DA IRLANDA E SCOZIA, LE MELODIE DELLE FATE

Domenica 13 settembre, grande successo per l'esibizione del Laboratorio Musicale del Graal

La stagione di "Musica per Venaria" si e' aperta al Borgo Castello con i piu' bei suoni celtici - La formazione, nata nel 1986, ha incantato il pubblico con il suo repertorio suggestivo

Irlanda, Scozia, Bretagna. Cosa succede, nella nostra mente di gente moderna e razionale, al solo sentir pronunciare questi nomi? Immediatamente alle immagini da depliant turistico, che mostrano i proverbiali prati verdi, i castelli, le scogliere a picco sul mare, si sovrappone una folla di fate che danzano alla luna, druidi dalle lunghe barbe che mescolano intrugli in un antro, antichi guerrieri celti vestiti di pelli e valorosi cavalieri bretoni che combattono in una radura spazzata dal vento. Che tutto questo sia il frutto del bagno di leggende nordiche a cui, ormai da qualche tempo, ci sottopongono i media, o solo il ricordo delle tante storie che certo da bambini ci avranno raccontato, comunque sia, bisogna riconoscere che i personaggi mitici della tradizione celtica sono divenuti a tal punto popolari che basta una parola ad evocarli. Non c'è da stupirsi, dunque, del successo ottenuto dal Laboratorio Musicale del Graal, che domenica 13 settembre si è esibito nel Borgo Medievale della Mandria, inaugurando così la stagione concertistica dell'associazione "Musica per Venaria". La formazione, nata nel 1986 attorno a Rosalba Nattero, ricercatrice di musica popolare, ha incantato (è proprio il caso di dirlo) il pubblico con il suo repertorio ispirato all' antica tradizione celtica di paesi come l' Irlanda, la Scozia e la Bretagna, ma anche dei Paesi Baschi e Occitani e delle Asturie. Un viaggio suggestivo, che, attraverso il potere evocativo della musica, riporta alle radici comuni di questi popoli, radici che affondano in un passato lontano, una dimensione mitica in cui l'uomo e la natura ancora non costituivano due entità separate e uomini-stregoni, chiamati druidi, celebravano i riti gioiosi di una religione libera dall'angoscia del peccato e tesa al raggiungimento di un paradiso tutto terreno, fatto di armonia e simbiosi con il cosmo. Le parole di antiche ballate, che risuonano come il vento del nord sugli altipiani scozzesi; il canto d'amore di un pescatore delle Highlands; i tamburi ipnotici dei riti sciamanici, che sprofondano la coscienza nel fluire senza tempo dell'Universo; l'alchimia di una voce, che gioca a rincorrersi con il suono magico della cornamusa su note che rievocano il contatto dell'uomo con il "popolo dell'altro mondo": era difficile resistere alla tentazione di buttarsi nelle danze, dimenticando, almeno, per un pomeriggio, di essere nel XX secolo. Come un maleficio del Piccolo Popolo: basta chiudere gli occhi, che la mente ne è soggiogata e ci si ritrova a ballare in un cerchio, rapiti dal potere della musica e immemori del tempo che scorre.

Giorgia Marino

IL RISVEGLIO - Giovedi' 24 settembre 1998