SCOZIA, TRA STORIA E LEGGENDA

di Rosalba Nattero


La Scozia, "Alba" secondo l'antico nome gaelico, conserva nel cuore delle sue antiche tradizioni la memoria di un'esperienza ancestrale ben protetta dal folklore locale.
Un'antica credenza scozzese dice che quando il mare sommergera' la grande isola, si salveranno solo gli abitanti delle "terre alte", giacche' qui il mare non li raggiungera'. La grande isola e' l'Inghilterra e per "terre alte" ci si riferisce ovviamente alle Highlands.
Questa leggenda puo' essere letta in piu' di una chiave interpretativa, se si e' venuti a contatto con lo spirito indipendente e ribelle degli abitanti della Scozia, che hanno sempre mal tollerato l'ingerenza della corona nei loro affari politici.
E' facile capire come tale spirito si sia potuto formare se solo si e' un minimo a conoscenza, non solo del passato recente della Scozia, ma anche della antica storia che ha avuto come scenario questa terra incantata.
Quando si parla di posti incantevoli e scenari quasi onirici come le lande scozzesi e' facile scadere nella retorica e nell'estetismo fine a se stesso. In effetti, chi ha avuto occasione di passeggiare in un bosco scozzese, o di essersi lasciato avvolgere dall'atmosfera del selvaggio mare del nord, o ancora di essersi soffermato ad osservare l'incredibile e infinita volta stellata visibile da quelle parti, puo' lasciarsi andare facilmente a descrizioni poetiche in cui difficilmente chi non vi e' stato puo' identificarsi.
Ma il fascino del luogo non deriva solo dal bel panorama, ne' dal folklore locale: c'e' ben altro da scoprire; e quest'"altro" lo si puo' intuire tangibilmente in posti misteriosi come Callanish, dove enormi pietre erette in una landa deserta in tempi immemorabili stanno a testimoniare una storia non spiegata; o in luoghi come Clava Cairn, dove enormi medicine-wheel di pietra indicano la presenza di un culto antichissimo e scomodo da interpretare.
I ritrovamenti megalitici, in Scozia, sono numerosissimi e per fortuna, molti di essi ancora incontaminati. Non e' certo facile orientarsi nella comprensione di un fenomeno che non trova spiegazioni scientifiche e che non trova posto nella storia ufficiale, ma e' per lo meno consolante che qui molti reperti siano ancora raggiungibili e assaporabili senza troppe interferenze culturali.
I cerchi di pietre, i tumulus, i "broch" (torrette identiche ai kivas degli indiani Hopi), i dolmen e i menhir sparsi in tutto il territorio scozzese, isole comprese, testimoniano la grande importanza che questa terra ha avuto per la misteriosa cultura che ha eretto i megaliti. Il popolo sconosciuto che ha lasciato queste evidentissime tracce su tutto il pianeta non trova spiegazioni nella comunita' scientifica: non se ne sa assolutamente nulla, e neppure vengono azzardate ipotesi. Ma resta comunque evidente che questo popolo misterioso sapeva attraversare i continenti e soprattutto sapeva riconoscere i punti magici di Gaia, il nostro pianeta.
Se vogliamo considerare l'affascinante ipotesi esoterica secondo cui il nostro pianeta e' percorso da punti energetici che emanano una grande energia, la Scozia non ne e' certo estraena. Secondo questa ipotesi, i templi megalitici sono stati eretti con grande attenzione proprio su tali siti, per poter entrare in contatto con l'immensa energia terapeutica di Gaia. Uno di questi luoghi magici potrebbe essere proprio la Scozia, soprattutto le Highlands.
Ma che cosa si sa della tradizione delle Highlands? Poco o nulla: il cristianesimo ha assorbito completamente la mitologia celtica precedente ed ha svolto un accurato lavoro di smatellamento del druidismo, che era il riferimento spirituale di quella cultura.
Gli antichi templi pagani sono stati distrutti e al loro posto sono state erette basiliche cristiane; i sacerdoti della religione precedente sono stati sterminati o assorbiti nel panorama dei santi cristiani, come nel caso degli irlandesi St. Patrick e St. Columba (di cui troviamo presenza non solo in Irlanda ma anche in Scozia e Bretagna) o il bretone S.Cornely.
I testi che parlano della preistoria scozzese risentono tutti quanti dell'influenza del cristianesimo e cosi' pure l'interpretazione della mitologia celtica; avventurarsi in tale ricerca significa quindi non avere mai la certezza della veridicita' della fonte da cui si attinge. L'impero britannico ha poi completato l'opera distruggendo quello che era rimasto delle antiche radici culturali, distruzione che ha avuto il suo apice nella battaglia di Culloden, dove i Clan che tentavano di far sopravvivere le antiche usanze celtiche sono stati completamente sterminati.
Per capire la tradizione scozzese bisogna considerare le numerose sovrapposizioni di culture e tradizioni. Le fonti storiche sono nebulose, ma sembra ormai assodato che i druidi siano stati i prosecutori dell'antica cultura megalitica, o quanto meno, che abbiano fatto di quelle antiche vestigia i loro templi. La civilta' celtica, sorta intorno al druidismo, continuatore dell'antico sciamanesimo nordico, sviluppo' una ricca mitologia che non era in contrasto con gli antichi dei del passato, ma al contrario la riproponeva con un esoterismo a volte molto esplicito.
Ne e' un esempio il mito del Graal, ricorrente nelle tradizioni di tutte le nazioni celtiche, in cui si nota chiaramente l'influenza dell'antica tradizione. Il mito infatti parla di una coppa contenente la conoscenza, visto come dono ricevuto dall'umanita' e come conquista individuale. Nel mito si fa chiaramente riferimento ad un dono ricevute dall'umanita' in epoche ancestrali e di un vero e proprio cammino iniziatico per poter conquistare la conoscenza contenuta nel Graal.
Mito che e' stato poi completamente snaturato dall'interpretazione cristiana: la coppa e' diventata il calice contenente il sangue di Cristo, e il mito e' praticamente diventato incomprensibile.
I Celti quindi sono stati per molto tempo gli incontrastati abitatori delle Highlands dove hanno edificato una ricca e fiorente cultura. Cultura che, durante e dopo l'opera di disgregazione a cura del cristianesimo, e' proseguita con il sistema dei Clan, che rappresentano l'anima sociale degli scozzesi.
Il Clan e' un sistema sociale basato su un nucleo, vincolato da legami di parentela o semplicemente di amicizia, che si imparenta e si allea con altri nuclei. Contrariamente a quanto si pensa, non e' un sistema a caste: infatti i membri del Clan possono appartenere a differenti famiglie ed essere legati da una comunita' di intenti e di vedute. Si puo' essere ammessi ad un Clan senza essere parenti del capo-clan, e farne parte a tutti gli effetti.
Quando il cristianesimo ha rappresentato una minaccia per la sopravvivenza dell'antica cultura celtica, e dei suoi riferimenti spirituali, il Clan ha assorbito al suo interno cio' che prima era manifesto; e cosi', all'interno del sistema chiuso dei Clan, venivano tramandati in gran segreto gli antichi culti, venivano occultati i druidi sopravvissuti, tutto questo sotto l'apparente conversione al cristianesimo, conversione che conveniva sotto molti aspetti, compreso quello di contrapporsi al protestantesimo degli inglesi i quali erano decisi a terminare l'opera di distruzione iniziata dalla Chiesa cattolica.
In ogni caso, questa grande civilta' celtico-pictico druidica, basata sull'amore per la natura e sull'individualita', e' stata distrutta da una "verita'" piu' forte. A nulla sono valsi i tentativi di convivenza con la nuova religione emergente, o le trattative politiche con i britanni.
La terminazione finale e' avvenuta a Culloden nel 1746, dove per le ambizioni del principe Charles Edouard Stuart, detto Bonnie Charlie, i Clan furono quasi interamente massacrati. Anche se la storia lo ricorda come il principe buono (da qui il soprannome), e pur difendendo i diritti dell'identita' dei Clan, il risultato dell'azione di Charles fu la distruzione finale di una cultura gia' minata alla base dalla Chiesa. Se egli si fosse accontetato del trattato dell'Unione, che garantiva l'indipendenza alla Scozia, e se non avesse voluto proclamarsi re della Scozia, dell'Inghilterra e dell'Irlanda, probabilmente gli scozzesi si sarebbero evitatati 200 anni di repressioni.
Oggi Culloden e' una meta obbligata per chiunque visiti la Scozia. Sul posto esiste un museo dove la battaglia e' rievocata nei minimi particolari, e un percorso consente la visita alle tombe dei Clan. Anche questo e' un fatto strano: in fondo e' un ricordo spiacevole per gli scozzesi; eppure c'e' una sorta di durezza in quel rimembrare e celebrare...come un monito, un impedire di dimenticare.
E in effetti l'accanimento degli inglesi che finalmente riuscivano ad avere la meglio su quel popolo irriducibile, fu feroce. Non furono fatti prigionieri, i corpi vennero orrendamente mutilati e non ci furono sepolture. I soldati periti furono circa 3000, pressoche' tutti.
Il duca di Cumberland, a capo dell'esercito inglese, subito dopo la battaglia diede disposizioni al primo ministro sull'atteggiamento da tenere con i vinti. Nel suo mandato si legge: "lo spirito ribelle degli scozzesi e' talmente radicato nella nazione che questa generazione dovra' essere completamente sfiancata al fine che il Paese ritrovi la calma." Il metodo per "sfiancare" la popolazione consisteva nel mettere a ferro e fuoco le vallate scozzesi, nel triplice intento di punire i ribelli, distruggere la civilta' gaelica e scoprire il nascondiglio del principe Charles-Edward, resosi introvabile dopo la battaglia di Culloden.
E cosi' furono sistematicamente "visitate" tutte le fattorie delle Highlands: gli uomini impiccati e fucilati, le bestie massacrate, le donne picchiate e violentate, le abitazioni bruciate. Questo trattamento ando' avanti per circa un secolo. La cornamusa fu messa al bando come strumento di guerra, pena la morte, e cosi' pure la lingua gaelica. Furono proibiti i tartan e tutte le usanze tipiche della vita dei clan.
Eppure non tutto ando' perduto.... altrimenti non si spiegherebbe come, dopo circa 200 anni da Culloden, la Scozia abbia potuto riconquistarsi una sua indipendenza, anche se relativa, e ripristinare progressivamente le antiche usanze.

Rosalba Nattero