola, e le raccontammo il sogno, lei scoppiò a piangere e ci raccontò che il gatto bianco era il suo caro amico, morto da poco. Questo fatto ci ha uniti subito, abbattendo ogni comprensibile diffidenza che istintivamente i Nativi nutrono verso i Non-Nativi, e creando quel feeling che si è via via fatto sempre più profondo tra di noi.
Ricordo una sorta di "visione" che abbiamo avuto anche questa volta insieme, io e Giancarlo: in un motel sperduto nel deserto dell'Arizona, in viaggio verso la riserva degli Apache San Carlos, di notte, ci è comparsa la figura di un capo indiano, con il copricapo di piume, che ci metteva in guardia e ci chiedeva se eravamo ben sicuri di quello che volevamo fare.
Non ho alcuna aspettativa nei confronti del viaggio in Australia. So che succederà esattamente quello che dovrà succedere, né più, né meno. La comunità degli aborigeni australiani è ancora più diffidente di quella dei Nativi americani; sono ancora più maltrattati, più invisibili, più nascosti.
Ma questa volta i sogni iniziano già ora. Giancarlo, l'altra notte, si è trovato al cospetto di un gruppo di aborigeni vestiti con i costumi tradizionali, che gli chiedevano quali erano le sue intenzioni. Gli hanno chiesto: "Perché ci stai cercando?" E dall'atteggiamento, la loro domanda non ammetteva indecisioni: volevano una risposta chiara e precisa.

=======================================================================

19 marzo 2005

Ritratto psicologico della mia band:
Andrea, acquario. Vive perennemente con la testa fra le nuvole e da quell'altezza cerca di dimenticare i migliaia di problemi quotidiani, sperando che si risolvano da soli. Non gli piace essere contraddetto e non si arrende mai, neppure davanti all'evidenza.
Luca, scorpione. È il bel tenebroso del gruppo. Si offende facilmente, soprattutto se si fanno commenti sull'arredamento del suo sepolcr... pardon, della sua camera.
Giancarlo, capricorno. È il mastino del gruppo. Quando dice "ho un'idea..." di solito non finiamo di sentire la frase perché siamo già scappati, chi buttandosi dalla finestra, chi tuffandosi nel bidone della spazzatura, chi salendo su per il camino.
Gianluca, bilancia. Perennemente affamato, in tutti i sensi. Sublima la sua fame stordendosi con il fracasso dei suoi tamburi o cercando UFO a forma di piatto (di portata).
Rosalba, toro. Babbiona. Facilissimo fregarla. Non capisce le battute e ascolta con sospetto le barzellette pensando che si tratti di storie vere.

Se volete dei ritratti psicologici accurati e approfonditi, non spendete tanti soldi dagli specialisti: affidatevi a me, ve li farò gratis.

=======================================================================

18 marzo 2005

Voglio ringraziare tutti coloro che hanno partecipato e partecipano al mio Blog con i loro commenti. È bello leggere le vostre impressioni, scritte con il cuore. È bello sapere che le mie riflessioni, le mie banalità quotidiane e i miei sfoghi sono capiti e condivisi. Finora sono arrivati commenti molto gratificanti; giuro che non censuro niente... forse i commenti cattivi sono lì in attesa di sommergermi da un momento all'altro...

=======================================================================

17 marzo 2005

Vi sarete chiesti come mai nel mio Blog i miei amici animali per cui mi batto quotidianamente compaiano così poco. Ebbene, è un argomento per me molto difficile. I cosiddetti "animali", che potremmo definire il "quarto mondo", occupano un posto molto importante nella mia vita e nelle mie battaglie quotidiane. Eppure non mi riesce facile parlarne senza rischiare di diventare lagnosa e a volte perfino cattiva e violenta. Il fatto è che non mi rassegno a considerarli semplicemente degli esseri in difficoltà, da assistere e da salvaguardare. Per me sono fratelli. Mi sento legata ad ognuno di loro quanto lo potrei essere ad un fratello di sangue. Quando vedo un uccellino venirmi a cercare per comunicarmi la sua gioia di vivere, o quando uno di questi esseri alati mi fa capire chiaramente la sua gratitudine per avergli procurato del cibo; quando guardo negli occhi il mio amico Willy o la mia gatta Dana, e percepisco la loro disinteressata amicizia e la loro curiosità verso un essere diverso per forma e linguaggio; quando vedo un ranocchio che si distacca dal suo gruppo perché incuriosito da noi umani, e si avvicina stupito, mi sento sommergere da un'ondata di emozioni contrastanti. Affetto, simpatia, curiosità, voglia di comunicare, gioia... ma anche rabbia, impotenza, dolore. Un dolore profondissimo per la sorte a cui questi miei fratelli sono stati destinati, impotenti e indifesi, prigionieri su un pianeta dominato dalla razza umana, una razza senza cuore, che li tratta come schiavi senz'anima. Che li usa come riserve di cibo, come cavie, come giocattoli senza vita. Ognuno di loro ha una intelligenza, una sensibilità, una cultura, una famiglia. Eppure, nonostante tutte le battaglie che si sono intraprese per loro, è "normale" vedere aragoste vive e agonizzanti esposte nei ristoranti o nei mercati, è "normale" accettare la vivisezione a scopo di ricerca (ma quale ricerca? Ormai si sa che non serve a niente!), è "normale" vedere animali usati come carne da macello anche nei film, come ad esempio i cavalli nelle scene di battaglia. È "normale" assistere alla scena di tranquilli pescatori che procurano sofferenza e morte con la stessa tranquillità con cui farebbero una raccolta di francobolli. Per non parlare dei cacciatori, che considerano "normale" non solo uccidere, ma tenere il proprio cane affamato e rinchiuso in luoghi bui, così si affina l'istinto. O, in casi migliori, usarlo come allarme per la villa in collina, fuori all'aperto anche nelle gelide notti d'inverno, legato ad una catena. È "normale" tagliare le orecchie e la coda al cane perché così è "più carino". È "normale" castrare il proprio gatto ed estrargli completamente le unghie (pratica normale secondo i veterinari, nonché dolorosissima) affinchè non rovini i mobili. È "normale" incontrare in autostrada i camion con i loro carichi di morte, migliaia di esseri intelligenti che vanno incontro consapevolmente ad una morte atroce. Ebbene, questa "normalità" mi turba. Non la accetto. Mi fa lo stesso effetto che mi farebbe vedere dei bambini stuprati e violentati. Divento cattiva, di malumore. Mi viene in mente il Gulliver di Jonatan Swift, che dopo aver vissuto con una comunità di cavalli non riesce più a sopportare l'odore e la falsità degli umani.
Ecco, vedete perché ho difficoltà a parlare di questo argomento? Perché poi divento lagnosa, cattiva e violenta.

=======================================================================

17 marzo 2005

Stiamo definendo il calendario estivo. E stiamo distribuendo, in alcuni casi con la morte nel cuore, una serie impressionante di NO. Abbiamo detto NO alla Bretagna... sig... ed è stato il rifiuto più sofferto. Ebbene sì cari fans, avete capito bene: questa estate niente Bretagna. (A proposito: lo sapete che i nostri cd in Bretagna vanno a ruba?) Niente Fest-Noz, niente crepes, niente concerto per i Menhirs... BUUUUU! Che tristezza. Ma gli impegni che io e Giancarlo abbiamo preso con l'ONU di Ginevra e New York, nonché con i Nativi, oltre al tour programmato per settembre in Australia, ci costringono a difficili decisioni.
Ma vi consoleremo con il nostro nuovo album Mother Africa, la cui uscita continua ad essere "imminente": siamo tutti nelle mani di quel pazzo di Andrea, che detiene le chiavi del famoso Transeuropa Recording Studio (e questo lo consacra dittatore assoluto della situazione), il quale ha sempre dei parti molto sofferti, fino a quando non ne possiamo più e lo sottoponiamo di forza ad un cesareo.
E se siete in crisi di astinenza, sappiate che il nostro mitico regista Stefano Milla, mentre eravamo tutti impegnati fin sopra i capelli con la preparazione dello spettacolo al teatro Nuovo, è riuscito pure a sfornare, con molta nonchalance, un dvd dello spettacolo precedente, ambientato al Piccolo Regio.

=======================================================================

16 marzo 2005

Sei un tipo Windows o Mac? Vecchia diatriba! Se ne potrebbe fare un test... I tipi Windows si riconoscono dalla loro pragmaticità e metodicità, dalla loro voglia di costruire badando più alla sostanza che alla forma. I tipi Mac sono artistoidi, con la testa fra le nuvole, intuitivi ma inconcludenti. Nella nostra band siamo spaccati in due: i due estremi sono Giancarlo e Luca (il primo Windows, il secondo Mac), due talebani del computer perennemente impegnati in una crociata personale in favore del loro sistema preferito. Poi c'è Andrea, MacIntoshano per caso, e Gianluca, Windowsiano perché si è trovato un pc sulla scrivania, ma non sa di esserlo (ma se avesse la minima idea di che cosa sto parlando sceglierebbe la Apple se non altro perché ricorda qualcosa di commestibile). In mezzo ci sono io, un ibrido. Uso Windows per lavoro, ma il mio cuore batte decisamente verso la Apple. E per il suo papà, quel rockettaro di Steve Jobs, molto più simpatico di quel fighetto di Bill Gates. È stato il mio Ipod (che tra parentesi si chiama RosPod) a convertirmi: una manna per chiunque metta la musica al primo posto delle sue passioni. Da quando i miei compagni me lo hanno regalato (grazie ragazzi, vi abbuonerò un po' delle angherie a cui perennemente mi sottoponete) la mia vita è cambiata. Quell'ammasso di cd che si è impossessato del mio studio (credo che abbiano trovato il modo di riprodursi da soli!) ha assunto finalmente un senso, ed ora, grazie al magico Ipod e a tutti i suoi annessi e connessi, posso organizzarmi playlist continuamente aggiornate e avere nella magica scatoletta bianca tutta la mia discoteca sempre al mio fianco. Nonché la registrazione di tutte le trasmissioni radio, notturne comprese, e quant'altro. Ma soprattutto l'Ipod mi ha cambiato il carattere: sono più paziente e comprensiva verso quei maschietti sempre impegnati a mostrarsi reciprocamente i telefonini come fossero figurine. Li guardavo con compatimento e mi chiedevo: ma che ca...BIP hanno da dirsi PER ORE, a parlare dei loro telefoni? Ebbene, dovreste vedere i possessori di Ipod. Sono peggio. A proposito, qualcuno mi sa dire qual è il problema di Italk? Ne ho già cambiati due e finalmente il terzo sembra funzionare, ma il volume è decisamente basso.

=======================================================================

15 marzo 2005

Questa sera, durante la mia trasmissione su Radio Flash, ho posto ai miei ospiti un domandone filosofico: perché lavorare tanto per costruire qualcosa nella vita, se poi si deve morire?
I miei ospiti erano i miei compagni di musica, Luca, Andrea e Gianluca, oltre a Giancarlo, ospite fisso della trasmissione. Giancarlo ha risposto facendo un comizio, si è infervorato sempre di più alzando progressivamente i toni e alla fine del suo discorso noi tutti eravamo completamente rapiti e abbiamo deciso che MAI PIU' avremmo lavorato in vita nostra. Andrea ha risposto mentendo spudoratamente e affermando che è giusto lavorare per costruire qualcosa in cui si crede (ma a chi la dà a bere?); Luca ha bofonchiato qualcosa sulla morte, argomento che gli è congeniale (pare che dorma non in un letto ma in una bara), Gianluca ha tentato di inserire gli UFO nel discorso ma è stato stoppato.
In realtà il domandone di stasera è un quesito che mi sono posta tante volte, insieme a tutti gli altri domandoni tipici di una agnostica (non atea: agnostica) che deve sempre chiedersi il perché di tutte le cose. Una maledizione. Perché viviamo? Perché moriamo? Perché esiste l'universo? Perché dobbiamo lavorare se poi moriamo? Perché rispettare le regole? E soprattutto, quali regole? Perché cercare di cambiare il mondo, se la nostra vita è solo una parentesi? Perché non lasciarsi semplicemente vivere, trasportati dalla corrente?
Non ho le risposte. Appena le troverò, ve le comunicherò tempestivamente. L'unica considerazione che mi viene da fare è: che cosa abbiamo di meglio da fare? Se la nostra vita è solo una parentesi tra nascita e morte, un battito d'ali, un granellino di polvere nell'immensità cosmica, tanto vale viverla da protagonisti, anziché da comparse. Da persone vive anziché da zombie. E magari provare a cambiare le regole del videogame in cui tutti quanti siamo prigionieri.
La mia risposta alla mia domanda "perché darsi tanto da fare per costruire qualcosa se poi si deve morire" è stata. "Perché no?"
La vita è solo un sogno. Ciao.

=======================================================================

13 marzo 2005

È solo una montagna, ma è sacra. È sacra per loro, gli Apache, cosa di cui non frega niente a molti. È sacra ed è simbolo di unità e di religiosità. Per gli Apache quel monte è un'abitazione, una dimora sacra, un tempio. Vi dimorano gli spiriti che comunicano con i loro medicine-men, i messaggeri spirituali dei loro antenati. Ga'an, il messaggero spirituale degli Apache, è lì, nella montagna, che veglia su di loro e insegna i canti tradizionali.
Ma tutto questo è solo folklore, è superstizione e credenza superata dai tempi. Chissenefrega degli Apache, buoni solo ormai per i fumetti. E perché preoccuparsi di un problema tanto lontano da noi, nel deserto dell'Arizona? E soprattutto, perché questi indiani vogliono intralciare la Scienza, con la S maiuscola, difendendo strenuamente un monte dall'installazione dei telescopi del Vaticano e dell'osservatorio di Arcetri?
Risposta: no, gli indiani NON vogliono intralciare la scienza; anzi, loro sono favorevoli a qualsiasi forma di progresso. Semplicemente, chiedono che vengano rispettati i loro luoghi sacri. Perché accanirsi proprio sulla scelta di Mount Graham, un monte che per giunta non offre una visibilità ottimale per un osservatorio astronomico? Come si può essere così insensibili di fronte al dramma degli Apache? Sentite che cosa ci scrivono Ola Cassadore e Mike Davis, i nostri cari amici Apache, dalla Riserva San Carlos dell'Arizona:

Cari Rosalba e Giancarlo,

In questo periodo siamo stati molto impegnati perché abbiamo avuto molti incontri con le Tribù Apache in cui abbiamo cercato di tenere tutti aggiornati sulla situazione di Mount Graham, e allo stesso tempo proviamo ad instaurare un senso di unità tra la tribù. Ci siamo anche incontrati con il Direttore del Forest Service, a livello consultativo; ma non siamo giunti a nessun accordo. Ora avremo un incontro con il rettore dell'università dell'Arizona insieme ai leader delle tribù Apache San Carlos, White Mountain Apache, Yavapia Apache e Tonto Apache (quest'ultima tribù viene chiamata Western Apache).
Come detto prima, il rettore dell'università, Peter Likin, insieme al suo organico amministrativo e a queste tribù Apache si incontreranno con noi il 1/04/05. Si discuterà degli interessi e delle preoccupazioni degli Apache di Mount Graham. Il meeting si svolgerà nella riserva San Carlos.
Coglieremo l'occasione per distribuire una stesura del nostro proclama alle tribù Apache. Sarà una forte dichiarazione da sottoporre al Rettore. Speriamo che il proclama possa trasmettere i nostri sentimenti al Rettore. Non ci illudiamo che un unico incontro possa toccare tutti gli argomenti e tutte le cosa accadute in 15 anni di lotta da parte degli Apache e di molta gente intorno al mondo.
Il fatto che voi e il vostro gruppo, e altra gente su tutto il pianeta, non ci abbiate mai abbandonato nella nostra lotta, ci rende più forti. Sapere che non ci avete mai dimenticato, che avete parlato per noi, ci ha aiutato enormemente. E voi sapete bene quante frustrazioni abbiamo subito. Il vostro sostegno e la vostra partecipazione ha aiutato a rendere più visibile la nostra causa.
Sono passati 15 anni da quando abbiamo iniziato la nostra lotta per salvare Mount Graham. Abbiamo viaggiato tantissimi chilometri durante l'impresa e tante sono le preghiere dedicate alla montagna come tante sono le lacrime versate a proposito della montagna sacra dgli Apache. Ola non ha mai voltato le spalle alle sue credenze e alla sua cultura, questi fatti aiutano la nostra gente ad essere speciali. I nostri valori sono molto importanti, e noi Apache continueremo a farli presenti ai Non-Indiani d'America. In più faremo notare loro che la nostra riserva è una Manifestazione Dinamica diretta di Potere Spirituale che non è mai stata conquistata dal governo degli Stati Uniti e dai suoi missionari.
La strada che abbiamo percorso è davvero tanta e perciò noi non volteremo mai le spalle a Mount Graham. Queste sono le parole di Ola e fino ad ora sono sempre state rispettate.
Vi informeremo di ciò che sarà successo al meeting. Grazie di cuore il vostro sostegno e grazie per averci rappresentati all'ONU.
Con amore, Ola e Mike

=======================================================================

11 marzo 2005

Ci sono diversi modi di reagire ad una tragedia. Rabbia, impotenza, depressione, ribellione. Credo che i genitori di Valentina siano passati attraverso tutte queste fasi da quando hanno scoperto che la loro bellissima bambina di due anni era affetta da una terribile malattia tuttora incurabile. La malattia di Valentina colpisce un bambino su 40.000 e conduce progressivamente alla perdita delle capacità motorie e alla diminuzione delle difese immunitarie. Purtroppo non esiste nessuna cura.
Ma Rossano e Mimma non si sono fermati alla rabbia e all'impotenza, non si sono arresi. Hanno reagito combattendo, per Valentina, per se stessi, per le altre famiglie unite a loro dallo stesso calvario. Hanno fondato un'associazione, "Gli amici di Valentina", per fare di tutto per rendere meno difficile la vita di Valentina e dei ragazzi come lei. Hanno interpellato enti di ricerca medica per trovare una via d'uscita, una speranza, per il futuro dei loro ragazzi. Hanno raccolto fondi, hanno promosso incontri internazionali, varato progetti per lo sport per disabili. Le ricerche attuate con i finanziamenti dell'associazione stanno dando risultati incoraggianti. Probabilmente in un futuro non lontano, i genitori dei ragazzi colpiti da questa malattia, grazie a Rossano e Mimma, potranno vivere un'esistenza più serena e i loro ragazzi potranno guarire completamente.
Per ora Mimma e Rossano si accontentano di vivere la loro vita giorno per giorno insieme alla loro splendida Valentina, in una esistenza serena fatta di normalità. A casa loro si respira armonia. Sono persone vere, che affrontano il loro problema senza ipocrisie o tabù. E Valentina affronta la sua vita gestendo in prima persona la sua malattia, in piena coscienza di quello che è la sua esistenza, vivendo la sua adolescenza fino in fondo, godendo di quello che la vita le dà ogni giorno, senza traumi, senza nascondersi.
Una grande lezione di vita.

=======================================================================

10 marzo 2005

È andata. Ed è andata bene. Lo "Spettacolo del Secolo" (così soprannominato dal regista) ieri sera è andato in scena. Non solo è andato tutto liscio (cosa in cui nessuno credeva) ma ha avuto un successone incredibile: teatro pieno, standing ovations, applausi a scena aperta, boati da stadio. Credo che nessuno di noi potesse desiderare o aspettarsi di più. Dopo più di un mese di intensi preparativi, ora che è tutto finito siamo stravolti come se fossimo stati investiti da un fiume in piena. Ma già pieni di progetti e di proposte.
La giornata di ieri credo che ce la ricorderemo per molto tempo. Come ormai abbiamo avuto modo di appurare, la vita del teatro è una vitaccia, i ritmi sono intensi e soprattutto, tutti sono sempre incazzati con tutti. I teatri cambiano ma l'atmosfera è sempre la stessa. Anche ieri è andata così come da copione: da parte degli addetti collaborazione zero, Angela e Salvatore hanno dovuto ingegnarsi a montare tutte le scenografie da soli. Idem per le luci. Questo ha provocato uno slittamento alle prove generali che per via dei ritardi si sono concluse alle 21 passate! Da notare che quella è stata l'unica occasione di provare tutti insieme. Morale: tutto di corsa, niente cena, digiuni dal giorno prima, appena il tempo di cambiarsi e via, catapultati in scena. Come Dio (o chi per esso) ha voluto, è andato tutto bene, tutto perfetto, la solita magia che ci accompagna nei nostri spettacoli si è materializzata anche stavolta.
Sono contenta per Valentina e i suoi genitori, le persone a cui era destinato il ricavato. Lo avevo promesso, era un impegno che volevo mantenere a tutti i costi. Sono persone speciali e avranno sempre tutto il mio aiuto.

=======================================================================

8 marzo 2005

Festa della donna. Una festa in cui non mi riconosco e che mi ha sempre fatto sentire un po' a disagio. Quando mi vedo arrivare mazzi di mimose, o auguri da ambo i sessi, mi sento un po' fuori posto. E' un po' triste vedere, la sera dell'8 marzo, torme di donne in "libera uscita" che affollano le pizzerie o che per una sera si prendono la libertà di assistere ad uno strip-tease maschile. Che cosa c'è da festeggiare? Non certo l'evento che è all'origine della festa e che ha causato centinaia di morti. Non certo la condizione di discriminazione che ancora oggi la donna vive su questo pianeta dominato dal patriarcato. Le feste si fanno per le vittorie, non per le sconfitte, e la donna, dal confronto con la società produttiva impostata dal patriarcato, esce inevitabilmente sconfitta. Sono d'accordo sul fatto di stigmatizzare questa condizione, sono favorevole alle manifestazioni di denuncia alle quali anch'io spesso ho partecipato con il mio gruppo musicale. Ma una condizione di emarginazione non è da festeggiare, è da condannare. Celebreare la festa della donna è un modo per accettare un ruolo imposto da una società che fa della discriminazione un suo punto di forza e di oppressione, basti vedere l'assurda condizione in cui sono stati relegati gli animali. A quando la festa degli animali vivisezionati?

=======================================================================

15 Febbraio 2005

Siamo in ritiro spirituale, oltre che per il nuovo cd "Mother Africa" ormai in dirittura di arrivo, per via dello spettacolo che stiamo preparando, previsto per il 9 marzo al Teatro Nuovo. Le cose da preparare sono tante. Sarà una serata spettacolare, con musiche, danze, poesie, combattimenti, proiezioni, scenografie grandiose. Stefano Milla, il nostro regista, sembra tranquillo (ma lo sarà davvero?) e cerca di infonderci fiducia. Angela Betta, la scenografa, sta producendo quinte e costumi come se piovesse, il gruppo Triskel ha addirittura due new entry che debutteranno, come prima esperienza, niente meno che al Nuovo, Giancarlo sforna poesie come fossero liste della spesa, i combattenti li vedremo solo il giorno della rappresentazione... eppure gli unici preoccupati sembriamo noi quattro (io, Gianluca, Andrea e Luca) che ci guardiamo un po' smarriti chiedendoci: ma come si incastreranno insieme tutte queste cose? Ma poi mi rispondo: cazzi del regista. È bello sapere di poter sempre dire: chiedete a Stefano.

=======================================================================

Torino, 1 febbraio 2005

Progetto Australia. Noi Labs in questi giorni ci stiamo calando nell'atmosfera australiana in vista del nostro prossimo tour a Sydney e Melbourne previsto per settembre/ottobre 2005. In questi giorni è qui a Torino un simpaticissimo australiano di origini piemontesi, Rino, che insieme a Roberto, l'organizzatore del tour, ha partecipato stasera alla mia trasmissione su Radio Flash e ci ha reso partecipi di uno spaccato di vita australiana. Dai racconti di Rino e di Roberto (che è appena tornato) emergeva un paese in costruzione, con tanta voglia di crescere, molto ben organizzato ma con una crisi di identità e con l'esigenza di radici culturali. E con l'assurda e critica situazione dei Nativi australiani, se possibile ancora più maltrattati dei Nativi americani.

=======================================================================

18 gennaio 2005

Nevica e fa un freddo boia! E se lo dico io vuol dire che fa proprio freddo. Stiamo preparandoci alla partenza. I ritorni a casa sono sempre stati un dramma per me, fin da piccola, e il mio Ipod non mi aiuta trasmettendomi Leaving New York dei REM. I saw the lights fading out... vabbè, pensiamo a Dana e Michelle, le mie micie, che sono state tranquille e silenti fino alla scorsa settimana (si sono proprio impegnate) ma poi non ce l'hanno più fatta ed hanno cominciato a trasmettermi sogni strazianti con gatti abbandonati, cosa che succede ogni volta che sono via da casa.

=======================================================================

17 gennaio 2005

Amici del LabGraal esultate: nel 2006 si prevedono vari concerti a New York. Uno di questi sarà probabilmente in apertura di una conferenza alle Nazioni Unite. E inoltre, i nostri cd, già in vendita presso il bookshop dell'ONU di Ginevra, ora sono anche in vendita presso la libreria dell'ONU di New York!

=======================================================================

15 gennaio 2005

Museum of National History. Eravamo invitati ad una giornata dedicata alle tradizioni dei Nativi americani, organizzata da Robert Borrero, rappresentante dei Taino Tribe e delegato ONU, insegnante presso il Museo, nonché musicista. La manifestazione era una serie di canti e danze tribali e di conferenze a cura di varie tribù Irochesi. In generale l'ho trovata un po' triste, come sempre quando vedo i Popoli indigeni costretti ad esibirsi davanti a chi gli ha portato via tutto, e strumentalizzati dai vari newagers indianofili. Ma capisco che questo è un modo per dare visibilità ai loro problemi, e quindi ben venga questo genere di iniziative.
Il nostro amico Borrero ci ha proposto un concerto a New York per il 2006. Noi a nostra volta gli abbiamo proposto di provare a suonare insieme in una session, e lui ne era entusiasta.
Del museo ho un pessimo ricordo: la cultura dei Nativi è esposta in bacheche e ricostruita in diorami come se fosse morta da millenni, come se non si trattasse di persone tuttora vive e vitali.

=======================================================================

14 gennaio 2005

Ho fatto l'errore di andare a Ground Zero. Non ci dovevo andare, lo sapevo, ma Vince, nato e cresciuto a New York, voleva giustamente andare a vedere che cosa era rimasto di quello che lui era abituato a vedere come un centro nevralgico della città. La mia parte sensitiva si è sentita male, sono stata sopraffatta da un'ondata di malessere difficile da descrivere, ma che non riconoscevo come mio, al di là della comprensibile e non inaspettata pena che provavo. È come se tutti quei morti fossero ancora lì a chiedersi che cosa sia successo, a chiedere pace. È stato terribile. Tutto questo mentre i giapponesi correvano di qua e di là a farsi fotografare sorridenti. Lo faranno anche ad Hiroshima?

=======================================================================

12 gennaio 2005

Compleanno di Giancarlo. Mica male festeggiarlo a New York, eh? Gli abbiamo organizzato un party a sorpresa e manco a farlo apposta, mentre ci aggiravamo per negozi in cerca di regalini, cappellini e palloncini, continuavamo ad incontrare Giancarlo come se invece di essere a Manhattan fossimo a Fiano Torinese! Vince era grasso come un tacchino perché aveva il cappotto ripieno di gadget, Luca si era nascosto lo champagne ghiacciato sotto il maglione, io cercavo di distrarre Giancarlo facendogli vedere una stupenda macchina foto in un negozio (di solito funziona).
Sta iniziando a fare freddo, ma l'unico a patirlo è Giancarlo, freddoloso per eccellenza. Noi per ora resistiamo e ci facciamo decine di km nelle nostre passeggiate notturne. L'appartamento è un po' bohemienne, pieno di spifferi, con la kitchinette che funziona male e di rado, il microonde che è lì per bellezza... eppure mi piace (l'appartamento, non il microonde) proprio per quell'aria un po' fatiscente in contrasto con lo splendore che regna nel cuore di Manhattan, e ci tornerei.
Anche se nessuno a Torino ci crede, lavoriamo duramente: il nostro lavoro è aumentato dal momento del riconoscimento dell'ONU. Stiamo pianificando i prossimi anni di lavoro in sostegno degli Indigenous Peoples e le occasioni di incontro e di scambio non mancano. Abbiamo incontrato persone splendide, come spesso ci accade negli ambienti ONU e soprattutto in quei settori che si dedicano principalmente alla difesa dei diritti umani.

=======================================================================

10 gennaio 2005

Fatti strani... ho fatto un sogno. Ho sognato che le mie gattine, insieme ai gatti della zona dove abito, mi mandavano un messaggio di aiuto per altri gatti in difficoltà. Era un sogno angosciante. Appena sveglia ho subito pensato alla colonia felina seguita da SOS Gaia ed ho telefonato a Sabrina e a Barbara chiedendo di andare a vedere se era tutto ok. In effetti l'appartamento dove è ospitata temporaneamente questa tribù felina si stava allagando per via di una perdita, con conseguenze che non voglio nemmeno immaginare. Sembra una coincidenza incredibile e mi piace pensare che le mie gatte si siano unite telepaticamente agli altri gatti della zona per mandarmi un sms telepatico oltreoceano che ha salvato la vita di 20 gatti.

=======================================================================

7 gennaio 2005

È fatta! È stata dura, ma abbiamo vinto. Hanno sottoposto Giancarlo ad un vero e proprio interrogatorio, ci hanno rivoltato come calzini, ma le risposte sono state soddisfacenti per tutti e il riconoscimento è passato.
Ora la Ecospirituality Foundation è una Non-Governmental Organization in Consultative Status with the United Nation.
Stasera festeggiamo dal mitico Domenico con ravioli vegetariani, chocolate cake e soprattutto con tanto vino rosso della California...DOMENICO FOR PRESIDENT!(hic)

=======================================================================

5 gennaio 2005

Vita da impiegati newyorchesi. Tutto il giorno all'ONU fino alle 6 p.m., poi caffè al bar italiano davanti alla Public Library e bighellonamenti per Manhattan. Ognuno visita i suoi templi: Giancarlo da B&H a caccia di gadget elettronici, Luca alla Apple Store, Vince fa le vasche a Central Park scattando migliaia di foto digitali con la sua nuova macchina ai pazienti scoiattoli e io ... da VIRGIN!!! Poi ci si ritrova nel nostro mini appartamento tra Lexington e Park a mangiare insalatone in soggiorno e a fare piani di battaglia. Siamo qui per un motivo preciso, mica per divertirci... beh un po' ci divertiamo, anzi un bel po'!
Io e Giancarlo siamo stati convocati dall'ONU di New York per la valutazione dell'istanza presentata dalla Ecospirituality Foundation per il riconoscimento dello Status consultativo con le Nazioni Unite. Stiamo prendendo parte alla Commissione che valuterà la richiesta e ogni giorno siamo sottoposti a domande e valutazioni da parte dei delegati di 20 Nazioni da tutto il mondo. È una Commissione famosa per la sua severità e non sarà facile superare gli ostacoli, dovuti soprattutto alle preoccupazioni da parte di alcuni governi verso il nostro aiuto ai Nativi.

=======================================================================

New York, 3 gennaio 2005

Siamo appena arrivati, è notte e ci siamo precipitati al market sotto casa, aperto sempre. Che bello poter fare la spesa a qualsiasi ora! Clima primaverile, nonostante le previsioni catastrofiche di tutti quelli che incontravo a Torino (vai a New York in gennaio? Ma sei pazza? Morirai di freddo... e poi chi te lo fa fare di andare a New York, patria del capitalismo e dello sfruttamento.. etc. etc.) Non è che ci sarà di mezzo un po' di invidia? Beh sarà politically incorrect, ma... ebbene sì, a me NEW YORK PIACE! Mi piace l'aria frizzantina che si respira, mi piace il fermento culturale, il rock di protesta, la contestazione degli intellettuali newyorchesi, l'eterogeneità culturale. C'è un detto metropolitano locale: "se esistono gli alieni sulla Terra, saranno certamente a New York". Ma tuttavia c'è una cosa che mi colpisce sempre in America e che trovo assurda: non c'è traccia dei legittimi proprietari di questa terra, i Nativi americani. Per loro non c'è posto, non esistono.

=======================================================================